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Indagato un uomo per la morte di una bracciante agricola in Puglia

La raccolta dei pomodori in Sicilia. (Tony Gentile, Reuters/Contrasto)

Le indagini sulla morte della bracciante Paola Clemente si stanno concentrando sul fenomeno del caporalato in agricoltura nelle campagne italiane. Un fenomeno “da combattere come la mafia”, secondo il ministro dell’agricoltura Maurizio Martina.

Oggi è stato iscritto nel registro degli indagati Ciro Grassi, l’autista del pulmino che il 13 luglio ha condotto Paola Clemente e altri braccianti da San Giorgio Ionico (Taranto) nelle campagne di Andria, dove la donna è morta per un malore.

Nell’esposto presentato da Stefano Arcuri, marito della vittima, risulta che Grassi ha organizzato la squadra di braccianti e il viaggio dei braccianti. La procura di Trani ha precisato che l’iscrizione nel registro degli indagati di Grassi è un atto dovuto in vista della riesumazione del corpo e dell’autopsia della donna che sarà affidata il 21 agosto al medico legale Alessandro Dell’Erba. Grassi, a quanto si apprende dai legali della famiglia della vittima, è stato anche colui che ha avvisato Stefano Arcuri che la moglie era stata colta da malore due ore dopo aver cominciato il lavoro, sotto un tendone.

L’indagine, per omicidio colposo e omissione di soccorso, è coordinata dal pubblico ministero di Trani Alessandro Pesce e dal procuratore Carlo Maria Capristo che promette: “L’inchiesta sul decesso di Paola Clemente andrà a fondo e darà giustizia alla famiglia della vittima”. “Sul fenomeno del caporalato c’è però un muro di gomma. La gente non collabora, preferisce guadagnare pochi spiccioli anziché collaborare alle nostre indagini finalizzate a debellare il fenomeno”, afferma il procuratore.

È tuttora ricoverato in coma nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Carlo di Potenza il bracciante di 42 anni, di San Giorgio Jonico (Taranto), colpito da un malore nelle campagne di Andria, il 5 agosto, mentre lavorava nei campi.

Quest’estate dopo Paola Clemente, il 21 luglio a Nardò è morto Mohamed, un migrante sudanese che lavorava nei campi di pomodori, stessa sorte il 6 agosto per un altro migrante a Polignano a Mare.

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