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L’Italia ha il più basso tasso di occupazione tra laureati, dice l’Ocse

Durante una lezione nel liceo Virgilio di Milano, maggio 2011. (Stefano G. Pavesi, Contrasto)

È uscito Education at a glance 2015, il rapporto annuale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) che analizza i sistemi di istruzione dei 34 paesi membri. Lo studio confronta i dati sulla struttura, i finanziamenti e i risultati dei sistemi d’istruzione dei diversi paesi. Ne emerge, tra l’altro, che l’Italia ha il più basso tasso di occupazione di giovani laureati, investe pochissimo nell’istruzione universitaria e ha gli insegnanti più vecchi.

Istruzione e occupazione

Tra le – poche – buone notizie, c’è che il 20 per cento dei giovani italiani conseguirà un titolo universitario di secondo livello o un titolo universitario equivalente, per esempio una laurea magistrale, mentre la media dei paesi membri dell’Ocse è ferma al 17 per cento. Per le persone di età compresa tra i 25 e i 34 anni con un diploma di laurea è molto difficile però trovare un lavoro in Italia: nel 2014 solo il 62 per cento era occupato, cinque punti percentuali in meno rispetto ai dati del 2010, e venti punti percentuali in meno rispetto alla media Ocse.

L’Italia è tra i pochi paesi in cui la percentuale di occupati laureati è più alta per la fascia d’età 55-64 anni rispetto a quella 25-34 anni. Anche in Islanda e in Repubblica Ceca si registra questo andamento, ma la differenza nel livello di occupazione tra queste due fasce d’età è molto minore rispetto al caso italiano.

Inoltre solo in Italia e Repubblica Ceca il tasso di occupazione delle persone con età compresa tra 25 e 34 anni è più basso tra i laureati rispetto alle persone che hanno conseguito solo un diploma delle superiori. Il tasso di occupazione è poi particolarmente basso per i giovani laureati i cui genitori non sono laureati.

Circa il 35 per cento delle persone con età compresa tra 20 e 24 anni non ha un lavoro, non studia, né segue un corso di formazione, la seconda percentuale più alta tra i paesi membri dell’Ocse.

Gli insegnanti più vecchi

L’Italia ha il record degli insegnanti più anziani di tutti i paesi Ocse. Nel 2013 infatti il 57 per cento dei docenti nella scuola primaria, il 73 per cento dei professori della scuola secondaria superiore e il 51 per cento dei professori universitari avevano compiuto 50 anni di età o li avevano superati.

Nemmeno nell’ambito degli stipendi degli insegnanti l’Italia si distingue positivamente. Nel 2013, per esempio, i docenti impiegati nella scuola pubblica secondaria inferiore con età compresa tra 25 e 64 anni guadagnavano in media il 67 per cento del salario medio dei lavoratori di altri settori con qualifiche comparabili, rispetto a una proporzione media Ocse dell’80 per cento.

L’investimento nell’istruzione

Dal 2000 al 2012, tra i paesi dell’Ocse, solo in Cile, Francia, Norvegia, Polonia, Svezia e Italia la spesa nell’istruzione è aumentata meno del prodotto interno lordo in percentuale. In particolare, solo lo 0,9 per cento del pil italiano è investito nelle istituzioni dell’istruzione universitaria, l’unico paese a investire meno tra i membri dell’Ocse è il Lussemburgo.

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