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Le proteste nel mondo contro il lockdown

Una manifestazione contro il lockdown a Stoccarda, in Germania, il 9 maggio 2020. (Christian Kaspar-Bartke, Getty Images)

Le prime proteste contro le misure di contenimento ci sono state negli Stati Uniti a metà aprile. E da allora sono state organizzate in molti altri paesi. Ecco i paesi dove ci sono state le manifestazioni più significative.

Germania
Nonostante l’allentamento del lockdown annunciato pochi giorni prima dalla cancelliera Angela Merkel, il 9 maggio migliaia di persone hanno manifestato contro le misure d’isolamento in diverse città della Germania. Nelle ultime settimane c’erano già state diverse proteste di questo tipo, ma finora non avevano mai raccolto più di qualche decina di persone, in gran parte militanti di estrema destra e attivisti no-vax.

A Berlino ci sono stati scontri con la polizia, che aveva cercato di far rispettare la distanza minima tra i partecipanti, e decine di persone sono state arrestate. A Monaco invece le autorità hanno rinunciato a intervenire quando si sono trovate davanti tremila persone invece delle 80 previste. A Dortmund alcuni giornalisti sono stati aggrediti.

A Stoccarda invece l’iniziativa “apolitica” indetta dall’imprenditore Michael Ballweg si è svolta in maniera pacifica e ha attirato migliaia di persone. Tra gli oratori sul palco c’era anche l’ex giornalista Ken Jebsen, che accusa Bill Gates di aver manipolato l’Oms, i mezzi d’informazione e il governo. Un altro celebre propagatore di teorie del complotto sull’epidemia e sostenitore delle proteste è il cuoco vegano Attila Hildmann, secondo il quale il governo sta mettendo dei sedativi nell’acqua potabile per impedire ai tedeschi di ribellarsi.

“Non è un caso che nel momento in cui la società tedesca ritorna a una fragile normalità i paranoici cerchino di rubare la scena”, commenta la Tageszeitung. “Il consenso dell’isolamento si dissolve e scoppiano le dispute su quali settori sono autorizzati a riaprire per primi. Per qualche ristoratore che rischia la bancarotta e si sente discriminato, l’idea che sia tutto una bugia può sembrare attraente. Ma non bisogna sopravvalutare questo fenomeno: secondo un recente sondaggio solo il 10 per cento dei tedeschi dà un giudizio completamente negativo del modo in cui il governo ha gestito la crisi”.

Australia
Il 10 maggio a Melbourne, nello stato di Victoria, circa cento persone si sono radunate davanti al parlamento per protestare contro l’autoconfinamento, il distanziamento sociale e le app di tracciamento. “Dieci persone sono state arrestate, la maggior parte per aver violato le misure di sicurezza sanitarie, e tre saranno incriminate con l’accusa di aver aggredito dei poliziotti”, scrive il Guardian. Un agente è stato ricoverato in ospedale. Alla manifestazione hanno partecipato circa cento persone.

Una protesta simile ma ancora più piccola è stata organizzata a Sydney, dove il 9 maggio una donna di 36 anni – che portava un cartello con la scritta “se non conosci i tuoi diritti, allora non hai diritti. Magna Carta” – è stata arrestata e multata perché si è rifiutata di farsi identificare. Come negli Stati Uniti, dietro le proteste ci sarebbero alcuni gruppi di destra legati a teorie del complotto come QAnon e ai movimenti contro i vaccini.

Sostenitori del presidente brasiliano Jair Bolsonaro protestano contro il lockdown a Brasília, il 8 maggio 2020.

A Melbourne molti cartelli facevano riferimento alla tecnologia 5G e alla Cina, accusata di voler usare la pandemia per entrare in possesso dei dati dei cittadini. Altri chiedevano l’arresto dell’imprenditore statunitense Bill Gates. “L’idea di fondo è che il covid-19 sia una cospirazione organizzata dai “globalisti”. In ogni caso queste proteste sono le prime contro le severe misure di contenimento adottate dal governo australiano a fine marzo, e sono arrivate il giorno prima che il premier dello stato di Victoria, Daniel Andrews, annunciasse l’allentamento parziale di quei provvedimenti.

Al momento in Australia si contano settemila contagi e 97 morti.

Stati Uniti
Sono il paese in cui le proteste destano più preoccupazione, per una serie di motivi. Per prima cosa perché raduni sono stati organizzati in almeno la metà dei cinquanta stati, e anche se i partecipanti sono sempre stati pochi, la presenza di pistole e fucili d’assalto ha fatto temere che la situazione potesse degenerare. A Lansing, la capitale del Michigan, molte di queste persone, di solito legate a gruppi di estrema destra, sono entrate nel perimetro del parlamento statale. In molti casi le persone si sono riversate nelle strade in macchina, impedendo alle ambulanze di passare e agli operatori sanitari di fare il loro lavoro.

