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In Smetto quando voglio 2 c’è aria di libertà


Smetto quando voglio 2. Masterclass
Di Sydney Sibilia
Con Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi. Italia, 2017, 118’

La banda dei ricercatori è tornata e questa volta è qui per restare. Non avrebbe alcun motivo di andar via, considerando l’entusiasmo con cui è stato accolto il capitolo iniziale di Smetto quando voglio. Sono azzeccati i personaggi e soprattutto funziona molto bene il prodotto finale. Riuscito, frizzante e particolarmente originale. È un film poco italiano, direbbe qualcuno, rafforzando il solito complesso di inferiorità nazionale, ma la verità è tutt’altra. Smetto quando voglio è una miscela esplosiva di Indiana Jones, Ritorno al futuro e volendo anche dei Blues brothers.

I diversi elementi sono tenuti insieme con una grazia tutta loro e, in questo caso, molto italiana. C’è una sensazione di libertà: nella scrittura, nella regia presente e assente di Sydney Sibilia e nella recitazione, anche quando pecca ogni tanto di toni eccessivi. Tuttavia Smetto quando voglio 2. Masterclass, tra universitari disoccupati e cervelli in fuga, incarna perfettamente i difetti della società italiana e lo fa con asciuttezza e senza toni lamentosi. Il lavoro di squadra di sceneggiatori e bravissimi attori trasmette un puro e frivolo senso di divertimento senza cadute di stile.

Questa rubrica è stata pubblicata il 24 febbraio 2017 a pagina 78 di Internazionale. Compra questo numero| Abbonati

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