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Ventidue morti negli scontri in Macedonia

Nel fine settimana 22 persone sono morte negli scontri tra la polizia e un gruppo di uomini armati alla periferia di Kumanovo

Altri 3 aggiornamenti

Cosa è successo in Macedonia

La situazione sembra essere tornata sotto controllo in Macedonia, dopo che nel fine settimana 22 persone sono morte negli scontri tra la polizia e un gruppo di uomini armati alla periferia di Kumanovo. Ecco cosa sappiamo finora:

  • Secondo il governo macedone la polizia è intervenuta sabato a Divo Naselje, un quartiere che ospita una numerosa minoranza albanese, per neutralizzare un gruppo terroristico formato da ex combattenti dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uçk). Gli scontri a fuoco sono continuati fino a domenica.
  • Il ministro dell’interno macedone, Ivo Kotevski, ha dichiarato che il gruppo era guidato da cinque cittadini kosovari, ma era composto anche da cittadini macedoni. Kotevski ha aggiunto che i terroristi erano entrati nel paese all’inizio di maggio e progettavano attentati contro le istituzioni.
  • Le vittime accertate sono otto poliziotti e 14 uomini del presunto gruppo terrorista. Risultano feriti 37 agenti.
  • La città di Kumanovo si trova a 40 chilometri dalla capitale Skopje, vicino al confine con il Kosovo e la Serbia. Nel 2001 la regione è stata al centro di un conflitto tra un gruppo di ribelli albanesi e le forze governative. La crisi si è conclusa con un accordo di pace che ha dato maggiore riconoscimento ai diritti della minoranza albanese in Macedonia.
  • Non tutti credono alla versione fornita dalle autorità. Secondo alcuni esponenti dell’opposizione, gli scontri a fuoco non hanno niente a che fare con il terrorismo e sono solo un diversivo escogitato dal governo per distogliere l’attenzione dalla profonda crisi politica in corso nel paese.
  • Negli ultimi mesi migliaia di sostenitori dell’opposizione socialdemocratica sono scesi in piazza per protestare contro il governo. L’esecutivo del premier Nikola Gruevski è accusato di aver insabbiato l’omicidio di un ragazzo, il ventiduenne Martin Neskovski, compiuto da un poliziotto nel 2011. Il governo inoltre, secondo l’opposizione, avrebbe messo in piedi un sistema di intercettazioni illegali nei confronti di politici, leader dell’opposizione, giornalisti, imprenditori, leader religiosi e magistrati.
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