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Silvio Berlusconi e il progetto repubblicano

Anche se si detestano e fanno di tutto per non apparire simili, Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy seguono la stessa strada. Mentre l’ex presidente della repubblica francese è sul punto di cambiare il nome dell’Unione per un movimento popolare (Ump) in Les républicains, l’ex presidente del consiglio pensa di fare lo stesso, ma in versione italiana. Così tra non molto il partito repubblicano potrebbe prendere il posto di Forza Italia. L’unica differenza è che l’ex cavaliere è abituato a dirigere la sua formazione politica come le sue aziende e quindi non chiederà alcuna autorizzazione a un qualche ufficio politico o ai suoi militanti.

Ormai Forza Italia, marchio depositato da più di vent’anni, sembra aver fatto il suo tempo. Questo slogan non seduce più gli elettori, e il partito sembra destinato a una dura sconfitta alle elezioni locali (in più di mille comuni) e regionali (Liguria, Puglia, Campania, Toscana, Veneto, Marche e Umbria) del 31 maggio. Accreditato del 13 per cento dei voti secondo i sondaggi più recenti, il partito è diviso tra chi vorrebbe un’opposizione frontale al governo di Matteo Renzi e chi invece vorrebbe sostenerlo o meno a seconda delle circostanze. Di volta in volta Berlusconi ha dato ragione agli uni e agli altri.

Insomma Forza Italia è in una situazione caotica e per di più con numerosi problemi finanziari, che solo l’enorme ricchezza del suo presidente fondatore permette di allontanare dal fallimento. Cambiare nome sembra quindi il mezzo migliore per voltare pagina rispetto a queste vicissitudini economiche e politiche. Berlusconi, che festeggerà i suoi 79 anni in settembre, sogna un partito flessibile, rinnovato, in cui i giovani (per i quali ha un debole) avranno preso il posto dei compagni di strada che l’accompagnano da vent’anni – quanto meno quelli che non sono già andati via sbattendo la porta (Angelino Alfano, Sandro Bondi eccetera) o che si apprestano a farlo (Raffaele Fitto).

In questo modo Berlusconi anticipa i cambiamenti provocati dalla nuova legge elettorale. Poiché infatti il premio di maggioranza alle elezioni politiche è accordato alla formazione politica più forte, e non più alla coalizione, è necessario che i partiti rinnovino la loro identità e trasformino il loro dna storico in una definizione la più vaga possibile e accogliente per tutti, dove ognuno – sia autonomista sia postfascista – possa sentirsi a suo agio.

Le proiezioni effettuate sulla base delle ultime elezioni pronosticano un duello tra il Partito democratico e il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo nell’eventualità di un secondo turno. La destra italiana, se non riuscirà a costruire un’alternativa unica, sarà eliminata. Dominante nei momenti migliori, Forza Italia era solo una delle componenti di questo schieramento. Al contrario il partito dei repubblicani ha l’ambizione di esserne la casa comune.

Ma Berlusconi non vuole essere debitore di nulla a Sarkozy e dice che la sua iniziativa si ispira ai repubblicani statunitensi. Del resto quando il suo nuovo partito vedrà la luce, ha previsto di invitare George W. Bush e non il marito di Carla Bruni.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

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