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La lingua segreta della mamma

Leo Spitzer, Piccolo Puxi. Saggio sulla lingua di una madre
Il Saggiatore, 96 pagine, 16 euro

Nel 1926 il grande linguista ed etimologo Leo Spitzer e sua moglie Emma ebbero il loro primo figlio che, dopo un po’ di discussioni, decisero di chiamare Wolfgang Wilhelm. Presto Spitzer si accorse che la madre chiamava il bambino in modi molto diversi usando diminutivi, vezzeggiativi e soprannomi di ogni tipo. Rendendosi conto di avere la rara opportunità di poter seguire in diretta il processo di creazione e di variazione di una parola, un processo che era abituato a ricostruire faticosamente sulla base di tracce e indizi, decise di redigere questo breve saggio in cui, con un misto di rigore sperimentale e affettuosa partecipazione, si sforzò di ricostruire la formazione di quella che chiamò “la lingua individuale della madre”.

Leggendo il libro si seguono le tortuose trasformazioni che il soprannome di Wolfgang – Pückchen da Puck, il folletto del Sogno di una notte di mezza estate – compie senza mai stabilizzarsi, diventando il centro di un complesso sistema linguistico. Nelle ultime pagine questo tour de force divertente e surreale produce un guizzo, una generalizzazione scientifica: forse, pensa Spitzer, il linguaggio non serve solo a comunicare con gli altri; forse serve anche a comunicare con il mondo, con noi stessi, con tutto, adempiendo “a scopi più alti e profondi di quelli solo sociali e coscienti”.

_Questa rubrica è stata pubblicata il 11 dicembre 2015 a pagina 96 di Internazionale, con il titolo “__La lingua segreta della mamma”._ Compra questo numero_|_ Abbonati

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