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Skara sommarland, 1991, dalla serie Landet utom sig. (Lars Tunbjörk)
Paris fashion week, 2004. (Lars Tunbjörk)
Stati Uniti, 1995. (Lars Tunbjörk)
Stoccolma, 2001, dalla serie Home. (Lars Tunbjörk)
Avesta, 2007, dalla serie Vinter. (Lars Tunbjörk)
Karlskrona, 2006, dalla serie Vinter. (Lars Tunbjörk)
Kiruna, 2004, dalla serie Vinter. (Lars Tunbjörk)
Ullared, dalla serie I love Borås. (Lars Tunbjörk)
New York, 1997, dalla serie Office. (Lars Tunbjörk)
Skellefteå, dalla serie I love Borås. (Lars Tunbjörk)

In un mondo assurdo

Lars Tunbjörk è stato uno dei fotografi svedesi più amati e conosciuti, nel suo paese e all’estero. A tre anni dalla morte, il museo Fotografiska di Stoccolma ha organizzato una grande retrospettiva, aperta fino al 2 dicembre, curata dal fotografo Hasse Persson e dalla regista Maud Nycander, moglie di Tunbjörk.

La sua influenza nella cultura svedese è resa bene dalla parola “tunbjörkare”, coniata per indicare un’immagine dalle qualità speciali. Nato nel 1956 a Borås, comincia a lavorare come fotoreporter per quotidiani locali e nazionali. Tuttavia il suo modo di osservare la realtà lo spinge a soffermarsi su dettagli e stranezze che sfuggono all’occhio di molti; decide così di esplorare queste potenzialità sviluppando uno stile più personale.

“È stato il primo a raccontare la transizione a un capitalismo totalizzante, l’abbandono dei luoghi di incontro tradizionali, la ‘plastificazione’ delle nostre vite, il declino dello stato sociale” affermano i curatori. Tunbjörk ha un istinto per l’assurdo, ma non solo. Che sia un centro commerciale statunitense, un ufficio a Tokyo o nella sua città natale, le sue foto contengono una dose di umorismo, calore e oscurità tali da suscitare l’empatia dello spettatore. Come ha scritto il photo editor Paul Moakley su Time: “Con Lars ti sentivi meno solo e avevi la sensazione che comprendesse il grande abisso che ci circonda”.

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