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Schunke, chi era costui?

Ludwig Schunke, Piano music (Brilliant Classics)
Ludwig Schunke si può considerare come un tipico artista romantico. Talento precoce, figlio d’arte, di aspetto nobile, tutore musicale di varie baronesse, eccellente pianista, amico e compagno di studi di Robert Schumann (a cui dedicò la sua sonata in sol minore per pianoforte), instancabile viaggiatore da Parigi a Lipsia e San Pietroburgo, compositore conosciuto da Chopin, Liszt e Diabelli, morì di tubercolosi a soli 24 anni. Lasciò dietro di sé una manciata di composizioni prima di cadere dietro un velo di oblio storico che ora questo magnifico disco della pianista Tatjana Larionova contribuisce a sollevare. La sua musica si pone a cavallo tra l’ultimo Beethoven (di cui Schunke sembra aver studiato a fondo il linguaggio e le soluzioni formali), la facilità melodica di Schubert e la musica dei suoi contemporanei. Un compositore storicamente “di passaggio”, certamente non un caposcuola, ma i cui risultati artistici sono di prim’ordine e meritano un ascolto anche ai giorni nostri.

Eleganza melodica, solidissima costruzione della forma, inventiva sempre piacevole sono solo alcune delle caratteristiche di Schunke. La scrittura pianistica è molto complessa e richiede un interprete di alta levatura per renderne al massimo le sfumature e oltrepassare con scioltezza le continue difficoltà tecniche disseminate sul pentagramma. In questo Tatjana Larionova si dimostra non solo all’altezza del compito, ma lo svolge con autentica bravura. Dotata di un bellissimo suono, di non comuni capacità di fraseggio e di una musicalità che le permette di affrontare queste partiture con naturalezza espressiva davvero convincente, la musicista riporta alla luce queste pagine nascoste con tutta l’attenzione e la cura che si meritano. Oltre alla sonata dedicata a Schumann (davvero molto bella), non mancano pagine più brevi ma sempre gustosissime come il Divertissement brillant sur des motifs allemands op. 12, e il Rondeau brillant op. 11: fin dal titolo si pongono come pagine meno impegnative all’ascolto, ma regalano momenti deliziosi a chi vorrà dare fiducia a questo autore ingiustamente dimenticato.


Quartetto Prometeo, Arcana (Sony Classical)
I musicisti del quartetto Prometeo (tra i più accreditati della scena musicale contemporanea) presentano un magnifico progetto a cavallo tra passato e presente in cui pagine di compositori dell’antichità come Monteverdi, Merula, Frescobaldi, Trabaci, Scarlatti e Gesualdo vengono rivisitati, trascritti e trasformati da compositori contemporanei. Uno sguardo attuale a musiche nate originariamente per altre formazioni (voci o tastiere) e che trovano nuova vita nell’organico del quartetto d’archi, la cui capacità di coniugare complessità polifonica e trasparenza si dimostra perfettamente adatta a restituire con voce nuova le composizioni del passato. Sono splendide le rivisitazioni delle Consonanze stravaganti di Trabaci e della Ciaccona di Merula realizzate con la consueta inventiva fuori dal comune da Francesco Filidei, ma non sono da meno le struggenti rivisitazioni dei madrigali di Gesualdo scritte da Ivan Fedele, di magistrale scrittura quartettistica, o quelle timbricamente scintillanti del compianto Stefano Scodanibbio.

L’articolazione complessa dei cromatismi di Frescobaldi viene interpretata con libertà e fantasia da Stefano Gervasoni in una pagina austera e coinvolgente, mentre il brano di Giorgio Battistelli, non a caso intitolato Struggenze, raggiunge punte di drammaticità quasi teatrale. Paradossalmente l’alchimista del suono per eccellenza, Salvatore Sciarrino (da cui ci si sarebbero aspettate le trasformazioni timbriche più radicali), è quello che si attiene più fedelmente ai testi originali, trascrivendo con vivacità delle sonate scarlattiane ma evitando di trasportarle nel suo mondo di sussurri e barbagli sonori, utilizzando invece una scrittura robusta e di immediata efficacia. Disco altamente consigliato.


Luis Agudo e Daniele Di Gregorio, Bala bolum (Red Records)
Questo album è tutt’altro che una novità, essendo uscito ben dieci anni fa. La qualità della musica che contiene, però, non subisce lo scorrere degli anni e si mantiene fresca e coinvolgente anche oggi. Si tratta di un duo di percussionisti, Luis Agudo (presente in decine di incisioni discografiche negli anni settanta e ottanta) e Daniele Di Gregorio (che molti conosceranno grazie al suo ruolo di direttore musicale nei concerti di Paolo Conte), registrato dal vivo a Trenzano e Pesaro. I due scatenati musicisti suonano una gran quantità di strumenti di origine africana e sudamericana (balafon, marimba, boloum batam, agogô, berimbau e moltissimi altri), aggiungendoci anche voce, pianoforte, vibrafono e batteria in una serie di improvvisazioni realizzata con autentica telepatia tra i due.

Tappeti ritmici vivacissimi si alternano a momenti più riflessivi, mille colori diversi si mescolano tra loro per poi passare a una lunga improvvisazione per marimba sola: tutto con un sapore spontaneo e un’autentica gioia di suonare. Entrambi i solisti sono dotati di tecnica sopraffina, però sono anche totalmente disinteressati al virtuosismo ginnico o di pura esibizione. Il discorso musicale viene realizzato seguendo istintivamente il fluire delle idee, tutto ha un senso e riesce a coniugare la bruciante creatività della composizione istantanea a precise architetture formali, in modo che il risultato non sia quello di una casuale jam session tra amici ma un progetto di autentica sostanza musicale. Musica divertente ma non superficiale, dove gioia e rigore s’incontrano felicemente.


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