In secondo luogo, queste dimostrazioni si stanno saldando con il movimento contro i vaccini, e gli scienziati temono che possano indebolire la fiducia in un eventuale vaccino contro il nuovo coronavirus.

Ma l’aspetto più preoccupante è che fin dall’inizio i dimostranti hanno ricevuto l’appoggio del presidente Donald Trump. Fin da quando è scoppiata l’epidemia Trump ha fatto capire di essere più preoccupato delle conseguenze della crisi economica che di rafforzare il sistema sanitario e contenere il numero dei morti di covid-19. In questo modo ha incentivato i cittadini in tutto il paese a non rispettare le misure di distanziamento, andando contro i governatori che le avevano imposte e politicizzando pericolosamente la gestione dell’emergenza.

Al momento gli Stati Uniti contano più di 80mila morti, e i numeri – per stessa ammissione della Casa Bianca – sono destinati ad aumentare, perché all’inizio di maggio molti stati dove i contagi sono in aumento hanno riaperto le attività economiche senza avere un sistema di test e tracciamento adeguato.

Alcune inchieste hanno dimostrato che dietro le proteste ci sono gruppi di estrema destra e milizie antigovernative.

Regno Unito
All’inizio di maggio ci sono state piccole manifestazioni a Londra contro le misure di lockdown. In alcuni casi i dimostranti portavano cartelli che legavano la tecnologia 5G al covid-19 e contestavano i vaccini.

Il 2 maggio la polizia ha disperso alcune decine di persone che protestavano nei pressi del palazzo di Westminster, sede del parlamento. Al momento il Regno Unito conta 31.855 morti.

L’account YouTube PoliticsJoe ha intervistato alcuni di loro:


Brasile
Come Donald Trump negli Stati Uniti, anche il presidente brasiliano Jair Bolsonaro si è schierato con quelli che protestano contro le misure di contenimento e chiedono di riaprire subito le aziende. Il 19 aprile Bolsonaro ha preso la parola durante una manifestazione contro il lockdown a Brasília. Le proteste contro le misure d’isolamento ci sono state in molte città del paese. In alcuni casi i manifestanti chiedevano alle forze armate di intervenire per prendere il controllo del paese, bloccando l’attività del congresso e della corte suprema. Alcuni esponenti di queste due istituzioni sono stati molto critici nei confronti di Bolsonaro per come ha gestito la crisi e si sono pronunciati in favore delle misure di distanziamento sociale.

A São Paulo i manifestanti hanno contestato il governatore João Doria, che come molti altri governatori del paese ha imposto il lockdown scontrandosi con Bolsonaro.

Da quando è cominciata l’emergenza coronavirus nel paese, il presidente ha sempre sminuito la minaccia, adottando lo slogan “il Brasile non può fermarsi” e sostenendo che il covid-19 non è altro che una “leggera influenza”. Così sono stati i governatori dei singoli stati ad adottare misure severe per cercare di frenare i contagi, tra cui il blocco di molte attività economiche e l’obbligo per i cittadini di restare in casa.

Il Brasile è il paese latinoamericano con più contagiati e morti di covid-19.

India
A protestare in questi giorni sono i lavoratori migranti che chiedono di poter tornare nei loro stati. Il 24 marzo, quando è stato imposto il lockdown e le fabbriche sono state chiuse, molti migranti hanno perso la loro fonte di guadagno e non hanno avuto altra scelta che tentare di tornare ai loro villaggi, spesso a piedi dato che i trasporti erano stati sospesi. Molti altri sono rimasti bloccati. In India ci sono 40 milioni di lavoratori migranti, molti dei quali si trasferiscono dai villaggi nelle grandi città per lavorare come domestici, autisti, operai o venditori di strada.

Negli ultimi due giorni nello stato del Gujarat circa cinquecento persone si sono scontrate con la polizia, e hanno chiesto alle autorità di consentirgli di tornare negli stati dell’Uttar Pradesh e di Bihar.

Il lockdown è stato esteso per altre due settimane a partire dal 4 maggio, ma alcune restrizioni sono state allentate. Il governo centrale ha deciso di far ripartire il sistema ferroviario dal 12 maggio e ha promesso che farà tornare i lavoratori migranti ai loro villaggi.

L’india al momento conta 67mila contagi e 2.215 morti.

Piccole proteste sono andate in scena in Sudafrica (a Città del Capo circa trenta surfisti hanno manifestato silenziosamente per chiedere di poter tornare in mare) e in Israele, dove i venditori del mercato di Mahane Yehuda, a Gerusalemme, hanno chiesto di poter tornare in attività.

In aggiornamento.

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