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A Roma il secondo Family day

Migliaia di persone hanno manifestato, nonostante la pioggia, a Roma per il secondo Family day. All’iniziativa, organizzata dal comitato “Difendiamo in nostri figli”, hanno aderito diverse associazioni e sigle a livello nazionale, come i neocatecumenali, il neonato gruppo dei “parlamentari della famiglia”, le Sentinelle, gli Evangelici e il “movimento per la vita”. Gli organizzatori hanno sostenuto che in piazza San Giovanni ci fossero “un milione” di manifestanti.

La manifestazione intitolata con lo slogan “Difendiamo i nostri figli” – come hanno spiegato i promotori – intendeva “riaffermare il diritto di mamma e papà a educare i figli e fermare la colonizzazione ideologica della teoria gender nelle scuole e nel parlamento”. Otto anni dopo il primo Family day che fece naufragare i Di.co., la legge sui diritti dei conviventi proposta dal governo Prodi, stavolta i manifestanti si opponevano ad altri progetti di legge, come il disegno di legge sulle unioni gay in discussione al senato (il ddl Cirinnà), che consentirebbe “in prospettiva adozione e utero in affitto per le coppie dello stesso sesso” ha sottolineato il portavoce del comitato Massimo Gandolfini.

Un centinaio i parlamentari che hanno aderito, mescolandosi alla folla. Tra questi, Maurizio Gasparri, Maurizio Sacconi, Carlo Giovanardi, Roberto Formigoni, Paola Binetti, Eugenia Roccella. Sull’iniziativa si è espressa con cautela la Conferenza episcopale italiana, con il segretario generale Nunzio Galantino, che più volte ha fatto sapere di condividerne i contenuti ma non le modalità. Dal Vaticano è invece arrivato un messaggio di saluto del presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, Vincenzo Paglia. E anche il vicariato, che poi è la diocesi del papa, nei giorni scorsi ha fatto circolare una lettera in cui invitava a sostenere l’iniziativa. I movimenti cattolici si sono mossi in ordine sparso. Comunione e liberazione, per esempio, non ha partecipato.

Tra i più critici, il partito Sinistra ecologia e libertà ha lanciato sul web e sui social una campagna con cartoline intitolate “#chiconoscenonhapaura”, cercando di “dimostrare le falsità di chi ha organizzato il Family day a Roma”.

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