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<em>Color drunk.</em> (Yener Torun)
<em>You can’t hide, boy.</em> (Yener Torun)
<em>Special ops.</em> (Yener Torun)
<em>Standardization.</em> (Yener Torun)
<em>Vitamin C.</em> (Yener Torun)
<em>Pac Man goes cannibal.</em> (Yener Torun)
<em>Living in a rainbow.</em> (Yener Torun)
<em>Hello my name is Yener And I’m a symmetry addict.</em> (Yener Torun)
<em>Reservoir dogs.</em> (Yener Torun)
<em>Little drawers.</em> (Yener Torun)
<em>Exposed.</em> (Yener Torun)
<em>Fearless.</em> (Yener Torun)
<em>Double or nothing.</em> (Yener Torun)
<em>Black mirror.</em> (Yener Torun)

L’altra faccia della Turchia

Yener Torun è un architetto turco di 32 anni che alla fine del 2013 ha cominciato ad appassionarsi alla fotografia. Passeggiando senza meta per le strade di Istanbul, con uno sguardo particolarmente attento alle forme geometriche e ai colori forti, ha documentato un lato meno noto della città.

Nelle sue foto non c’è traccia di gabbiani sul Bosforo, di moschee e di mercati: preferisce mostrare una Turchia periferica e moderna, caratterizzata da un’incredibile e incontrollata crescita nel settore edilizio. I nuovi edifici sono spesso un esempio di cattiva architettura e Torun ha scelto di soffermarsi su quelli dalle forme meno ricercate. Combinando minimalismo e street photography, Torun ha pubblicato le immagini su Instagram. Nell’arco di un anno ha ottenuto molto successo e oggi più di 40mila persone lo seguono sul social network.

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