×

Fornisci il consenso ai cookie

Internazionale usa i cookie per mostrare alcuni contenuti esterni e proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta questa pagina.

Il successo di Albert Rivera e il segreto di Ciudadanos

Il leader di Ciudadanos Albert Rivera (a destra) a Madrid, in Spagna, il 14 dicembre 2015. (Susana Vera, Reuters/Contrasto)

I telespettatori più svegli sicuramente conoscono la storia della chierica di Albert Rivera. A causa della sua calvizie incipiente, Rivera è molto attento (e negozia quando necessario) alle inquadrature delle telecamere per evitare che il suo piccolo segreto sia “scandalosamente” visibile. La chierica del leader di Ciudadanos è una buona metafora per spiegare quello che circonda il partito degli arancioni. Come prevedono le norme del buon gusto, simbolizza tutto quello che è noto, ma che non è il caso di tirare fuori: i finanziamenti della banca Sabadell, i legami con l’Ibex (l’indice di borsa delle principali aziende spagnole), il denaro che è inspiegabilmente scomparso o il rafforzamento della sua nomina ottenuto grazie ai transfughi del Partito popolare (Pp).

Quel che è certo è che, anche se il Centro d’indagine sociologica non gli attribuisce più del 12,6 per cento d’intenzioni dirette di voto, Albert Rivera potrebbe essere il prossimo primo ministro spagnolo (secondo i sondaggi del Cis aggiornati al 3 dicembre Ciudadanos avrebbe il 19 per cento del consenso, ndr). Come si diceva alcuni mesi fa per Pablo Iglesias, il leader di Podemos, la condizione per arrivare alla presidenza del consiglio è che Ciudadanos sorpassi il Partito socialista spagnolo (Psoe) guidato da Pedro Sánchez. Può sembrare una follia alla luce dei dati demoscopici che vedono i socialisti abbastanza in vantaggio su Ciudadanos, ma ci sono già alcuni sondaggi che parlano di pareggio tecnico, e addirittura di un vantaggio degli arancioni. In tal caso ci troveremmo di fronte a una tempesta perfetta di ambizioni che vengono coronate: Rivera, un debuttante, diventerebbe premier e Sánchez, un altro debuttante, vicepremier. Oppure Rivera (se sarà in grado di governare) deciderà di appoggiare la lista più votata? O quelli del Psoe rinunceranno a entrare nel governo con Ciudadanos?

Se così accadrà, ed è possibile che accada, occorre prepararsi a una lunga discussone che andrà dal superficiale all’ovvio. I sostenitori del “cambiamento” ripeteranno cose molto simili a quelle che si dicono sulla chierica di Rivera, riguardo ai motivi della sconfitta di Podemos, e diranno che Podemos è stata derubata. I giornali avranno titoli come: “Ciudadanos ha vinto a causa del conservatorismo della società spagnola”, “L’oligarchia e i poteri economici hanno imposto la loro soluzione conservatrice”, “La situazione politica spagnola non ha permesso un’opzione di rottura”. Saremo di fronte ai “luoghi comuni” della sinistra che si possono riassumere così: la colpa è del popolo, la destra è invincibile e il realismo finisce sempre per imporsi. Però è certo che se vogliamo capire qualcosa, e magari anche evitare il peggio, dovremmo rovesciare la spiegazione e riconoscere il successo di Ciudadanos a partire dai suoi meriti e dall’enorme vuoto lasciato dai suoi oppositori. Possiamo anche qui ricorrere a tre titoli.

1. Ciudadanos è il partito che meglio rappresenta la fine della crisi della classe media

Rivera, Villacís e Arrimadas incarnano, come se fossero i protagonisti di un casting del Grande fratello, lo stesso fascino e cattivo gusto delle famiglie di classe media, ovvero un ceto sempre più inesistente che però mantiene una sua influenza su quelli che aspirano a salire un paio di gradini della scala sociale. Si osservino bene questi nuovi esemplari della politica spagnola, tutti quanti “vincenti”: un fisico scolpito dalla palestra, parlantina, cibo leggero ed eccitanti un po’ più forti della caffeina.

