Cosa prevede il nuovo pacchetto sicurezza
Il 14 gennaio il governo italiano guidato da Giorgia Meloni ha presentato due nuove norme, un disegno di legge e un decreto, che secondo il ministro dell’interno Matteo Piantedosi saranno approvate dal consiglio dei ministri entro la fine di gennaio.
Le misure, che arrivano solo sei mesi dopo la conversione in legge del primo decreto sicurezza del governo Meloni, contengono sessanta misure con restrizioni ulteriori all’immigrazione, ma anche disposizioni per arginare la violenza tra minorenni (come il divieto di portare con sé dei coltelli), per tutelare le forze dell’ordine e per limitare le proteste.
L’Italia è uno dei paesi più sicuri al mondo, con circa trecento omicidi all’anno su una popolazione di 59 milioni di persone. Anche se secondo i dati dell’Istate del ministero dell’interno i reati e la criminalità sono stabili e addirittura in calo da anni, il governo da tempo annunciava la volontà di proporre una nuova misura sulla sicurezza, sulla scia di fatti di cronaca che hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica, come alcune violente aggressioni alla stazione Termini di Roma, due omicidi a Bologna e Milano, l’accoltellamento e l’uccisione di un ragazzo di 18 anni in una scuola di La Spezia.
Cosa prevedono i provvedimenti
Furti Reintroduzione della procedibilità d’ufficio per il reato di furto aggravato, inasprimento delle pene per il furto in abitazione (da sei a otto anni) e per il furto con strappo. Arresto in flagranza differita per il furto in abitazione.
Violenza giovanile Già protagonisti del cosiddetto decreto Caivano, i minorenni sono uno degli obiettivi del nuovo decreto. Il testo prevede l’ampliamento della lista dei reati per i quali si può applicare l’ammonimento del questore nei confronti di minorenni dai 12 ai 14 anni, inserendo anche le ipotesi di lesione personale, rissa, violenza privata e minaccia se commessi con l’uso di armi o di strumenti atti a offendere, dei quali è vietato il possesso. Inoltre, è introdotto il divieto di vendita di coltelli a minori, con pene previste anche per gli esercenti che lo facessero. È poi prevista la possibilità di arresto facoltativo in flagranza, quindi l’adozione di una misura cautelare anche nei confronti dei minori, per il porto illecito di coltelli e di altri strumenti pericolosi.
Divieto di portare coltelli Riguarda gli strumenti con lama flessibile, acuminata e tagliente di lunghezza superiore a cinque centimetri, a scatto o a farfalla, facili da nascondere e di uso frequente. Il reato è punito con la reclusione da uno a tre anni. Il divieto, salvo per motivi giustificati, riguarda anche altri strumenti dotati di lama affilata o appuntita di lunghezza superiore a otto centimetri: in questo caso la reclusione prevista è da sei mesi a tre anni.
Manifestazioni e proteste I nuovi testi prevedono una serie di misure che limitano le proteste. Per esempio, il potenziamento del divieto di accesso nei centri urbani, attualmente previsto per i condannati con sentenza definitiva o confermata in appello negli ultimi cinque anni per reati contro la persona o il patrimonio. La misura colpirà coloro “che risultino denunciati o condannati, anche con sentenza non definitiva nel corso dei cinque anni precedenti” per reati per cui è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza “commessi in occasione di manifestazioni”. È estesa la possibilità di perquisizioni durante “manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico ed anche al fine di accertare l’eventuale possesso di strumenti o oggetti atti ad offendere”. Una novità è l’introduzione della possibilità per gli ufficiali e gli agenti di polizia di fare dei fermi per massimo dodici ore di persone ritenute “pericolose” durante manifestazioni in luogo pubblico o aperte al pubblico. Le forze dell’ordine avranno la possibilità di trattenere nei propri uffici per non più di dodici ore “persone sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione e per la sicurezza”. Il fatto che abbiano il volto coperto o indossino dei caschi può rappresentare un fattore considerato “pericoloso”. Quando una manifestazione non è comunicata e autorizzata dalla questura si rischia una sanzione amministrativa fino a ventimila euro. E anche se l’itinerario della manifestazione o del corteo cambia rispetto a quello comunicato si applica una sanzione che va da diecimila a ventimila euro. La disobbedienza all’ordine di scioglimento dell’assemblea o della riunione prevede una sanzione fino a ventimila euro. Inoltre, è introdotto il divieto di partecipare a pubbliche riunioni o di prendere parte a pubblici assembramenti, disposto dal giudice per persone già condannate, anche se non in via definitiva, per alcuni delitti commessi con violenza contro persone o cose in occasione o a causa di riunioni o assembramenti pubblici.
Tutela delle forze dell’ordine in servizio È il cosiddetto scudo penale. Il pubblico ministero non provvede all’iscrizione degli appartenenti alle forze dell’ordine nel registro delle notizie di reato quando il fatto è stato compiuto in presenza di una giustificazione, per esempio: legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi, stato di necessità. Inoltre, si prevede la tutela legale per il personale delle forze di polizia, delle forze armate e del corpo nazionale dei vigili del fuoco. Le polizie straniere presenti sul territorio nazionale avranno maggiore libertà di portare e usare armi.
