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Perché il potere di Vincent Bolloré preoccupa il cinema francese

Vincent Bollore a un’audizione della commissione d’inchiesta parlamentare sui finanziamenti all’audiovisivo pubblico. Parigi, Francia, 24 marzo 2026 (Gonzalo Fuentes, Reuters/Contrasto)

Vincent Bolloré, miliardario bretone e azionista di riferimento di Canal+ dal 2012, è diventato il nodo centrale dell’economia del cinema francese. Canal+ è oggi la principale fonte di finanziamento privato della produzione nazionale, mentre televisioni generaliste, piattaforme e fondi pubblici riducono il proprio ruolo. A fare da contrappeso c’è il Cnc, il Centre national du cinéma et de l’image animée, che dal 1946 ridistribuisce al settore i ricavi di una tassa su biglietti, abbonamenti televisivi e piattaforme streaming. Ma il Cnc subisce forti pressioni politiche.

L’11 maggio 2026, alla vigilia del Festival di Cannes, seicento professionisti, tra cui Juliette Binoche, Raymond Depardon, Adèle Haenel e Swann Arlaud, hanno pubblicato su Libération una petizione contro la concentrazione del potere finanziario e dei mezzi d’informazione nelle mani di Bolloré. Questi “dipendono oggi, in misura diversa, dal denaro di Vincent Bolloré”, si legge nel testo.

Sei giorni dopo, Maxime Saada, presidente del directoire (l’organo direttivo) di Canal+, ha annunciato davanti a duecentosessanta produttori riuniti a Cannes di aver messo in una lista nera i firmatari. “Non ho voglia di lavorare con persone che mi trattano da criptofascista”, ha dichiarato a Les Echos. Le firme alla petizione sono poi salite a quattromila, con l’adesione di Ken Loach, Javier Bardem e Mark Ruffalo.

Il 79º festival di Cannes si è svolto in un clima “ambivalente”, sottolinea Le Monde. Molti registi hanno riconosciuto che senza Canal+ non avrebbero potuto realizzare i loro film, mentre il pubblico ha fischiato il logo del canale ogni volta che appariva sullo schermo. La polemica, osserva il quotidiano, ha finito per “internazionalizzare” la figura di Bolloré, collocandolo al centro del dibattito globale sul cinema francese.

Il signore del botteghino

Nel 2025 Canal+ ha investito 163 milioni di euro nel cinema francese, scrive Les Échos citando i dati del Cnc. Su 216 film prodotti, 104 sono stati prefinanziati dal gruppo. Il finanziamento complessivo al cinema è sceso del 20 per cento in un anno, da 1,16 miliardi a 907 milioni di euro.

La novità più rilevante è l’acquisizione della Ugc, la terza rete di sale cinematografiche francesi, con 510 schermi tra cui l’Ugc Les Halles a Parigi, il più frequentato d’Europa. Nell’ottobre 2025 Canal+ ne ha rilevato il 34 per cento. Secondo Le Monde, l’Ugc aveva accettato nuovi investitori dopo le difficoltà legate alla pandemia, che avevano colpito in particolare i multiplex. Molte organizzazioni professionali avevano preferito Canal+ a Netflix o Amazon, ma l’operazione ha fatto crescere il timore di un’integrazione verticale senza precedenti.

Il Nouvel Obs ha ricordato che Canal+ controlla già la produzione e la distribuzione attraverso StudioCanal, il primo produttore e distributore europeo. Con l’Ugc, scrive il settimanale, il gruppo potrebbe presidiare “ogni fase della filiera”, dal finanziamento alla sala. “Canal+ potrà mantenere in cartellone un film in cui crede”, ha spiegato a Les Échos François Godard della Ender Analysis, una società di ricerca nel settore della comunicazione e dell’ intrattenimento. “Chi decide cosa resta in sala decide anche cosa viene visto, e questo è già un potere editoriale”.

Nel corso degli anni non sono mancati casi in cui Bolloré è intervenuto sulle scelte di produzione. Nel 2015 oppose il veto a un film di François Ozon sulla pedofilia nella chiesa cattolica. Il regista Christophe Honoré ha raccontato che un suo film e uno di Stéphane Brizé furono bloccati perché trattavano di omosessualità e sindacalismo.

Diversi produttori ritengono questi episodi eccezioni e sostengono che Canal+ non avrebbe interesse commerciale a trasformarsi in CNews, il canale televisivo all-news di proprietà del gruppo, che Libération definisce “la Fox News francese” per le sue posizioni di estrema destra.

Ma i segnali di allarme continuano ad accumularsi. “Quando il Journal du Dimanche cambia direzione, quando I-Télé diventa CNews, quando il direttore della casa editrice Grasset viene licenziato, abbiamo il diritto di preoccuparci”, ha scritto su L’Humanité, giornale vicino al Partito comunista francese, l’attore Swann Arlaud, alludendo ai casi in cui testate e case editrici entrate nell’orbita di Bolloré hanno subito cambiamenti editoriali drastici verso posizioni di destra. “Bisogna forse aspettare che sia troppo tardi?”, ha aggiunto Arlaud spiegando perché ha firmato la petizione contro Bolloré.

Il sistema di finanziamento sotto attacco

Il Cnc distribuisce circa 800 milioni di euro all’anno e sostiene 260mila posti di lavoro. Il partito di estrema destra Rassemblement national ne ha fatto un bersaglio: nell’ottobre 2025 il deputato Matthias Renault ha proposto di sopprimerlo, definendo i film finanziati “spazzatura” o “di sinistra”, scrive Le Monde. L’emendamento è stato respinto, ma la pressione è rimasta.

Sébastien Chenu, vicepresidente dell’assemblea nazionale, ha convocato il presidente del Cnc Gaëtan Bruel accusando l’istituzione di essere “opaca” e “ideologicamente orientata”, aggiunge il quotidiano. Bruel ha risposto che nel 2023, 47 dei 52 film che avevano ottenuto l’anticipo sulle entrate erano cofinanziati da Canal+.

TF1 e M6, le principali tv private del paese, hanno ridotto gli investimenti nella produzione nazionale, mentre le piattaforme digitali assorbono pubblicità senza reinvestirla nei film francesi. In questo contesto Canal+ è diventato insostituibile, e la sua influenza si estende ben oltre i titoli che finanzia direttamente.

Il 27 maggio Cyrille Bolloré, amministratore delegato del gruppo e figlio di Vincent, ha definito le polemiche “una gigantesca menzogna”. Michel Guerrin su Le Monde ha scritto che per anni il settore ha accettato il denaro di Canal+ senza sollevare obiezioni, e che la reazione attuale rivela una dipendenza difficile da gestire.

Secondo Le Monde, la lettera contro Bolloré è arrivata nel momento meno opportuno. I sindacati stavano negoziando i nuovi accordi di finanziamento con Canal+, e le definizione delle regole di distribuzione tra sale e piattaforme streaming è prevista entro luglio. Il dibattito resta sospeso tra timori legati alla concentrazione del potere economico e dell’informazione e la lettura più prudente di una parte del settore, che invita a non confondere criticità strutturali con un progetto di controllo culturale.

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