Un nuovo spazio per la fotografia a Roma
Il 29 gennaio è stato inaugurato il Centro della fotografia di Roma, nel padiglione 9D dell’ex Mattatoio. È il primo luogo dedicato esclusivamente alla fotografia in Italia gestito da enti pubblici, cioè dal comune di Roma e dalla sovrintendenza capitolina ai beni culturali. Il progetto fa parte di un’opera più grande di rigenerazione urbana che comprende l’ex Mattatoio, destinato a trasformarsi in una “città delle arti”.
Nella ristrutturazione di questi 1.500 metri quadrati sono stati mantenuti e valorizzati alcuni degli elementi dell’edificio industriale originario, con le sue strutture in ghisa e il tetto a capriate. Al suo interno lo spazio si sviluppa su due livelli, per ospitare mostre, uno spazio per incontri e una biblioteca con un’aula studio.
Per lanciare il progetto sono state allestite tre mostre in contemporanea. All’entrata troviamo Irving Penn. Fotografie 1939-2007, una selezione di 109 stampe del maestro statunitense provenienti dalla Maison européenne de la photographie di Parigi e curata da Alessandra Mauro, Pascal Höel e Frédérique Dolivet. La mostra ripercorre la lunga carriera di Penn tra moda, ritratto e natura morta, esaltando non solo la potenza visiva delle immagini ma anche l’abilità dell’autore nella stampa.
Dopo l’immersione nell’opera di Penn, il percorso espositivo prosegue con uno spazio chiamato Campo visivo, dedicato ai linguaggi contemporanei e più sperimentali. Per l’inaugurazione Daria Scolamacchia ha curato Corpi reali, corpi immaginati in cui convergono le opere del giapponese Kensuke Koike, della francese Alix Marie e dell’iraniana Forough Alaei. Con tecniche e linguaggi diversi, questi artisti propongono una riflessione sul corpo e sul gesto che solleva questioni più ampie sull’identità, sull’emancipazione e sulla costruzione di senso.
Al piano superiore, lungo il ballatoio, è allestita invece C’è un tempo e un luogo di Silvia Camporesi, curata da Federica Muzzarelli, che ha messo in risalto la centralità dei luoghi nell’opera dell’artista, considerati non come soggetti in sé, ma come punti di arrivo di processi, viaggi ed esperienze. Sono luoghi reali, ricostruiti e immaginati, che trascendono il tempo e lo spazio per condurci verso territori geografici ed emotivi.
Tutte le mostre resteranno aperte fino al 29 giugno.