Blocco navale È prevista la possibilità d’interdizione di durata non superiore a trenta giorni, prorogabile di ulteriori trenta e fino a un massimo di sei mesi, dell’attraversamento del limite delle acque territoriali, “nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale”. La minaccia è intesa come “rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi sul territorio nazionale, pressione migratoria eccezionale, tale da compromettere la gestione sicura dei confini, emergenze sanitarie di rilevanza internazionale ed eventi internazionali di alto livello che richiedano l’adozione di misure straordinarie di sicurezza”. L’interdizione è disposta con una delibera del consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’interno. I migranti a bordo di imbarcazioni sottoposte al divieto possono essere condotti anche in paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza con i quali l’Italia ha stipulato accordi, che ne prevedono l’assistenza, l’accoglienza o il trattenimento in strutture dedicate, dove operano organizzazioni internazionali specializzate nei settori della migrazione e dell’asilo, anche ai fini del rimpatrio nel paese di appartenenza. Sono previste sanzioni in caso di violazione.
Espulsioni e rimpatri Si prevede la possibilità di consegnare allo stato di appartenenza la persona la cui permanenza in Italia possa “compromettere la sicurezza o l’integrità delle relazioni internazionali e diplomatiche dello stato”. Inoltre, all’interno del codice penale, ci saranno disposizioni che consentiranno “l’espulsione dello straniero da parte del giudice, anche nei casi di condanna per gravi delitti”.
Ricongiungimenti familiari per gli stranieri, minori stranieri non accompagnati, permessi di soggiorno Si restringono le categorie di familiari per i quali si può chiedere il ricongiungimento. Per esempio ci sarà l’obbligo di trascrizione in Italia del matrimonio contratto all’estero. Sono esclusi i figli maggiorenni a carico in condizioni d’invalidità totale. E lo sono anche i genitori a carico se sono senza figli nel paese di origine o se hanno più di 65 anni. È prevista la sostituzione del parametro reddituale, oggi legato all’assegno sociale aumentato della metà per ogni familiare, con quello previsto per accedere al gratuito patrocinio. Saranno più restrittive le condizioni di reddito necessarie per chiedere il ricongiungimento, quindi sarà necessario dimostrare di guadagnare di più di quello che è richiesto al momento.Per i minori stranieri non accompagnati viene modificata la cosiddetta legge Zampa e si abbassa da 21 a 19 anni l’età fino alla quale il ragazzo straniero può fruire del percorso di accoglienza. Ulteriori disposizioni riguardano i rimpatri volontari assistiti e la nomina del tutore. L’ingresso e soggiorno per motivi di studio per minori stranieri sarà consentito solo per ragazzi che hanno più di quattordici anni.
Paese terzo sicuro È introdotta nell’ordinamento la nozione di paese terzo sicuro.
Un nuovo illecito È previsto per chi non si ferma all’alt delle forze dell’ordine.
Le reazioni
L’associazione Antigone ha commentato la bozza del provvedimento. “Le due proposte”, scrivono, “si muovono nella stessa direzione: trasformare il diritto penale e amministrativo in uno strumento di gestione del consenso e dell’ordine pubblico, mettendo insieme categorie eterogenee – persone migranti, minorenni, attivisti, autori di reati comuni – come se fossero un unico problema di sicurezza”. Nel disegno di legge emerge un marcato inasprimento delle pene, “con un evidente stravolgimento del principio di proporzionalità”. Per alcuni reati contro il patrimonio, come il furto in abitazione, si arriva a prevedere pene fino a dieci anni di reclusione, “equiparabili a quelle previste per delitti di ben altra gravità”.
Sempre nel disegno di legge trovano spazio disposizioni rivolte alle persone migranti, “tra cui l’ipotesi di blocco navale temporaneo deciso dall’esecutivo, senza un adeguato controllo giurisdizionale. Una misura che solleva gravi profili di illegittimità costituzionale e di contrasto con il diritto internazionale del mare”. Particolarmente “preoccupante” è l’impostazione riservata ai minorenni, trattati esclusivamente come un problema di ordine pubblico. “Le norme sulla cosiddetta prevenzione della violenza giovanile si fondano quasi unicamente su strumenti di polizia, estendibili fino a ragazzi di dodici anni, cancellando qualsiasi approccio educativo, sociale e preventivo”, continua Antigone.
Un capitolo centrale del pacchetto riguarda la limitazione della libertà di protesta. Sono previste perquisizioni straordinarie e fermi di polizia fino a dodici ore, senza controllo dell’autorità giudiziaria, solo per il fatto di essere una persona sospettata di costituire pericolo. “Misure che superano per gravità anche le normative emergenziali adottate negli anni settanta e che colpiscono direttamente il diritto costituzionale di manifestare”, continua l’organizzazione.
Infine, le nuove norme contribuiscono a delineare una figura di agente di polizia “sostanzialmente sottratto al controllo della magistratura. In particolare, si prevede una limitazione dell’azione del pubblico ministero nei casi di uso delle armi in servizio o di presunta legittima difesa. Una scelta che mette in discussione l’obbligatorietà dell’azione penale e altera l’equilibrio tra poteri dello stato”.
“Sessantacinque articoli di attacco frontale a libertà e diritti. Un’offensiva che continua la repressione iniziata fin dai primi giorni di questo governo”, ha commentato la Rete no dl sicurezza, che ha organizzato a Bologna due giorni di assemblea (24-25 gennaio) contro la misura che dovrebbe essere approvata questa settimana.