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Le conseguenze per la destra dopo la sconfitta nel referendum

Giorgia Meloni a Bruxelles, in Belgio, il 19 marzo 2026 (Nicolas Economou, NurPhoto/Getty Images)

Gli elettori italiani hanno respinto la riforma della magistratura fortemente voluta dalla maggioranza di destra. Il risultato del referendum costituzionale che si è svolto tra domenica 22 e lunedì 23 marzo è particolarmente significativo per i numeri registrati dal no, ma anche per il dato dell’affluenza, intorno al 60 per cento, quindi davvero molto alta.

Prima di ogni altra considerazione dunque, sono i numeri a dire che la sconfitta rimediata dalla destra è un’importante sconfitta politica, senza attenuanti possibili, e anzi la prima vera bocciatura dall’ottobre del 2022, cioè da quando Giorgia Meloni è diventata presidente del consiglio.

Se è certo, com’era evidente dall’inizio, che le conseguenze del voto degli italiani avranno conseguenze sul piano politico, è ancora molto presto per capire di che natura saranno.

Difficile dire, per esempio, se l’esito del referendum potrà incidere sui rapporti tra maggioranza e opposizioni, anche perché queste sono apparse incapaci di costruire un fronte politico comune. Per la stessa ragione appare difficile capire se il voto avrà conseguenze – quali, e di che entità – sugli equilibri interni al centrosinistra.

È invece più facile immaginare che ci saranno conseguenze all’interno della coalizione di destra. Per prima cosa si dovrà valutare quanto la destra riuscirà a restare politicamente compatta attorno alla presidente del consiglio.

Com’è noto, essere al potere aiuta. Ma è proprio quando il potere comincia a mostrare qualche crepa che emergono i problemi di tenuta, soprattutto quando è fortemente concentrato in un gruppo ristretto come nel caso di Meloni e dei suoi collaboratori.

A quel punto, il rischio che le crepe si allarghino è molto concreto. Insomma, da un punto di vista strategico, più che da eventuali battaglie politiche condotte dal centrosinistra, è possibile che qualche problema per la stabilità del governo nel prossimo futuro possa arrivare dall’interno della stessa maggioranza, dove le acque erano già piuttosto agitate prima del referendum.

Un anno complicato

Commentando il risultato del referendum Giorgia Meloni ha parlato di una occasione persa per modernizzare l’Italia e ha spiegato che la destra andrà avanti per onorare il mandato ricevuto dagli italiani alle elezioni politiche. Resta da capire come.

L’esito del referendum imporrà un ragionamento sulle altre grandi riforme che la destra aveva trasformato in altrettante bandiere di legislatura, a partire dal cosiddetto premierato. Stessa cosa vale per la nuova legge elettorale, sulla quale di recente a destra si era aperto un dibattito.

Quanto alla giustizia, resta da capire cosa ne sarà di tutti i proclami secondo cui la separazione delle carriere doveva essere solo il primo tassello di una riorganizzazione dell’ordinamento giudiziario italiano, che in realtà con il funzionamento della giustizia come servizio ai cittadini aveva davvero poco a che fare.

L’anno che porterà alle elezioni politiche del 2027 insomma si annuncia per Giorgia Meloni più complicato di quanto sembrava fino a poche settimane fa. Anche perché la difficile situazione internazionale non aiuta.

In particolare non sembra aiutare il comportamento sconcertante del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, a cui Meloni si è spesso dichiarata vicina, e che potrebbe avere avuto un peso nelle scelte degli italiani.

Così, in molti si stanno interrogando perfino sulla possibilità di eventuali elezioni politiche anticipate, che per la destra potrebbero essere un modo di evitare un logoramento eccessivo. Anche perché la posta in palio sarà non solo la guida del paese nella prossima legislatura, ma anche l’elezione del nuovo capo dello stato.

Per questo è probabile che la presidente del consiglio e il suo partito proveranno a usare ancora una volta il tema della sicurezza per allontanare l’attenzione dalle proprie difficoltà politiche.

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