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L’ennesimo stallo sulla Brexit visto dalla stampa europea

Manifestanti favorevoli e contrari alla Brexit a Londra, 28 gennaio 2019. (Hannah McKay, Reuters/Contrasto)

Il 29 gennaio il parlamento britannico ha bocciato un emendamento che avrebbe rimandato la scadenza della Brexit prevista per il 29 marzo e che avrebbe sgomberato il campo dall’ipotesi di un’uscita senza accordo. Inoltre, la premier May ha ottenuto il consenso dei conservatori sulla proposta di tornare a Bruxelles per rinegoziare l’accordo di uscita concluso lo scorso novembre con l’Ue e, in particolare, il backstop irlandese.

I mezzi d’informazione britannici hanno reagito in maniera variegata alle votazioni sugli emendamenti alla Brexit di ieri sera. In particolare, le prime pagine del Regno Unito mostrano un paese, come al solito, profondamente diviso.

Si passa dai titoli di sostegno a Theresa May del Daily Mail – Theresa’s triumph – e del Daily Express – She did it –, i quali evocano, a tratti, un trionfo della premier per aver unito di nuovo il partito conservatore dietro allo scenario di una rinegoziazione, alle aperture più caute di The Guardian May goes back to Brussels but EU says: nothing has changed – e del Financial Times – May’s move to rewrite Brexit deal sets collision course with Brussels. Tra i due estremi, le prime pagine moderate della testata irlandese The Irish Times – May unites Tories behind fresh talks with Brussels – e del quotidiano scozzese The Herald, May’s EU mandate.

Come le prime pagine, anche i commenti legati alle votazioni sono polarizzati.

L’impresa titanica di May. Il trattato di uscita non è scritto nella pietra
The Sun, Londra
Sul tabloid The Sun, Tom Newton Dunn, Kate Ferguson, Matt Dathan e Steve Hawkes scrivono che “la premier ha vinto una battaglia titanica”, considerando che ha ottenuto il sostegno del suo partito sulla questione del confine irlandese e che è riuscita a far andare a vuoto il tentativo laburista di ritardare la Brexit. Gli editor del The Sun parlano di un voto “sul filo del rasoio”. In un commento descrivono la notte di May come “incredibile”: “L’Ue può creare quanti ostacoli vuole, ma ogni mozione vincolante dei remainer per impedire la Brexit è stata sconfitta, il trattato per l’uscita dall’Ue non è scritto nella pietra”.

Se l’atteggiamento del Regno Unito diventa patologico
The Guardian, Londra
Di tutt’altro avviso Rafael Behr il quale, su The Guardian, commenta: “May crede di aver vinto. Ma la realtà è che la Brexit la colpirà presto nuovamente”. Metafora alla mano, secondo l’editorialista della testata liberale, “la politica britannica ora segue lo schema tortuoso di un paziente che soffre di una dipendenza”. Per i politici britannici, quel che conta “è arrivare al prossimo piccolo aggiustamento” nella trattativa. Ma chi guarda alla dinamica dall’esterno, vede nel comportamento del Regno Unito una “compulsiva ricerca” di qualcosa di dannoso. Affermare che si possa rinegoziare il backstop irlandese contenuto nel trattato con l’Ue è “un’illusione” dei brexiteer più intransigenti. Secondo Behr, ci sarebbero solo due ragioni per seguire una tale tattica. La prima riconduce a una certa “stupidità”, mentre la seconda a “un vandalismo cinico” per cui il semplice obiettivo è quello di “dare la colpa a Bruxelles per un no deal caotico”.

Sulle pagine di The Independent, Tom Peck sostiene che Theresa May ha ripreso controllo della Brexit, ma non sa cosa farne concretamente. Più nel dettaglio, May ha deciso che “per ottenere un appoggio della camera, l’unica cosa possibile era promettere l’impossibile”, ovvero una rinegoziazione dell’accordo. “May governa solo con il mandato di ottenere l’impossibile. E l’alternativa all’impossibile è un no deal. Lo sanno tutti. Ma dicendo a May di tornare a Bruxelles e ottenendo un rifiuto, i deputati britannici immaginano di poter scaricare le colpe sull’Ue”.

