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Il lirismo di Alec Wilder

Stefano Battaglia trio, In the morning (Ecm)
Il percorso musicale di Stefano Battaglia, pianista tra i più interessanti nell’ambito jazzistico attuale, incontra quello di Alec Wilder, singolare compositore statunitense che si è sempre mosso a cavallo tra la scrittura di canzoni e la composizione di bizzarre musiche per ensemble classico (ne esiste anche un curiosissimo album diretto nientemeno che da Frank Sinatra).

Tra i maestri del songbook americano, Wilder è ancora relativamente in ombra nonostante abbia scritto gioielli come Moon and sand, A child is born e I’ll be around. La passione per i giochi di parole lo accomuna a grandi maestri come Cole Porter e Ira Gershwin, ma la qualità malinconica delle sue melodie ha un sapore assolutamente speciale, che merita di essere riscoperto.

Il trio di Battaglia lo fa alla sua maniera, decostruendo i brani originali in ampie cavalcate improvvisative che (come sempre con questi musicisti) si basano moltissimo sull’ascolto reciproco e l’interazione. Non mancano i virtuosismi strumentali in questo album registrato dal vivo al teatro Vittoria di Torino, ma l’attenzione di Battaglia sembra focalizzarsi sempre più sul singolo intervento musicale, spesso un piccolo frammento melodico che viene espanso e sviluppato in ogni più piccola fibra.

Il suo pianismo dal suono splendidamente trasparente è supportato dall’intelligenza musicale sopraffina di Salvatore Maiore (contrabbasso) e Roberto Dani (percussioni), che sono sempre in perfetta sintonia con Battaglia nell’esplorare l’animo segreto di queste composizioni sino a raggiungerne l’essenza.


Peter Maxwell Davies, Suites from The boy friend and The devils (Naxos)
Rendiamo il dovuto omaggio alla memoria di Peter Maxwell Davies, uno dei grandi del secondo novecento, con questo magnifico disco che restituisce in pieno tutto il suo colorato eclettismo stilistico. Le due suite orchestrali tratte dalle musiche che Maxwell Davies scrisse per i film di Ken Russell Il boy friend e I diavoli non potrebbero essere più diverse tra loro. Nel primo caso abbiamo un delizioso pastiche in stile musical anni trenta, nel secondo caso una sovrapposizione minacciosa di temi del periodo medievale con pagine di rigoroso serialismo integrale.

Il disco contiene anche uno dei suoi capolavori degli anni sessanta, Seven In nomine, per complesso cameristico (dove ancora una volta passato e presente si intrecciano in un dialogo continuo) e due brevi pagine pianistiche suonate dallo stesso compositore: Farewell to Stromness e Yesnaby ground, scritte per uno spettacolo di cabaret e ispirate, come molta musica di questo compositore, dalla musica popolare scozzese. Esemplari le interpretazioni dell’ensemble Aquarius diretto da Nicolas Cleobury. Dato il prezzo ultraconveniente questo album può essere considerato una delle migliori introduzioni alla musica di Maxwell Davies, purtroppo ancora poco conosciuto nel nostro paese.


Bill Frisell, When you wish upon a star (Sony/Okeh)
Un gioiello di gradevolezza questo nuovo album del chitarrista Bill Frisell: il repertorio è dedicato a composizioni nate per il cinema e per la televisione, e si va da Il buio oltre la siepe a Psyco, da Moon river a Il Padrino, rivisitato da Frisell in una singolare formazione che comprende oltre alla classica sezione ritmica, anche viola e voce. L’atmosfera è sempre molto raffinata e a mezze tinte, come nello stile di Frisell, che spesso evita di stravolgere le linee melodiche originali per cercare di cambiarle attraverso differenti textures della sua inesauribile chitarra e lavorando moltissimo sulle dinamiche: a volte sembra di ascoltare una formazione di musica classica, tale è la cura del dettaglio in ogni minima sfumatura di colore.

Non manca un omaggio al Morricone di C’era una volta il west e nella scaletta appare perfino la sigla del telefilm Bonanza, rivisitata con garbo e humor. Come sempre bravissimi i musicisti che Frisell ha scelto per collaborare, con una menzione particolare per il contrabbassista Thomas Morgan, dotato di un suono bellissimo che riporta alla mente quello di Charlie Haden. Frisell si destreggia con maestria da par suo, pur mettendosi al servizio dell’ensemble strumentale con grande intelligenza musicale, e i suoi assoli sono ancora una volta un modello di economia strumentale e immaginazione.


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