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La città vecchia di Aleppo. In alto, il 9 agosto 2010. In basso, il 13 dicembre 2016. (Sandra Auger e Omar Sanadiki, Reuters/Contrasto)
La moschea degli Omayyadi. In alto, il 12 marzo 2009. In basso, il 13 dicembre 2016. (Omar Sanadiki, Reuters/Contrasto)
La moschea degli Omayyadi. In alto, il 6 ottobre 2010. In basso, il 17 dicembre 2016. (Khalil Ashawi e Omar Sanadiki, Reuters/Contrasto)
Nella città vecchia di Aleppo. In alto, il 6 ottobre 2010. In basso, il 17 dicembre 2016. (Khalil Ashawi e Omar Sanadiki, Reuters/Contrasto)
La scuola Al Sheebani, nella città vecchia. In alto, il 14 maggio 2008. In basso, il 17 dicembre 2016. (Omar Sanadiki, Reuters/Contrasto)
L’entrata al suq Zarab. In alto, il 24 novembre 2008. In basso, il 13 dicembre 2016. (Omar Sanadiki, Reuters/Contrasto)
Il cortile della scuola Al Sheebani. In alto, il 6 giugno 2009. In basso, il 17 dicembre 2016. (Omar Sanadiki, Reuters/Contrasto)
La moschea degli Omayyadi. In alto, il 12 marzo 2009. In basso, il 13 dicembre 2016. (Omar Sanadiki, Reuters/Contrasto)
La città vecchia. In alto, il 24 novembre 2008. In basso, il 13 dicembre 2016. (Omar Sanadiki, Reuters/Contrasto)

Com’era Aleppo e com’è ora

A mezzanotte del 29 dicembre (le 23 in Italia) è entrato in vigore in Siria un cessate il fuoco, raggiunto con la mediazione della Russia e della Turchia, che apre la via a dei negoziati di pace. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani è avvenuto qualche isolato episodio di violenza, ma non tale da mettere a rischio l’accordo, annunciato il 29 dicembre dal presidente russo Vladimir Putin e confermato dal governo siriano e dall’opposizione in esilio.

Secondo le Nazioni Unite, dal 2011 il conflitto in Siria ha causato almeno 310mila morti e un milione di profughi. Uno dei simboli della distruzione del paese è la situazione della seconda città siriana, Aleppo, che durante il primo anno di guerra non era stata luogo di scontri e proteste. Ma poi, dal luglio del 2012, è diventata uno dei principali campi di battaglia, finendo per essere divisa in due: la parte ovest controllata dal governo e quella orientale dai ribelli. Il 23 dicembre 2016 l’esercito di Damasco ha annunciato la riconquista totale della città.

Alcuni delle luoghi simbolo di Aleppo sono stati gravemente danneggiati dalla guerra. La Cittadella, risalente al tredicesimo secolo, è stata usata dalle forze filogovernative come roccaforte e quindi è stata più volte bombardata dai ribelli. La scuola Al Shibani e il centro commerciale Shabha, un tempo punti di incontro per i cittadini, sono adesso rasi al suolo e deserti.

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