×

Fornisci il consenso ai cookie

Internazionale usa i cookie per mostrare alcuni contenuti esterni e proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta questa pagina.

La raccolta di fragole in una fattoria a San Quintín, il 1 aprile. (Edgard Garrido, Reuters/Contrasto)
Le mani di Genaro Perfecto, 38 anni, macchiate dal succo di fragole, a San Quintín, il 1 aprile. (Edgard Garrido, Reuters/Contrasto)
L’abitazione di un bracciante, a San Quintín, il 1 aprile. (Edgard Garrido, Reuters/Contrasto)
Una famiglia di braccianti nel cortile di una casa a San Quintín, il 1 aprile. (Edgard Garrido, Reuters/Contrasto)
Un bracciante con la famiglia a San Quintín, il 31 marzo. (Edgard Garrido, Reuters/Contrasto)
Un uomo ripara il muro della sua casa, a San Quintín, il 1 aprile. (Edgard Garrido, Reuters/Contrasto)
Genaro Perfecto con la moglie Cecilia Feliciano e i loro figli, a San Quintín, il 18 aprile. (Edgard Garrido, Reuters/Contrasto)
Lavoratori aspettano l’autobus a San Quintín nelle prime ore della mattina, per raggiungere i campi di frutta, il 31 marzo. (Edgard Garrido, Reuters/Contrasto)
I lavoratori a bordo di un autobus, a San Quintín, 19 aprile. (Edgard Garrido, Reuters/Contrasto)

Frutti amari

A marzo centinaia di braccianti della Baja California, in Messico, hanno scioperato per due settimane e bloccato le strade per protestare contro le condizioni di lavoro nei campi di fragole, mirtilli e lamponi destinati al mercato statunitense.

I braccianti provengono soprattutto dagli stati meridionali di Guerrero, Oaxaca e Puebla e sono reclutati da contractor delle aziende agricole che gli promettono un buon lavoro. Loro invece raccontano di guadagnare l’equivalente di un dollaro all’ora, e se si ammalano o si fanno male non vengono pagati.

Secondo una delle principale aziende agricole della regione, BerryMex, i suoi braccianti possono arrivare a guadagnare dai cinque ai dieci dollari all’ora, ma i lavoratori hanno sempre detto che quella cifra la guadagnano in un giorno. La richiesta iniziale dei sindacati era portare il salario a 300 pesos (17 euro) al giorno. Ma le aziende hanno fatto una controproposta, un aumento a 200 pesos (11 euro). A quel punto, con il rischio di perdere il lavoro, molti sono tornati nei campi.

Secondo un’inchiesta del Los Angeles Times molti contadini sono essenzialmente ridotti in schiavitù, costretti a restare per molti mesi in campi infestati dai topi, spesso senza letti o servizi igienici e senza un approvvigionamento di acqua potabile. I lavoratori sono obbligati a comprare beni di prima necessità negli spacci dell’azienda, a prezzi gonfiati, e quindi è frequente che tornino a casa dopo la stagione del raccolto senza un soldo. Anche perché spesso i “caporali” trattengono illegalmente la paga per evitare che i lavoratori se ne vadano durante i periodi di punta del raccolto. Chi cerca di fuggire deve inoltre fare i conti con le guardie, le barriere di filo spinato e talvolta le minacce da parte dei supervisori del campo.

Negli ultimi dieci anni le esportazioni agricole del Messico verso gli Stati Uniti sono triplicate, arrivando a un valore di 7,6 miliardi di dollari.

Le foto sono state realizzate dal fotografo della Reuters Edgar Garrido a San Quintín, nello stato messicano di Baja California, tra il 31 marzo e il 19 aprile 2015.

pubblicità