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La Turchia fuori dell’Unione europea non conviene a nessuno

L’Europa e la Turchia hanno bisogno l’una dell’altra. L’Unione europea deve prepararsi a tornare al dialogo, dato che Erdoğan prima o poi uscirà di scena. Leggi

Il giornalista più odiato da Erdoğan

Can Dündar vive in esilio per aver pubblicato un’inchiesta sgradita al governo turco. Sarà ospite al festival di Internazionale a Ferrara per ricevere il premio Anna Politkovskaja. Leggi

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Il mondo in breve

Bloccata la riforma dell’Obamacare, tensioni in Kenya alla vigilia del voto, gli incendi in Europa: cos’è successo oggi nel mondo. Leggi

L’unità di Cipro è ancora lontana

L’incontro in Svizzera lasciava sperare che si fosse vicini a una federazione tra la comunità greca e quella cipriota. Ma la Turchia ha fatto naufragare l’accordo. Leggi

Dentro il centro di detenzione di Moria, nell’isola di Lesbo

A un anno dall’accordo tra Turchia e Unione europea sui migranti, come si vive nell’hotspot più conosciuto della Grecia. Leggi

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Il mondo all’una

A Londra salgono a 12 le vittime dell’incendio, Donald Trump potrebbe essere indagato, proteste in Turchia: cos’è successo nel mondo. Leggi

In Turchia lo sciopero della fame è l’ultima arma contro Erdoğan

Il presidente turco si prepara a incontrare Trump. Ma è difficile che i due parlino delle proteste contro la politica repressiva di Ankara. Leggi

Il mondo all’una

Le notizie riservate rivelate da Donald Trump alla Russia, il premier francese e nuovi arresti in Turchia: cos’è successo nel mondo. Leggi

Stati Uniti e Turchia si scontrano sui curdi e sulla Siria

Washington armerà i curdi in Siria per preparare l’intervento di terra contro Raqqa. Ankara ha reagito con indignazione, ma dovrà accettare la decisione. Leggi