Altrove, in Europa, i commenti oscillano tra la critica all’idea di poter addossare all’Unione europea la responsabilità dello stallo a Londra e la necessità di arrivare a una conclusione sulla Brexit che non danneggi il resto dell’Ue.

May dovrebbe puntare al Labour, non ai brexiteer. Ma manca di coraggio.
Süddeutsche Zeitung, Monaco
Sulla testata tedesca, SüeddeutscheZeitung, il corrispondente da Londra, Björn Finke, parla di un risultato dal sapore “sconsolante”. Anche nel caso in cui l’Ue dovesse concedere qualche cambiamento marginale al trattato, è improbabile che cambi la logica del backstop. Di conseguenza, “è altamente improbabile che May riesca a portare dalla sua parte un numero sufficiente di deputati contrari al trattato”. Finke sostiene che May avrebbe maggiori chance di far approvare un accordo se puntasse “a convincere il partito laburista” concedendo “un’Unione doganale con l’Ue”. Il problema è che a May mancano “il coraggio e la leadership per un tale passo”. Finke chiosa: “L’Ue non dovrebbe fidarsi della promessa di May di riuscire a ottenere una maggioranza in caso di modifiche al trattato. La premier non ha il controllo del suo partito. La sua debolezza è pericolosa per il Regno Unito e l’Unione”.

Verso uno scontro frontale con l’Ue pur di preservare il partito conservatore
Le Monde, Parigi
In Francia, su Le Monde, Philippe Bernard, scrive che “May si prende il rischio di uno scontro frontale con l’Ue”. E lo fa “per evitare la sfaldatura del partito conservatore”. Il rischio è chiaro: “Una Brexit senza accordo, che avrebbe conseguenze potenzialmente nefaste” per il paese. Bernard sottolinea il voltafaccia di May, la quale, alla luce di quanto accaduto ieri, sacrifica “il proprio accordo”, a due settimane di distanza dal “fallimento sferzante” del primo voto.

Il gioco del pollo: May va fino in fondo, costi quel che costi
El País, Madrid
Dalla Spagna, sulle pagine di El País, Xavier Vidal-Folch usa toni ancora più forti: la “slealtà di Theresa May è stupefacente”. La sintesi estrema del dibattito parlamentare britannico di ieri è inequivocabile: “May non è affidabile”. E non tanto perché “non ha argomentato le sue ragioni, ma perché le cambia a ogni virata”. Tradendo il suo accordo, May ha violato un “principio sacro del diritto romano”, ovvero pacta sunt servanda. In questo senso, e, “alla luce di alleanze effimere e contro natura, colpi bassi e messaggi confusionari”, la strategia del governo “è piratesca”. Qual è l’obiettivo finale? Secondo Vidal-Foch, “confondere i deputati e i partner dell’Ue per il maggior tempo possibile” e adottare, in vista del 29 marzo, la strategia “del gioco del pollo” per cui, “all’ultimo istante tutti ritirano” il favore del trattato negoziato in primo luogo dal primo ministro.

Basta bracci di ferro. Il no deal non conviene neanche all’Ue.
Público, Lisbona
Teresa de Sousa sulla testata portoghese Público invita invece a mettere da parte la logica del “braccio di ferro”. Vale anche per l’Ue. De Sousa scrive che la strategia di affermare semplicemente che “l’accordo non è negoziabile” potrebbe avere i giorni contati. “I 27 stati membri non vogliono un no deal perché le conseguenze economiche e sociali sarebbero pesanti. Ma, ancor di più, molti governi europei potrebbero non vedere il vantaggio di dare ai propri elettorati l’immagine di un’Europa intransigente, proprio quando si avvicinano le elezioni. Sarebbe un modo per dare un nuovo argomento ai movimenti nazionalisti antieuropeisti che trasformerebbero la Brexit in un esempio di cosa sia capace la ‘dittatura’ di Bruxelles, che non permette ai cittadini di scegliere il proprio destino”. De Sousa conclude che “non è nell’interesse dell’Europa alienare un paese che rimane uno dei pezzi fondamentali del mosaico politico europeo”.

In collaborazione con VoxEurop.

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