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Il tasso di disoccupazione in Italia e gli altri dati dell’ultimo rapporto Istat

Una fabbrica di scarpe ad Asolo, 2015. (Gerhard Heidorn, Laif/Contrasto)

A ottobre il tasso di disoccupazione in Italia si è attestato all’11,5 per cento, raggiungendo livelli minimi dal dicembre del 2012 quando era all’11,4 per cento. Lo ha riferito l’Istat, che ha pubblicato i dati sui lavoratori in Italia aggiornati al 31 ottobre 2015. Per leggere questa percentuale, bisogna considerare che il tasso di disoccupazione equivale al rapporto tra i disoccupati e il totale della forza lavoro (occupati e disoccupati insieme), e quindi non tiene conto del numero di persone senza un lavoro che non stanno cercando un impiego, quelle che rientrano nella categoria statistica degli “inattivi”, che sono aumentati.

Le ragioni dell’aumento degli occupati nell’ultimo anno

Tra l’ottobre del 2014 e l’ottobre di quest’anno, il numero degli occupati è cresciuto dello 0,3 per cento, con 75mila occupati in più, ma il dato positivo non è strettamente legato alla creazione di nuovi posti di lavoro perché molto dipende anche dall’invecchiamento della popolazione. Infatti, il numero di occupati è aumentato soprattutto tra le persone con più di 50 anni, fascia di età che dall’inizio del 2013 è cresciuta del 4,7 per cento. L’Istat stima che almeno il 30 per cento della crescita occupazionale sia dovuto a questa dinamica demografica. Oltretutto le modifiche sulla previdenza introdotte dalla legge Fornero hanno diminuito il numero di pensionamenti nell’ultimo triennio, contribuendo così a loro volta all’aumento del numero di occupati con più di 50 anni.

Sia a settembre sia a ottobre l’occupazione è diminuita dello 0,2 per cento: nei due mesi il numero degli occupati è calato di 84mila unità.

Per le persone tra 15 e 34 anni, dopo un calo del 6,3 per cento nell’occupazione dall’inizio del 2013 fino alla prima metà del 2015, c’è stato un aumento fino ai livelli di metà del 2014, a circa 5 milioni di persone occupate. Tuttavia complessivamente il dato sui tre anni resta negativo. Anche in questo caso l’invecchiamento della popolazione è un fattore da non trascurare: l’Istat stima che circa il 35 per cento del calo occupazionale dal 2013 a settembre 2015 sia dovuto alla diminuzione delle persone in questa fascia d’età (-2,2 per cento).

Il calo della disoccupazione nel dettaglio

Il numero dei disoccupati a ottobre è diminuito dello 0,5 per cento (pari a circa 13mila persone). Il calo riguarda le donne e la popolazione di più di 34 anni, mentre c’è stato un aumento per la fascia d’età compresa tra i 15 e i 34 anni.

Considerando l’anno tra ottobre 2014 e ottobre 2015, il calo della disoccupazione si attesta al 12,3 per cento ed equivale a circa 410mila persone che non cercano più un lavoro perché hanno trovato un impiego o vi hanno rinunciato. In questo periodo di tempo è anche diminuito il tasso di disoccupazione tra i giovani (15-24 anni): a ottobre 2015 è stato stimato pari al 39,8 per cento, mentre un anno prima si attestava al 42,6 per cento.

Nella fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni, si è passati da un tasso di disoccupazione pari al 19,2 per cento a ottobre 2014, al 17 per cento di ottobre 2015.

C’è stato infine un calo del 4,4 per cento dell’occupazione per i lavoratori con età compresa tra 35 e 49 anni: il numero di occupati in questa categoria è diminuito di 450mila persone. Il tasso di disoccupazione è passato dal 10,4 dell’ottobre 2014 al 9,3 dell’ottobre 2015.

Anche gli inattivi aumentano

Anche se la disoccupazione è in calo, il numero degli inattivi, cioè delle persone che non lavorano né cercano un’occupazione (e dunque non vengono conteggiati tra i disoccupati), è cresciuto. La stima è aumentata dello 0,2 per cento (32mila persone) da settembre a ottobre 2015. È però diminuito complessivamente il numero di uomini inattivi con meno di 50 anni.

Nell’ultimo anno l’inattività è aumentata dell’1,4 per cento, che corrisponde a circa 196mila persone in più. Se si considerano solo le donne è salita del 3,5 per cento, se si guarda alla fascia d’età tra i 25 e i 34 anni del 3,3 per cento.

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