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Un elenco che continua a crescere

Anche quest’anno il giorno in memoria dei caduti in guerra e delle vittime del terrorismo precederà di ventiquattr’ore lo Yom ha’atzmaut, la festa per l’indipendenza dello stato d’Israele che sarà celebrata il 23 aprile. Sono 67 anni che la gioia viene radicata nel dolore. Un’abitudine cominciata tre anni dopo la fondazione dello stato israeliano, diventata legge nel 1963 e poi un elemento della cultura popolare.

Quest’anno sono 116 i nuovi nomi di caduti che si sommano al lungo elenco di quelli che saranno letti durante la cerimonia. Di questi, 67 sono morti nell’operazione Margine protettivo dell’estate scorsa. Dietro questi 67 nomi ci sono 67 famiglie che nel giorno della memoria di un anno fa stringevano la mano delle famiglie di altre vittime, partecipando al loro dolore come spettatori esterni. Quest’anno saranno altri a stringere le loro mani.

I modi per ricordare sono infiniti, tra cui una serie di film di animazione volti a ricordare la particolarità delle persone, i primi amori, i piccoli sogni. Uno dei cinque filmati prodotti quest’anno è dedicato al figlio di David Grossman, Uri. È morto nella seconda guerra del Libano nel 2008, due giorni dopo che suo padre aveva lanciato un appello per il cessate il fuoco al governo israeliano insieme agli scrittori Abraham Yehoshua e Amos Oz

Il video ha come voce narrante il padre di Uri, David. Racconta Uri da bambino con le sue particolarità, la sua sensibilità, il suo modo altruista di cercare la pace ovunque e di proteggere i più deboli.


Accanto alle cerimonie istituzionali e private del lutto e della memoria, negli ultimi dieci anni è nata a Tel Aviv una cerimonia controversa, volta a ricordare i morti da entrambi le parti del conflitto, nella convinzione che la guerra non è un destino ma una scelta umana.

Il pubblico dell’iniziativa è cresciuto in pochi anni da alcune decine a oltre 2.500 partecipanti. Israeliani e palestinesi i cui familiari sono morti in guerre, operazioni o attentati condividono il loro cordoglio sullo stesso palcoscenico, uniti non dalla pace, ma dal dolore. Il messaggio è che ricordare i morti non basta, bisogna fare di più per evitare che i bambini di oggi diventino i caduti di domani.

L’evento è organizzato dal movimento dei combattenti per la pace e dal forum delle famiglie delle vittime israeliani e palestinesi. Il loro video, “Noi non vi vogliamo qui”, lanciato a luglio nel corso dell’operazione Margine protettivo, ha scatenato molte critiche da parte israeliana. Sono dieci anni che la cerimonia condivisa viene puntualmente contestata da israeliani e palestinesi convinti che il dolore e la morte siamo questioni individuali e nazionali, o meglio nazionalistiche.

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