Dopo quattro anni di guerra è ancora difficile calcolare le vittime
Il 24 febbraio 2022 è cominciata l’invasione russa dell’Ucraina e a distanza di quattro anni è ancora difficile raccontare questo conflitto con i dati che riguardano le vittime. Rispetto alla guerra di Gaza, dove il ministero della salute palestinese ha continuato ad aggiornare il numero delle persone uccise, dati verificati anche da enti di ricerca indipendenti (e ritenuti spesso sottostimati), in Ucraina e in Russia il numero delle vittime non è mai stato comunicato in modo trasparente. Non si trovano infatti molte rappresentazioni di questi dati sulle testate internazionali.
Il sito Information is beautiful pubblica ogni 24 febbraio dati aggiornati sulla situazione in Ucraina, compreso il numero di rifugiati e gli effetti sull’economia.
Una delle rare dichiarazioni ufficiali di Kiev sulle proprie perdite militari risale al febbraio scorso, quando il presidente Volodymyr Zelenskyj ha riferito a France Tv che almeno 55mila militari erano stati uccisi in combattimento dall’inizio dell’invasione, un dato che non include chi risulta “ufficialmente disperso”.
L’esercito ucraino non rende pubblici i dati sui suoi soldati uccisi, citando ragioni di segretezza operativa, ma pubblica regolarmente bollettini sulle vittime russe: nell’ultimo report, citato dal giornale Kyev Indipendent, la Russia avrebbe perso circa 1.260.500 militari in Ucraina dall’inizio dell’invasione.
Per verificare queste cifre bisogna cercare report e studi indipendenti: l’ultimo, pubblicato dal Center for strategic and international studies (Csis), conferma che il numero delle vittime russe sono più di quelle ucraine, con un rapporto “di circa 2,5 a 1 o 2 a 1”. Secondo questi dati a dicembre del 2025 le vittime ucraine erano tra le cinquecento e le seicentomila, compresi i militari uccisi in combattimento, che erano tra i cento e i 140mila, ma anche i feriti e i dispersi. In totale, scrive il Csis, le vittime russe e ucraine potrebbero essere più di 1,8 milioni.
Nel grafico a barre sovrapposte realizzato da SkyTg24 vediamo la rappresentazione delle stime del Csis sui militari russi e ucraini morti dal 2022, in cui è evidente il divario delle perdite tra i due paesi.
Contare e confrontare i morti in guerra non è un’operazione facile: come avevo approfondito in un articolo per Lucy sulla cultura, decidere di registrare e comunicare le vittime rappresenta una scelta politica ben precisa. E quando è difficile trovare dati ufficiali, si usano tecniche di demografia sperimentale, come mi aveva raccontato la demografa Orsola Torrisi, per confrontare i pochi dati disponibili dal fronte con quelli che si possono ricavare dall’osservazione di altre variabili: “Non avendo accesso ai dati anagrafici russi un collega ha sfruttato il registro per le eredità. Ha cercato cioè di prevedere le aspettative riguardo alle richieste di eredità da parte dei parenti dei defunti, osservando quante persone avessero presentato una domanda (il numero di filing) dal febbraio 2022 ad oggi. Attraverso questo metodo è stato possibile dimostrare un notevole aumento di richieste di eredità, circa 45mila in più rispetto al periodo precedente, indicando un possibile incremento delle morti tra gli uomini le cui famiglie si sono rivolte alle autorità per il trasferimento delle eredità”.
I dati usati per raccontare la guerra in Ucraina nel giornalismo arrivano quindi da fonti extragovernative, come le immagini satellitari, i messaggi scambiati sui canali Telegram o, ancora, le pubblicazioni di foto sui social media. È il lavoro di investigazione chiamato open source intelligence (osint), portato avanti da collettivi come Bellingcat, che nel 2014 aveva documentato il coinvolgimento russo nell’abbattimento del volo MH17.
In Ucraina, Bellingcat e organizzazioni simili hanno collaborato con testate internazionali e associazioni per i diritti umani per raccogliere prove di crimini di guerra russi. Il metodo osint prevede proprio il rendere pubblici non solo i risultati ma l’intero percorso di verifica, in pieno spirito open source, rendendo questo metodo di investigazione trasparente e replicabile, avvicinandolo agli standard della ricerca scientifica più che a quelli tradizionali dell’intelligence.
Insieme ai ricercatori del Global authentication project, da marzo 2022 la redazione di Bellingcat aggiorna in modo sistematico una mappa di eventi in cui si sono verificati possibili danni ai civili in Ucraina, cercando di stabilire dove e quando sono avvenuti.
Ogni punto sulla mappa rappresenta danni o violenze contro civili e il luogo in cui sono avvenuti. Cliccando su un punto, si può accedere alle informazioni sull’evento, spesso con uno o più link collegati a video o immagini. I dati potrebbero essere sottostimati, si legge nella metodologia, perché vengono inclusi solo i casi documentati con foto, video o contenuti pubblicati sui social media.
Un altro esempio del lavoro fatto dalla comunità osint, che non sempre è riunita in collettivi organizzati, ma lavora in collaborazione su social media come X, riguarda i civili uccisi nelle strade della città ucraina di Buča.
La Russia aveva sostenuto che si trattasse di una messinscena organizzata dall’Ucraina dopo il ritiro delle truppe russe, ma gruppi di analisti osint hanno recuperato immagini satellitari ad alta risoluzione scattate settimane prima, quando Buča era ancora sotto controllo russo.
Quelle immagini sono state confrontate con i video realizzati dai droni e dalle forze ucraine al momento della riconquista della città. Su questo episodio il team di indagini visuali del New York Times è stato premiato con il Pulitzer per l’inchiesta sulla cosiddetta “Via della morte” (Yablunska Street) a Buča, come risultato di mesi di analisi: incrocio di tabulati telefonici sottratti ai soldati russi, studio dei filmati delle telecamere di sorveglianza, identificazione delle sigle sui mezzi blindati.
Anche Bloomberg ha usato dati pubblici e open source della Nasa per realizzare questa mappa interattiva della città di Charkiv per illustrare un calo del 94 per cento nell’intensità delle luci notturne nell’autunno del 2024 rispetto a tre anni prima dell’invasione russa, con un’animazione che mostra il prima e il dopo.
Questo articolo è tratto dalla newsletter Numeri.
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