Il ministro degli esteri italiano Angelino Alfano chiede il rilascio del giornalista Gabriele Del Grande.
Il ministro degli esteri italiano Angelino Alfano chiede il rilascio del giornalista Gabriele Del Grande. Alfano ha telefonato al suo omologo turco, chiedendo la scarcerazione del giornalista italiano, arrestato il 9 aprile nella provincia sudorientale dell’Hatay, al confine con la Siria, mentre stava lavorando a un libro sulla guerra civile siriana e sulla nascita del gruppo Stato islamico. Una delegazione diplomatica italiana ha provato a incontrarlo a Mugla, nel centro di identificazione ed espulsione nel quale è recluso senza che sia stato formulato nessun capo di accusa contro di lui, il 19 aprile, ma è stato negato l’accesso anche al suo avvocato. Del Grande in una telefonata alla compagna ha detto di stare bene, ma ha annunciato che è in sciopero della fame per protestare contro la violazione dei suoi diritti.
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La commissione elettorale in Turchia ha respinto il ricorso per l’annullamento del referendum di domenica.
La commissione elettorale in Turchia ha respinto il ricorso per l’annullamento del referendum di domenica. L’opposizione in Turchia aveva chiesto l’annullamento del referendum che si è svolto domenica scorsa e che è stato vinto di misura dal fronte del sì alla riforma costituzionale, che prevede l’estensione dei poteri del presidente Recep Tayyip Erdoğan. L’opposizione accusava il governo di brogli, ma la maggior parte dei membri della commissione ha votato contro l’annullamento della consultazione.
La delegazione diplomatica italiana non è stata fatta entrare nel centro di detenzione dove si trova Gabriele Del Grande in Turchia.
La delegazione diplomatica italiana non è stata fatta entrare nel centro di detenzione dove si trova Gabriele Del Grande in Turchia. Il giornalista italiano è in stato di fermo dal 9 aprile, senza che sia stato formulato alcun capo d’accusa nei suoi confronti. È stato arrestato nella provincia sudorientale dell’Hatay, al confine con la Siria, mentre stava lavorando al suo prossimo libro Un partigiano mi disse sulla guerra civile siriana. Una delegazione diplomatica italiana ha provato a incontrarlo a Mugla, nel centro di identificazione ed espulsione nel quale è recluso, ma agli italiani è stato negato l’accesso. Del Grande in una telefonata alla compagna e agli amici ha detto di stare bene, ma ha annunciato che è in sciopero della fame per protestare contro la violazione dei suoi diritti. In tutta Italia è stata lanciata la mobilitazione #iostocongabriele per il rilascio del giornalista.
Gabriele Del Grande, in stato di fermo in Turchia, ha cominciato uno sciopero della fame
Gabriele Del Grande, in stato di fermo in Turchia, ha cominciato uno sciopero della fame. Il giornalista, fermato il 9 aprile in Turchia durante un controllo al confine con la Siria, è riuscito a telefonare alla sua compagna. “Dopo il centro di identificazione ed espulsione di Hatay, sono stato trasferito in quello di Mugla, in isolamento”, ha detto. Non gli è consentito nominare un avvocato: “La ragione del fermo è legata al contenuto del mio lavoro, ho subito interrogatori al riguardo”. Il ministero degli esteri italiano ha chiesto la liberazione di Del Grande, mentre il console italiano a Smirne ha fatto richiesta ufficiale per visitarlo. Alle 14.30, a Palazzo Madama, si terrà una conferenza stampa, promossa da Luigi Manconi, in cui sarà lanciato un appello al presidente del senato Pietro Grasso perché le massime autorità del paese si attivino per la liberazione del giornalista italiano.
Per l’Osce il referendum del 16 aprile in Turchia non ha rispettato gli standard internazionali
Per l’Osce il referendum del 16 aprile in Turchia non ha rispettato gli standard internazionali. Secondo l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, il voto si è svolto in condizioni di disparità e “agli elettori non sono state fornite informazioni imparziali sulla riforma costituzionale”. La posizione dell’Osce “è prevenuta e inaccettabile”, sostiene il governo turco. Recep Tayyp Erdoğan ha invitato gli osservatori a “stare al loro posto”. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è congratulato con Erdoğan. I risultati non saranno resi noti prima di dieci giorni, ma la commissione elettorale ha confermato la vittoria del sì con il 51 per cento delle preferenze. L’opposizione denuncia brogli.
Proteste a Istanbul
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Vittoria del sì nel referendum costituzionale in Turchia
Vittoria del sì nel referendum costituzionale in Turchia. Con il 51 per cento dei voti i turchi hanno scelto di ampliare i poteri del presidente Recep Tayyip Erdoğan, trasformando di fatto la Turchia in una repubblica presidenziale. La vittoria del sì è stata contestata dall’opposizione, in particolare dal Partito repubblicano del popolo (Chp) che ha chiesto un nuovo conteggio dei voti, ma il consiglio elettorale (Ysk) ha confermato l’esito del voto, anche se per avere i risultati definitivi ufficiali ci vorranno una decina di giorni. Secondo gli osservatori dell’Ocse il voto per il referendum turco non è stato all’altezza degli standard internazionali aggiungendo inoltre che la campagna elettorale non si è svolta in un clima di equità.
Erdoğan vince ancora, ma la sua è una vittoria fragile

Anche se di poco, il referendum voluto dal presidente turco è passato. Ma la Turchia sembra sempre di più un paese spaccato tra città e campagna, in piena crisi di identità. E il suo futuro appare sempre più incerto. Leggi

Sì in vantaggio al referendum costituzionale che potrebbe ampliare i poteri presidenziali in Turchia
Sì in vantaggio al referendum costituzionale che potrebbe ampliare i poteri presidenziali in Turchia. Cinquantacinque milioni di turchi sono stati chiamati a votare oggi in 167.140 seggi elettorali per decidere il passaggio da repubblica parlamentare a repubblica presidenziale, in un referendum che si è configurato come un voto sul presidente Recep Tayyip Erdoğan. I primi dati segnano un’affluenza dell’80 per cento. Con il 98,2 per cento dei voti scrutinati si attesta al 51,37
per cento il Sì, che amplierebbe profondamente i poteri dell’esecutivo e estenderebbe il mandato di Erdoğan al 2029.
Erdoğan vuole allontanare la Turchia dalla democrazia

Non c’è giorno in cui il presidente della repubblica turca Recep Tayyip Erdoğan non rimproveri un politico europeo o non faccia la morale a un’istituzione europea. Gli epiteti “nazista” o “fascista” sono ripetuti senza sosta e nulla lascia intendere che i toni scenderanno. Gli europei, inizialmente silenziosi, rispondono adesso con più o meno tatto e determinazione. Leggi

La Turchia va verso una dittatura istituzionalizzata?

Il 16 aprile gli elettori turchi saranno chiamati a pronunciarsi in un referendum sulla riforma costituzionale voluta dal capo dello stato Recep Tayyip Erdoğan. Una riforma che dovrebbe ufficializzare la creazione di un regime presidenziale sulle rive del Bosforo e che, secondo alcuni, rischia di consegnare nelle mani di Erdoğan un potere quasi assoluto. Leggi

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