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Non abbiamo bisogno di Elon Musk

Il 14 aprile, dieci giorni dopo aver rivelato di possedere il 9,2 per cento delle azioni di Twitter, l’imprenditore Elon Musk ha lanciato un ultimatum: se il consiglio d’amministrazione non accetterà la sua offerta di comprare l’azienda per 43 miliardi di dollari (39 miliardi di euro) “riesaminerà” la sua posizione di azionista. L’acquisto potrebbe avere enormi conseguenze sul nostro modo di comunicare online e l’intera faccenda solleva inquietanti domande sul potere che Musk, fondatore della Tesla, esercita sulla nostra società. Twitter è fondamentale per la vita culturale e politica negli Stati Uniti e non solo, e Musk è uno dei suoi utenti più noti. Usa il social network per fare prediche ai suoi sostenitori, attaccare chi lo critica, manipolare i mercati finanziari e fornire senza sosta ai mezzi d’informazione contenuti acchiappa clic. Ma il suo tentativo di appropriarsi dell’azienda per scopi personali è preoccupante. È da gennaio che Musk compra azioni di Twitter. A marzo ha criticato pubblicamente l’azienda per presunte limitazioni alla libertà d’espressione. L’imprenditore ha preso in prestito questo linguaggio dai provocatori di destra a cui si ispira sempre più spesso, ma né lui né loro sono interessati alla libertà d’espressione: vogliono solo mettere in piedi una discussione che serva meglio ai loro interessi.

Alcune ore dopo la sua proposta di comprare Twitter, Musk è apparso sul palco di un Ted talk a Vancouver. A chi gli ha chiesto quali siano le sue intenzioni sulla moderazione dei contenuti ha dato risposte contraddittorie. Da un lato ha proposto qualcosa di simile più ai social network Gab o Parler, presunti paradisi della libertà di parola che in realtà sono dei pozzi neri della destra. Dall’altro ha detto che la moderazione dovrebbero farla le persone e che la piattaforma dovrebbe eliminare i bot. Sostiene di voler comprare Twitter per proteggere una piazza pubblica online che considera essenziale per la democrazia. Eppure i social network hanno dimostrato di essere più adatti ad amplificare le opinioni dei nazionalisti e dei fascisti che a fornire un campo di gioco imparziale in cui discutere civilmente. Vista la concezione distorta della libertà d’espressione di Musk, perché dovremmo aspettarci che Twitter guidato da lui sarà diverso?

L’imprenditore di solito usa Twitter per fare prediche ai suoi sostenitori e attaccare chi lo critica. Ma il suo tentativo di appropriarsi dell’azienda è preoccupante

Allo stesso tempo, tutto questo presuppone che Musk voglia davvero comprare Twitter. Sì, è vero, ha fatto un’offerta. Ma il fondatore della Tesla è un bugiardo seriale che spesso si lancia in acrobazie pubblicitarie per ottenere l’attenzione dei mezzi d’informazione. Nel caso di Twitter, i suoi sforzi si stanno già rivelando complicati. Musk è stato citato in giudizio dagli azionisti perché avrebbe dovuto segnalare la sua posizione nel capitale dell’azienda entro il 24 marzo – dieci giorni dopo aver raggiunto la quota del 5 per cento – ma l’ha fatto solo il 4 aprile, e questo potrebbe aver fatto perdere agli azionisti più di cento milioni di dollari. I provvedimenti dell’autorità di vigilanza della borsa statunitense al riguardo potrebbero non essere ancora arrivati. Sembra che anche i dipendenti di Twitter siano arrabbiati e che, visto il calo del prezzo delle azioni dell’azienda dopo l’offerta di acquisto ufficiale di Musk, gli investitori non sembrano prenderlo sul serio. Inoltre, Musk non ha i 43 miliardi di dollari necessari per l’operazione. Anche se la sua offerta di 54,2 dollari per azione è superiore al valore di Twitter nel 2021, gli investitori la ritengono troppo bassa.

È impossibile entrare nella testa di Musk. E non sono sicuro di volerlo fare. Questa sua manovra sembra essere una cosa seria, e la sua offerta potrebbe essere una dimostrazione dell’arroganza di un uomo con una ricchezza teoricamente illimitata. Ma è anche possibile che il tentativo sia già fallito e che Musk abbia presentato un’offerta sapendo che il consiglio la rifiuterà. Così potrà dire che è stato respinto e continuare a inveire contro la piattaforma, invece di andarsene con la coda tra le gambe.

Qualunque sarà il risultato, tutto questo flusso di notizie è un’ulteriore dimostrazione del malsano rapporto tra i mezzi d’informazione e l’uomo più ricco del mondo. Il mito che circonda Musk e l’idea che sia un grande innovatore che ci guiderà nel futuro sono costruiti dai giornalisti. L’imprenditore ha creato una relazione reciprocamente vantaggiosa, che gli ha permesso di fare tutto quello che voleva. In cambio i mezzi d’informazione hanno avuto una figura capace di attirare lettori.

Tuttavia, man mano che lo status di Musk passa da beniamino progressista a oligarca miliardario senza freni, l’ossessione dei mezzi d’informazione per lui diventa pericolosa per la democrazia. Twitter non dovrebbe essere gestito dall’uomo più ricco del mondo. Certamente avere alcune regole proposte dai governi eletti potrebbe aiutare, ma in una società veramente democratica a gestire i social network dovrebbero essere utenti, lavoratori e investitori. ◆ ff

Paris Marx
è un giornalista e scrittore canadese esperto di tecnologia e urbanistica. Cura il podcast Tech won’t save us e collabora con la Nbc e la Cbc. Questo articolo è uscito su Jacobin.

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