L’antidoto a Ciudadanos non risiede nel tentativo di conquistare la classe media. È una battaglia persa. Bisogna invece affermare quel che Ciudadanos non oserà mai dire: che la classe media è una categoria in crisi, una cartolina d’altri tempi (non sappiamo se migliori). Questa sarebbe una scelta coraggiosa, perché impone di superare l’attrazione fatale per il velleitarismo della campagna elettorale. Va da sé che finora, Podemos è rimasta impantanata nello stesso terreno dei partiti “della classe media”: nessun altro modo per conquistare gli elettori di centro. Il risultato è che Podemos perde con Ciudadanos tra gli elettori della classe media, e con i socialisti per quanto riguarda i disoccupati, gli operai e i lavoratori non qualificati.

2. Ciudadanos è il partito del rinnovamento democratico

Le sue proposte non vanno oltre quello che le persone “perbene” desiderano ascoltare: basta corruzione, trasparenza, più lavoro, crescita, ancora lavoro e diritti. Però questi ultimi non devono essere per tutti, ma solo per chi se li merita o, tradotto in un linguaggio più chiaro, per chi paga le tasse e per chi ha la nazionalità spagnola. Ciudadanos è il primo partito spagnolo disposto a fare del razzismo esplicito una politica istituzionale.

Ricordate quel partito anticasta che per qualche mese è salito alla ribalta per le sue idee radicali, per non parlare dei postumi della sbronza del Movimento 15 maggio (Indignati) di cui oggi si sono perse le tracce? Confrontatelo con il Podemos che difende in maniera solenne la partecipazione della Spagna alla Nato, e gli impegni dello stato: in poche parole la continuità con lo status quo. È come se Podemos non abbia mai smesso di fare gli interessi dei suoi avversari. L’ultima questione sollevata da Podemos è che non ci sarebbe una maggioranza per cominciare un processo di riforma costituzionale. Ma forse prima esisteva una simile maggioranza? O non è stato proprio il tentativo di crearla che ha aperto le porte a Podemos?

3. Ciudadanos è il partito delle riforme autonomiste

Questa è un’ipotesi controintuitiva per una formazione che si è mostrata contraria al mantenimento dell’attuale modello di autonomie, ma che però, proprio per questo motivo e per il fatto di essere tra le poche forze che possono ancora dire di essere presenti in tutto il paese, Ciudadanos può essere la chiave del patto tra stato e autonomie regionali. Alla guida della seconda forza in Catalogna, Rivera potrebbe essere una sorta di Antonio Maura, che come lui parlava catalano e come lui era profondamente liberale e “spagnolo”. Con queste caratteristiche, Ciudadanos potrebbe essere in condizione di negoziare l’unica modifica costituzionale che attualmente si trova nel programma: un leggero miglioramento delle condizioni fiscali per la Catalogna. Nessuno si sorprenda se questo accadrà. In fin dei conti sarebbe uno dei modi di realizzare quel modello asimmetrico da sempre sognato dagli autonomisti catalani di stampo conservatore.

La vera domanda è come Ciudadanos sia riuscito a convertirsi, in Catalogna, in una forza talmente interclassista da raccogliere voti nelle roccaforti del Partito socialista catalano (Psc), ma anche nei quartieri dell’élite catalana. E soprattutto come è possibile che la sinistra catalana abbia permesso o consentito che la prima di queste due cose accadesse? Come accade altrove, Ciudadanos “prende” solo quello che gli altri gli hanno lasciato.

Quel che è certo è che Rivera può davvero diventare premier

Machiavelli scriveva che il destino del principe, e in realtà di qualsiasi soggetto politico, si gioca tra la fortuna e la virtù, tra le condizioni che determinano un’epoca e la capacità del principe di saper usare le sue armi a proprio favore. Diceva inoltre Machiavelli che l’inganno e l’astuzia sono tra le più importanti doti del principe.

In questi ultimi mesi abbiamo assistito a un interessante ballo in maschera, un gioco d’inganni nel quale l’astuzia si è fatta valere come l’arma migliore di un principe originale e radicale. Oggi come oggi, tuttavia, i dati vanno chiaramente in un senso opposto. Forse c’è ancora tempo per non doversi sorbire, a Natale, le giustificazioni dei vecchi sinistrorsi che tendono a spiegare i propri fallimenti come il risultato di schiaccianti forze oggettive o, nel caso queste non esistano, di errori altrui. Quel che è certo è che Rivera può davvero diventare premier.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito sul sito d’informazione spagnolo Contexto y Acción. Clicca qui per leggere l’originale.

pubblicità