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Duro, Doze, Mare 139, Shy 147, Daze, Lady Pink e Crash nell’East river park, Manhattan, 1981. (Martha Cooper)
Midg, 1982. (Martha Cooper)
Super Mario di Son 1 e Rem, Manhattan, 1983. (Martha Cooper)
Nella foto sopra, Blade, 1980. Nella foto sotto, Duro Min Wrek, 1982. (Henry Chalfant)
Senza titolo, 1981. (Henry Chalfant)
Min, Duro e Shy 147 nel Bronx, 1981. (Martha Cooper)
Senza autore, 1981. (Martha Cooper)
World war III di CC Yard, Bronx, 1982. (Martha Cooper)
Lo street artist Dez a Manhattan, 1982. (Martha Cooper)
Deli di Ban2, 1981. (Martha Cooper)

A New York sulle tracce della street art

All’uscita di Subway art, nel 1984, quello della street art era ancora un mondo sconosciuto. Grazie alle foto di Henry Chalfant e Martha Cooper, il lavoro degli artisti che dipingevano i vagoni della metropolitana di New York venne allo scoperto, e ora ritorna con una nuova edizione curata da Thames & Hudson.

Alla fine degli anni settanta, New York era in bancarotta, sporca e pericolosa. Gli street artist in incognito rischiavano la loro vita per lasciare il proprio segno sui muri e i treni della città. Erano tempi in cui la street art era sovversiva e contrastata dalla maggioranza delle persone e dalle istituzioni. Erano ancora lontani i tempi di Banksy, Shepard Fairey e dell’uso dei graffiti come arte pubblica usata per rivalutare i contesti urbani più difficili.

Martha Cooper entrò in contatto con questa nuova arte mentre collaborava con il New York Post e stava lavorando a un progetto sui bambini che usavano gli spazi abbandonati come luoghi per giocare. Cominciò così a notare e a seguire le tracce della prima street art lungo i muri di New York. Gli artisti documentavano le loro opere ma con fotocamere semplici ed economiche che non davano grandi risultati; Cooper si fece avanti, affermando di poter fare foto migliori e si guadagnò così un accesso riservato alla comunità.

Henry Chalfant era uno scultore in cerca di successo, che rimase totalmente affascinato dall’arte in cui si imbatteva in metropolitana. Con una semplice Nikkormat, documentò tante stazioni, dai quartieri più ricchi fino a South Bronx e Harlem, specializzandosi in fotografie rese panoramiche unendo poi in studio diversi scatti. Questo metodo è diventato una pratica standard per documentare la street art.

Gli approcci di Cooper e Chalfant erano diversi ma si completavano, ragion per cui decisero di lavorare insieme all’idea di un libro. La proposta fu respinta da tutti gli editori: la street art per molti era solo vandalismo.

Nonostante le difficoltà produttive, Subway art ha venduto più di mezzo milione di copie in tutto il mondo, diventando un oggetto di culto che ha gettato le basi per la nascita di un movimento globale.

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