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Cosa sappiamo degli ostaggi italiani in Libia

Una foto tratta dal profilo Facebook del Sabratha media center mostra Gino Pollicardo (a destra) e Filippo Calcagno dopo la liberazione, il 4 marzo 2016.

Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, due ostaggi italiani rapiti in Libia il 19 luglio, sono stati liberati. La notizia è stata diffusa stamattina dal giornalista della Stampa Domenico Quirico. La moglie di Pollicardo ha dichiarato di aver parlato con suo marito al telefono. In tarda mattinata la Farnesina ha confermato che i due italiani non sono più nelle mani dei loro rapitori: “Si trovano ora sotto la tutela del Consiglio militare di Sabrata e sono in buona salute”.

Ieri il governo italiano ha confermato l’uccisione di altri due ostaggi italiani, Fausto Piano e Salvatore Failla, uccisi in Libia durante uno scontro a fuoco. I loro corpi sono stati ritrovati il 3 marzo tra Sabrata e Sarman, insieme a quelli di altre persone di origine tunisina, presunti jihadisti dello Stato islamico. Piano e Failla erano due tecnici dell’azienda italiana di costruzioni Bonatti ed erano stati presi in ostaggio insieme a Pollicardo e Calcagno il 19 luglio 2015 a Mellitah, a 60 chilometri da Tripoli, mentre tornavano dalla Tunisia. Ecco cosa sappiamo finora.

  • Stamattina il Sabrata media center ha diffuso le immagini e un video di Gino Pollicardo e Filippo Calcagno con un biglietto che diceva “Io sono Gino Pollicardo e con il mio collega Filippo Calcagno oggi 5 marzo 2016 siamo liberi, e stiamo discretamente fisicamente. Ma siamo psicologicamente devastati. Abbiamo bisogno di tornare urgentemente in Italia”.
  • Nella tarda mattinata il ministero degli esteri italiano ha confermato la liberazione dei due ostaggi.
  • Gino Pollicardo ha 55 anni, è sposato, ha due figli e vive a Fegina, nelle Cinque Terre, in provincia di La Spezia. Filippo Calcagno è di Piazza Armerina, in provincia di Enna, ha 65 anni, è sposato e ha due figlie. Entrambi lavoravano come tecnici per l’azienda italiana di costruzioni Bonatti di Parma.
  • Ieri la Farnesina ha confermato la morte di altri due ostaggi: Salvarore Failla e Fausto Piano. Failla, 47 anni, era originario di Carlentini, in provincia di Siracusa, sposato, aveva due figlie. Fausto Piano, 60 anni, era originario di Capoterra, in provincia di Cagliari, sposato, aveva tre figli.
  • Non è chiaro chi abbia rapito gli ostaggi il 19 luglio 2015. Il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) ritiene che gli italiani fossero stati rapiti da un gruppo di criminali comuni, ma che negli ultimi giorni fossero finiti nelle mani del gruppo Stato islamico (Is). Secondo alcune ricostruzioni, né ufficiali né confermate, i jihadisti avrebbero usato Failla e Piano come scudi umani nel corso di combattimenti avvenuti il 3 marzo con le forze di sicurezza libiche in un raid avvenuto in un casolare vicino Sabrata.
  • Lorenzo Cremonesi del Corriere della Sera racconta che c’era stata una trattativa tra il governo italiano e il gruppo che teneva in ostaggio i quattro tecnici, ma era arrivata a un punto morto. Secondo fonti vicine al governo di Tripoli, il gruppo criminale chiedeva 12 milioni di euro per liberare i quattro e il governo italiano aveva pagato una parte dei soldi, ma poi l’intermediario si era dileguato. Secondo il Corriere della Sera, l’intermediario era lo stesso autista che probabilmente il 19 luglio aveva venduto i quattro italiani ai banditi.
  • Sabrata è una città a 80 chilometri da Tripoli, in teoria è controllata dal parlamento di Tripoli e dalle milizia Alba libica, ma negli ultimi tempi è stata registrata la presenza di cellule dell’Is. Il 19 febbraio gli Stati Uniti hanno bombardato un campo di addestramento dell’Is a Sabrata e hanno ucciso almeno quaranta persone. Secondo fonti militari statunitensi l’obiettivo dei droni statunitensi era Noureddine Chouchane, un leader del gruppo jihadista, responsabile degli attentati al Bardo di Tunisi e alla spiaggia di Sousse, in Tunisia.
  • Sabrata si trova anche a pochi chilometri dall’impianto della Mellitah oil and gas, una società controllata dalla italiana Eni e dalla libica Noc, vicino a dove parte il gasdotto Greenstream che porta il petrolio dalla Libia a Gela, in Sicilia.
  • Stati Uniti, Regno Unito e Francia hanno mandato forze speciali in Libia per contrastare l’avanzata del gruppo Stato islamico, mentre l’Italia, che ha dato disponibilità agli statunitensi di usare le basi italiane, non è ancora intervenuta.
  • Il governo italiano vuole che sia il governo libico di unità nazionale a chiedere l’intervento della comunità internazionale, ma per questo c’è bisogno che il governo libico – nato dopo una lunga trattativa e con la mediazione delle Nazioni Unite – riceva la fiducia del parlamento di Tobruk, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. Ma a Tobruk la situazione è in una fase di stallo: quando il parlamento si è riunito per la fiducia al governo è mancato il numero legale necessario.
  • Gli Stati Uniti fanno pressione sul governo italiano per intervenire il prima possibile in Libia, ma il governo italiano aspetta che ci sia una richiesta da parte dell’autorità nazionale libica.
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