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Noi, la storia e la geografia

Di analfabetismo geostorico o, detto più alla buona, di quanto conosciamo e capiamo di com’è fatto il nostro mondo, si è parlato al festival di Ferrara. Dal palco sono state dette forse cose interessanti. Ma la cosa più interessante è stata l’attenzione di tantissime persone, ragazze e ragazzi in gran parte.

Il coordinatore, Pietro Del Soldà, doveva correre a coordinare un altro dibattito, così la discussione in sala è stata chiusa dopo due ore. Conseguenza: domande, obiezioni e discussioni sono continuate fuori dal teatro Nuovo nei baretti vicini. Abbastanza per dire: il problema è sentito. Può fare qualcosa la scuola? E l’informazione?
Se ne discute in tutto il mondo.

Negli Stati Uniti il Council on foreign relations ha affidato al National Geographic, che ne ha riferito il 13 settembre, un’indagine su quanta global literacy hanno gli studenti che escono dalle medie superiori. Poca. Sanno che sarebbe importante saperne. Hanno discrete conoscenze generali su clima e ambiente. Ma il Sudan danza tra i continenti, i dati sugli scambi migratori tra Stati Uniti e Messico sono sbagliati e invertiti, settanta su cento ignorano chi può dichiarare guerra e quali sono i paesi alleati. Le Monde (27 settembre) ha ripubblicato domande del test e risposte tra cui scegliere dicendo: rispondete voi. Così ha spento sul nascere le sciocche sghignazzate sul tema “gli americani sono ignoranti”. Pico della Mirandola in Europa ci nacque, ma non ci abita più. È morto da un pezzo. Nel 1398, 1494, 1541, 1612, 1723?

Questa rubrica è stata pubblicata il 7 ottobre 2016 a pagina 104 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati

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