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I matrimoni gay sono legali in tutti gli Stati Uniti, ha deciso la Corte suprema

Dopo la storica sentenza di ieri sulla riforma sanitaria, la corte suprema degli Stati Uniti ha stabilito che i matrimoni tra persone dello stesso sesso devono essere possibili in tutti gli stati

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Negli Stati Uniti attesa la sentenza della corte suprema sui matrimoni gay

Dopo la storica sentenza di ieri sulla riforma sanitaria, oggi la corte suprema degli Stati Uniti dovrebbe pronunciarsi sui matrimoni tra persone dello stesso sesso. I nove giudici della corte dovranno decidere se equiparare le nozze gay a quelle eterosessuali in tutti gli stati. A livello federale i matrimoni hanno già lo stesso valore e i coniugi hanno stessi diritti, tuttavia i singoli stati possono decidere se riconoscerli oppure no.

Il punto su cui dovranno pronunciarsi i giudici è il 14° emendamento della costituzione americana, che riguarda i diritti di cittadinanza e l’uguaglianza davanti alla legge. Secondo gli attivisti per i diritti civili, una decisione contraria della corte infrangerebbe questo emendamento.

La corte suprema ha riconosciuto i matrimoni egualitari con una sentenza storica nel giugno del 2013, ma l’autonomia degli stati ha provocato diverse contraddizioni politiche e legali tra lo stato federale e i singoli stati. Una coppia sposata in uno stato che riconosce le unioni, se dovesse trasferirsi in uno che non le riconoscere vedrebbe decadere i diritti acquisiti . E ancora, una coppia che vive in uno stato che vieta i matrimoni tra persone dello stesso sesso, avrebbe alcuni diritti garantiti dal governo centrale, ma non dallo stato in cui è residente.

Negli Stati Uniti il matrimonio tra persone dello stesso sesso è vietato in 13 stati, anche se il 70 per cento dei cittadini americani vive in stati che riconoscono le unioni tra persone dello stesso sesso.

All’interno della corte suprema quattro giudici sono di estrazione progressista e sosterrano i matrimoni gay. Dall’altra parte quattro giudici, tra cui l’italoamericano Antonin Scalia, sono conservatori. L’ago della bilancia dovrebbe essere Anthony Kennedy, un giudice di orientamento conservatore che tuttavia in passato ha assunto posizioni progressiste sui diritti degli omosessuali.

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