×

Fornisci il consenso ai cookie

Internazionale usa i cookie per mostrare alcuni contenuti esterni e proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta questa pagina.

Alexis Tsipras si dimetterà se dovesse vincere il sì al referendum

Il parlamento greco ha convocato un referendum sul piano di salvataggio proposto dai creditori internazionali per domenica 5 luglio. Entro la mezzanotte del 30 giugno Atene avrebbe dovuto ripagare il prestito da 1,6 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale

Altri 33 aggiornamenti

Perché è fallito l’accordo tra Atene e Bruxelles

Un graffito antieuropeo ad Atene, con la scritta “no” in tedesco.

Dopo quasi cinque mesi di incontri, vertici, memorandum, documenti e correzioni Atene e i creditori non hanno trovato un accordo per salvare la Grecia dall’insolvenza. Le due parti non sono riuscite a intendersi sul piano di riforme che dovrebbero fornire una garanzia per i prestiti futuri, cominciando a risanare i conti pubblici del paese. I punti più controversi riguardano le pensioni e l’aumento dell’Iva.

Pensioni. “L’attuale sistema pensionistico greco non è sostenibile”, si legge nella bozza dell’accordo. Il problema del sistema previdenziale è che dipende dai sussidi, sia sotto forma di introiti fiscali specificamente destinati alle pensioni, sia sotto forma di rabbocchi diretti dalle casse dello stato. I contributi che i greci versano coprono solo il 57 per cento di quello che lo stato spende per pagare i pensionati. Questo dipende dall’eccezionale tasso di disoccupazione (oltre il 25 per cento) dovuto alla crisi, ma anche a elementi strutturali come l’anzianità della popolazione.

I creditori hanno chiesto ad Atene di alzare l’età della pensione a 67 anni (o 62 anni con 40 di contributi) entro il 2022. Atene proponeva il 2036 e ora è arrivata a offrire il 2025 come data entro cui i greci smetteranno di lavorare a 67 anni. I creditori hanno chiesto l’eliminazione della Ekas, un bonus per i pensionati più poveri, a partire dal 2019 (all’inizio proponevano il 2017). Il governo prevede di non cancellarlo prima del 2020.

Iva. La questione dell’aumento dell’iva è stata centrale fin dall’inizio dei negoziati, cinque mesi fa. In un paese in cui l’evasione fiscale è piuttosto diffusa, alzare l’imposta sui beni e i servizi è un modo certo per fare entrare più soldi nelle casse dello stato. Atene è preoccupata, però, che una misura simile ostacoli la ripresa dei consumi.

I creditori hanno rinunciato a chiedere un sistema con due sole aliquote e propongono di modularlo su queste tre: una generale del 23 per cento, una del 13 per cento per alimenti di base, hotel, energia e acqua e una al 6 per cento su medicine, libri e teatro. Il punto di discordia è quello degli hotel e dei ristoranti che ora sono tassati al 6 per cento e nel progetto dell’Unione salirebbero rispettivamente al 13 e al 23. Una richiesta che Atene non vuole accettare perché colpirebbe il turismo, settore chiave dell’economia nazionale. Per altro, giusto all’inizio dell’alta stagione, visto che i creditori chiedono che la riforma entri in vigore il primo luglio e sia eventualmente modificata solo alla fine del 2016.

I creditori chiedono di abolire le eccezioni all’interno di questo sistema, compresa quella per le isole, popolare meta turistica. Ma il governo di Alexis Tsipras – e in particolare l’alleato nazionalista Greci indipendenti – non vuole cedere.

Tasse. Atene vuole una sovrattassa del 12 per cento sui profitti societari superiori a 500mila euro. I creditori si oppongono. Soprattutto Christine Lagarde, presidente del Fondo monetario internazionale, che ha detto: “Non si può basare un programma sulla promessa di nuovo gettito fiscale. È stato fatto negli ultimi cinque anni, con pochi risultati”.

pubblicità