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Il ribelle Jeremy Corbyn a capo del Partito laburista

Jeremy Corbyn a Londra il 16 luglio 2015. (Dan Kitwood, Getty Images)

Saldamente radicato nell’ala sinistra del Partito laburista britannico, Jeremy Corbyn è riuscito a realizzare l’impensabile, diventando il nuovo capo del partito dopo essere stato per lungo tempo il capofila dei ribelli.

Sia la sua personalità, sia il suo cursus honorum non facevano pensare che Corbyn, 66 anni, sarebbe un giorno diventato il leader del principale partito dell’opposizione al governo di David Cameron nel Regno Unito.

Finora è stato un outsider di professione. Un ribelle solitario, che ha votato 533 volte contro la linea del suo partito alla camera dei comuni dal 1997. Corbyn è l’esatto opposto dell’ex primo ministro laburista Tony Blair. Se Blair ha mandato le truppe britanniche in Iraq, Corbyn è il presidente di Stop the war, un’associazione pacifista. Blair era il massimo esponente del New Labour, Corbyn è un rappresentante dell’ala più radicale del partito.

Blair aveva la capacità retorica di raccogliere le folle con i suoi discorsi, Corbyn è l’incarnazione della semplicità, mai una parola di troppo. Invece di combattere contro l’austerità al di fuori del partito, come è avvenuto in Grecia per Syriza e in Spagna con Podemos, Corbyn ha raccolto la sfida di guidare questa battaglia all’interno del suo gruppo.

“Sono spesso stato frustrato nel Labour, ma questa è sempre stata la mia casa. Tony Benn un giorno mi ha detto: ‘Tu sei un compagno, facciamo parte dello stesso partito, questo basta’”, ha raccontato. C’è tutto Jeremy Corbyn in questa frase: la parola “compagno”, l’eredità di Tony Benn, uno dei leader laburista degli anni ottanta, la ribellione contro il partito, ma anche un’incrollabile fedeltà.

Questo amore per il Partito laburista e l’impegno sociale è un’eredità dei suoi genitori, un ingegnere e un’insegnante, che s’innamorarono durante una protesta contro la guerra civile spagnola. Cresciuto nell’ovest dell’Inghilterra, in una famiglia di quattro fratelli, non aveva una grande passione per gli studi. Dopo l’università, ha trascorso due anni in Giamaica con un’associazione benefica. Al suo ritorno nel Regno Unito, ha messo insieme la sua professione e l’impegno politico e ha portato avanti battaglie contro l’apartheid, contro il nucleare, contro l’occupazione militare della Palestina.

Eletto deputato nel collegio di Islington North, un quartiere settentrionale di Londra nel 1983, ha continuato a frequentare i picchetti, gli scioperi e i comizi.

È sposato con una donna di origini messicane molto più giovane di lui, conduce una vita tranquilla, quasi ascetica. È vegetariano, coltiva il suo giardino e ama fare le marmellate fatte in casa.

“Ho una vita normale, giro in bicicletta, non ho una macchina. Io non sono uno spendaccione”, ha detto al Guardian.

Anche i suoi detrattori riconoscono che Jeremy Corbyn è un uomo onesto e semplice. “È bello prendere il tè con lui, è sincero, anche se le sue idee risalgono al Giurassico”, ha detto di lui il deputato conservatore Alex Burghart.

Queste qualità hanno contribuito al suo successo. Anche se non mancano i critici che vedono in lui un uomo incapace a fare compromessi e quindi non adatto a governare il partito e il paese. “Amo Jeremy, ma è una persona che non scende a compromessi. Succede quando si assume un certo ruolo di ribelle. E non passa anche quando si diventa il leader dei laburisti”, ha detto Emily Thornberry.

Questo articolo è stato pubblicato dall’Agence France-Presse

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