×

Fornisci il consenso ai cookie

Internazionale usa i cookie per mostrare alcuni contenuti esterni e proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta questa pagina.

La vigilia della processione di san Benedetto che si svolge ogni anno a San Fratello, in provincia di Messina, il luogo di nascita del santo. (Nicola Lo Calzo, Podbielski Contemporary)
Abdul, Mondello, Palermo. “Sono della Costa d’Avorio e sono arrivato a Palermo nel 2016. Sognavo di venire in Europa per avere un futuro migliore. Ho deciso di restare qui perché mi trovo bene. Alcuni italiani sono razzisti, altri no”. (Nicola Lo Calzo, Podbielski Contemporary)
Il ghetto di Campobello di Mazara (Trapani), uno degli accampamenti stagionali che nascono seguendo il ciclo di raccolta dei prodotti agricoli. (Nicola Lo Calzo, Podbielski Contemporary)
Lety e suo figlio vestito come Benedetto il Moro, durante la festa di santa Maria di Gesù. (Nicola Lo Calzo, Podbielski Contemporary)
Immagine religiosa di Benedetto con il bambino Gesù. La rappresentazione di Benedetto con il bambino è la più recente. (Nicola Lo Calzo, Podbielski Contemporary)
Immigrati africani e dell’Europa orientale insieme a siciliani figli di immigrati, a Palermo. (Nicola Lo Calzo, Podbielski Contemporary)
Sangare Moussa, cantante rap maliano e richiedente asilo, dietro la statua di Nicolò Turrisi Colonna, per due volte sindaco di Palermo dal 1881 al 1882 e dal 1886 al 1887. (Nicola Lo Calzo, Podbielski Contemporary)
Oumar Kamara, un richiedente asilo al museo internazionale delle marionette. Oumar fa parte del gruppo giocherenda, che combatte il paternalismo della politica nei confronti degli immigrati. (Nicola Lo Calzo, Podbielski Contemporary)
Una partita di dama all’associazione Porco rosso fondata a Palermo da Fausto Melluso, diventata un punto di riferimento per i giovani migranti. (Nicola Lo Calzo, Podbielski Contemporary)
Amadou, senegalese, è arrivato a Palermo nel 2013. Mentre aspetta i suoi documenti lavora nelle campagne. Dice di riuscire a guadagnare fino a 40 euro al giorno, ma le condizioni di vita sono pessime. (Nicola Lo Calzo, Podbielski Contemporary)
Il frate Oscar Omaringabo, in visita all’eremo di Benedetto. “Sono venuto in Sicilia per la festa di san Benedetto l’Africano, come la chiamiamo in Africa”. (Nicola Lo Calzo, Podbielski Contemporary)

Il santo nero siciliano

In Sicilia ogni anno si celebra san Benedetto il Moro, il primo santo nero africano. Benedetto (1524-1589) nacque in una famiglia ridotta in schiavitù e portata in Sicilia dall’Africa. Il padre riuscì a farlo liberare grazie a un voto fatto al suo padrone. Benedetto era un frate eremita, taumaturgo e guaritore, e la sua fama si diffuse anche fuori dall’Italia, arrivando nelle colonie spagnole in America, dove diventò il simbolo del riscatto delle comunità nere.

“Benedetto è un’allegoria dei nostri tempi”, spiega il fotografo Nicola Lo Calzo, che tra il 2017 e il 2019 ha realizzato il progetto Binidittu, ripercorrendo il culto del santo. Nel suo lavoro, il fotografo riflette sulla storia di Benedetto e sulle analogie tra la sua vicenda e quella degli africani che vivono oggi in Sicilia. “Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando lo ha eletto a simbolo di pace sociale contro il populismo e la politica contro i migranti. Il lavoro nei campi o la prostituzione sono forme di schiavitù moderna. Ai margini delle piantagioni agricole si formano dei ghetti che trasformano donne e uomini in persone invisibili. Sembra ci sia ancora una grossa distanza tra la diaspora africana e il resto della popolazione”, dice Lo Calzo.

Il progetto di Lo Calzo è esposto al centro per la fotografia Camera di Torino in una mostra curata da Giangavino Pazzola, realizzata in collaborazione con la galleria Podbielski Contemporary, e articolata in quattro capitoli che ripercorrono le vicende della vita del santo.

Da otto anni con il suo lavoro, intitolato Cham, Lo Calzo documenta l’eredità della diaspora africana e della schiavitù in vari paesi del mondo tra cui Benin, Haiti e Cuba, per esplorare le tracce del passato coloniale.

pubblicità