Lione al centro degli scontri tra estrema destra e antifascisti
Quentin Deranque, 23 anni, studente di matematica e militante di estrema destra, è stato ucciso in uno scontro tra alcune persone a volto coperto e il collettivo femminista di estrema destra Némésis. Il collettivo aveva organizzato un presidio all’esterno dell’Istituto di studi politici di Lione, dove si stava tenendo una conferenza di Rima Hassan, eurodeputata del partito di sinistra La France insoumise (Lfi). Deranque e altri militanti di destra dovevano “garantire la sicurezza” del collettivo, scrive il Nouvel Obs.
Secondo il settimanale francese gli scontri tra gruppi di estrema destra e antifascisti nella città sono diventati frequenti negli ultimi anni, ma la storia di Lione è caratterizzata da decenni dalla forte presenza di formazioni fasciste e neofasciste: “Già durante la seconda guerra mondiale, l’Action française (monarchica e antisemita) trova rifugio qui. Il quartiere Vieux-Lyon diventa terreno fertile per i gruppuscoli di estrema destra, che fanno leva su una tradizione cattolica controrivoluzionaria”.
Queste reti contano anche sulla presenza di “accademici negazionisti, in particolare all’interno della facoltà di Lione-3 tra il 1975 e il 2000”, dove insegna, tra gli altri, Pierre Vial, cofondatore del Groupement de recherche et d’études pour la civilisation européenne (Grece), “uno dei focolai della nouvelle droite, una corrente di pensiero accademica di estrema destra”. Anche gli ultras della squadra di calcio cittadina si avvicinano ai movimenti nazionalisti e identitari.
“All’inizio degli anni duemila”, racconta il Nouvel Obs, “i militanti identitari sono poco numerosi ma si fanno rapidamente notare per le loro azioni radicali. Spuntano di continuo nuovi gruppuscoli, poi man mano sciolti”. Génération identitaire (Gi), fondato nel 2012, organizza “ronde” e operazioni “anti-migranti” nelle Alpi. “Nel 2017 nasce il Bastion social, promosso da ex membri del Groupe union défense (Gud), noto per le sue azioni violente”. Nel 2021 Les Remparts “raccolgono il testimone di Génération identitaire e si ritrovano nel bar La Traboule e nella palestra di boxe L’Agogé, nel Vieux-Lyon, prima di essere a loro volta sciolti nel 2024. Lyon populaire è sciolto l’anno seguente”.
“Il movimento”, continua ancora il Nouvel Obs, “è segnato da diverse condanne: nel 2024 Sinisha Milinov, leader dei Remparts, e Pierre-Louis Perrier, un militante identitario, sono condannati rispettivamente a sei mesi e due anni di carcere per aver partecipato a una rissa e aver dato sei coltellate a un giovane di origine maghrebina nell’ottobre 2022”. Eliot Bertin e Tristan Conchon, entrambi militanti del Bastion social, “dopo un attacco contro un locale in cui si teneva una conferenza su Gaza nel novembre 2023 sono arrestati per associazione a delinquere e partecipazione a un gruppo costituito allo scopo di preparare violenze o atti vandalici”.
Quentin Deranque non era mai stato protagonista di episodi violenti e i suoi amici lo descrivono come uno studente “pio” e impegnato nella vita parrocchiale. Ma la sua traiettoria politica, ricostruita da vari giornali francesi, lo collocava stabilmente negli ambienti dell’estrema destra radicale lionese. Secondo Le Monde, Deranque frequentava reti identitarie e gruppi cattolici tradizionalisti, ed era considerato vicino a diversi circoli neofascisti attivi in città. Aveva partecipato agli incontri dell’Academia christiana, un movimento integralista favorevole alla remigrazione, e si era avvicinato a collettivi che negli ultimi anni hanno fatto da cerniera tra l’estrema destra identitaria e piccoli nuclei neonazisti locali.
Il sito Mediapart riporta che “lo studente faceva parte del gruppo neofascista Allobroges Bourgoin” e di quello “nazionalista-rivoluzionario lionese Audace, erede locale del Bastion social”.
Antifascismo di strada
Sull’uccisione di Deranque è in corso un’inchiesta per omicidio volontario. Undici persone sospettate di aver partecipato al pestaggio sono state fermate. Tra loro, c’è anche Jacques-Elie Favrot, assistente parlamentare del deputato di Lfi Raphaël Arnault, e uno dei fondatori nel 2018 del collettivo antifascista La jeune garde. Proprio La jeune garde è stata chiamata in causa dal ministro dell’interno Laurent Nuñez, mentre quello della giustizia Gérald Darmanin ha detto che l’azione che ha causato la morte di Deranque è “certamente riconducibile all’ultrasinistra”.
La jeune garde, scrive Le Monde, si è ufficialmente sciolta nel 2025, su richiesta del governo francese, ma negli ultimi anni ha continuato le sue attività, ampliando anche la sua presenza in altre città francesi. Il governo gli attribuisce undici aggressioni e “addestramenti ai combattimenti di strada”. Il gruppo respinge le accuse, sostenendo di aver sempre cercato di “disinnescare la violenza” attraverso servizi d’ordine coordinati con altre organizzazioni politiche e sindacali.
Il quotidiano francese ricorda che “inizialmente, La jeune garde voleva distinguersi dai gruppi antifascisti esistenti. I loro militanti erano spesso incappucciati? Quelli della Jeune garde avrebbero agito a volto scoperto – cosa cambiata nel corso del tempo – e avrebbero avuto dei portavoce. Gli altri erano in maggioranza maschi? La jeune garde avrebbe avuto un terzo di donne, spesso in primo piano”. E infine “gli antifascisti rifiutavano la politica istituzionale? La jeune garde avrebbe assunto una linea unitaria e dialogato con le formazioni di sinistra, sia partiti sia sindacati”.
Allo stesso tempo, continua Le Monde, “i suoi militanti praticano un ‘antifascismo di strada’, si allenano in sport da combattimento” e creano “formazioni di autodifesa” che, afferma il collettivo, “non sono mai all’origine della violenza”.
Poco dopo la sua nascita il gruppo, che oggi conta tra i cento e i duecento militanti, si avvicina a La France insoumise.
L’uccisione di Deranque mette in difficoltà il partito di Jean-Luc Mélenchon, dopo che all’inizio di febbraio il ministero dell’interno aveva classificato La France insoumise come un partito di estrema sinistra. Già qualche anno fa, riporta Le Monde, Lfi era stata accusata di non avere preso le distanze dalla Jeune garde, quando otto militanti del collettivo erano stati messi sotto inchiesta per l’aggressione a un minorenne sospettato di appartenere alla Ligue de défense juive, un movimento sionista di estrema destra.
A Lione intanto le autorità denunciano un “clima di tensione estrema”. Amministratori locali e associazioni, riporta Le Nouvel Obs, chiedono una strategia nazionale che affronti le cause profonde della radicalizzazione, citando precarietà, marginalità sociale e sfiducia nelle istituzioni. Le richieste includono maggiori risorse per la prevenzione e un monitoraggio più efficace delle reti militanti.