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Pompei, casa di Arianna, 2016. (Kenro Izu, Per gentile concessione della Fondazione di Modena - Fondazione Modena arti visive )
Ercolano, terme suburbane, 2016. (Kenro Izu, Per gentile concessione della Fondazione di Modena - Fondazione Modena arti visive )
Pompei, anfiteatro, 2016. (Kenro Izu, Per gentile concessione della Fondazione di Modena - Fondazione Modena arti visive )
Pompei, terme del foro, 2016. (Kenro Izu, Per gentile concessione della Fondazione di Modena - Fondazione Modena arti visive )
Pompei, necropoli di Porta Nocera, 2016. (Kenro Izu, Per gentile concessione della Fondazione di Modena - Fondazione Modena arti visive )
Pompei, casa del Menandro, 2016. (Kenro Izu, Per gentile concessione della Fondazione di Modena - Fondazione Modena arti visive )
Pompei, tempio di Apollo, 2016. (Kenro Izu, Per gentile concessione della Fondazione di Modena - Fondazione Modena arti visive )
Pompei, foro, 2016. (Kenro Izu, Per gentile concessione della Fondazione di Modena - Fondazione Modena arti visive )
Pompei, terme stabiane, 2016. (Kenro Izu, Per gentile concessione della Fondazione di Modena - Fondazione Modena arti visive )
Pompei, casa degli amorini dorati, 2016. (Kenro Izu, Per gentile concessione della Fondazione di Modena - Fondazione Modena arti visive )

Pompei tra passato e futuro

Kenro Izu è un fotografo giapponese che dedica la sua ricerca artistica al racconto del tempo e delle civiltà antiche. Questa passione l’ha condotto in siti archeologici in ogni parte del mondo che ancora oggi conservano un forte legame spirituale con il passato.

Grazie alla Fondazione Modena arti visive, nel 2015 Izu ha cominciato un progetto su Pompei, dove nel 79 un’eruzione del Vesuvio ha distrutto l’intera città. Gli scavi hanno restituito edifici, oggetti, affreschi e le tracce lasciate dalle persone rimaste sepolte dalla cenere e dalla lava del vulcano.

Nelle 55 fotografie che danno forma a Requiem for Pompei il fotografo evita la semplice documentazione dei resti archeologici e preferisce costruire un’atmosfera sospesa tra meraviglia e distruzione. Le immagini diventano veicoli per comunicare con il passato e riflettere sulle possibili catastrofi ambientali che potrebbero mettere fine alla civiltà contemporanea. Con i corpi umani pietrificati e le rovine diventate paesaggio, Izu “prefigura un futuro amaro per l’umanità, immemore del passato e incapace di valutare le conseguenze del proprio agire” afferma Daniele Pittèri, direttore di Fondazione Modena arti visive.

La mostra è curata da Chiara Dall’Olio e Daniele De Luigi, in collaborazione con il parco archeologico di Pompei. Resterà aperta fino al 13 aprile 2020.

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