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Mohamed A. ha 23 anni e viene dal Marocco. Non può tornare nel suo paese a causa delle sue idee sulla politica e sulla religione. “La mia famiglia non capisce perché non sono musulmano”. Studiando giurisprudenza in una piccola università ha scoperto Karl Marx e il comunismo. (Maria Contreras Coll)
Mohamed e Ouafe parlano con un amico siriano. (Maria Contreras Coll)
Mohamed A. davanti alla sua tenda. (Maria Contreras Coll)
Abdellatif, 37 anni, con un amico in visita nel centro (a destra). L’uomo ha raggiunto quindici anni fa la Spagna, dove lavorava, ma visto che non veniva pagato è stato costretto a denunciare il datore di lavoro. Così Abdellatif è stato espulso ma ora sta cercando di ritornare alla sua vecchia vita. (Maria Contreras Coll)
Hanza, 20 anni, mostra il suo tatuaggio, fatto dopo la fine di una relazione. Quando la fotografa gli chiede se era innamorato di una ragazza o di un ragazzo, lui risponde solo “una persona”. In Marocco l’omosessualità è punita con la reclusione dai tre mesi ai sei anni. (Maria Contreras Coll)
Ouafae torna in tenda prima che cominci a piovere. Porta con sé delle lumache che ha trovato nei campi. (Maria Contreras Coll)
Ouafae e Mohamed guardano la pioggia dall’interno della tenda. (Maria Contreras Coll)
Ouafae cuce uno dei pochi pantaloni che possiede, nella tenda dove vive con Mohamed. “Non avevamo nulla finché una donna ci ha dato questa tenda”, dice Ouafae. (Maria Contreras Coll)
Mohamed pulisce le stoviglie prima di cena. (Maria Contreras Coll)
Un uomo accanto alla recinzione che circonda il centro temporaneo di Melilla. (Maria Contreras Coll)

Bloccati alle porte d’Europa

Nel 2015 in tutta Europa le richieste d’asilo sono state un milione e 300mila, solo undicimila quelle arrivate alla Spagna. Nello stesso anno, gli sbarchi totali sul territorio europeo erano stati più di un milione, ma in territorio spagnolo erano stati meno di quattromila.

Questi numeri, secondo il sito che raccoglie dati sui migranti Open migration, si spiegano con la militarizzazione delle frontiere e del mare attuata da Madrid e con il fatto che Ceuta e Melilla – le due enclave spagnole in territorio marocchino – “sono ormai due fortezze di fatto inespugnabili”.

“Circondate da tre reti alte una decina di metri, da fossati e da guardie di frontiera, sono diventate l’emblema della chiusura. Molte associazioni che si occupano di diritti umani denunciano la violazione dei diritti dei migranti intercettati e respinti direttamente sul suolo marocchino al di fuori di qualsiasi tutela legale”, scrive Open migration. A Melilla nel 2014 erano arrivati 2.682 migranti provenienti dall’Africa subsahariana e 3.566 tra siriani e algerini. Alla fine del maggio 2015, i migranti africani riusciti a passare le barriere erano solo 252, il numero dei siriani e degli algerini aveva già raggiunto quello della fine del 2014: 3.525.

Con il prolungarsi della guerra in Siria, e dopo la chiusura della rotta balcanica, cresce infatti il numero dei siriani che cercano di raggiungere l’Europa attraverso le due enclave spagnole. Il centro di permanenza temporanea per migranti (Ceti), costruito a Melilla per accogliere 500 richiedenti asilo, è arrivato a ospitare 1.700 persone, per l’80 per cento siriane.

Se la richiesta d’asilo viene respinta, i migranti possono rimanere ancora un po’ di tempo nel Ceti, ma i cittadini marocchini ne sono immediatamente espulsi. Per questo, da febbraio, un gruppo di 14 di loro ha messo in atto una protesta nella speranza di una revisione della domanda d’asilo, e si è accampato alle porte del centro.

Tra loro c’è Ouafae, una giovane marocchina fuggita da Rabat con la sua famiglia. E Mohamed, un siriano che ha conosciuto Ouafae, se n’è innamorato e, quando è riuscito a partire per l’Europa, ha aspettato il suo arrivo in Spagna. Quando ha saputo che, invece, la richiesta della famiglia marocchina era stata respinta, è tornato a Melilla e ora aspetta insieme a Ouafae di riuscire ad attraversare la frontiera europea.

La fotografa Maria Contreras Coll ha visitato Melilla nel marzo del 2016 e ha documentato la loro storia e quella di altri migranti.

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