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L’esercito iracheno entra a Tikrit

Le forze governative e le milizie che le sostengono hanno conquistato il quartiere più grande della città, sotto il controllo del gruppo Stato islamico da giugno

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La ritirata dello Stato islamico

In Medio Oriente le buone notizie sono merce rara, ma oggi ne è arrivata una. Dopo un’offensiva durata cinque giorni, l’esercito iracheno si prepara infatti a strappare la città di Tikrit ai jihadisti dello Stato islamico, che l’avevano conquistata in agosto.

Fino a giovedì sera gli estremisti islamici controllavano ancora il centro di questo agglomerato di 140mila abitanti situato a 150 chilometri a nord di Baghdad. L’avanzata dell’esercito è stata frenata dai cecchini e dalle mine, ma la battaglia è virtualmente vinta. La strada verso Mosul, seconda città del paese e conquistata dallo Stato islamico in estate, è finalmente aperta.

A Mosul vive più di un milione e mezzo di persone, e la battaglia sarà molto più difficile rispetto alla campagna di Tikrit perché bisognerà riconquistare la città strada per strada per limitare il numero di vittime tra i civili, sempre ammesso che l’esercito iracheno ne abbia voglia. La battaglia di Mosul minaccia di essere un evento terrificante, ma lo Stato islamico è ormai sulla difensiva dopo che i bombardamenti della coalizione hanno fermato la sua avanzata. Oggi i terroristi sono costretti a impiegare le forze per difendere i loro bastioni.

Le cose stanno andando per il verso giusto, ma resta il fatto che questo momento è assolutamente cruciale per l’Iraq e l’intera regione, considerando che la controffensiva in corso non è condotta solo dall’esercito iracheno. A guidare le danze sono infatti soprattutto gli ufficiali iraniani e le milizie sciite irachene agli ordini di Teheran, e resta da capire come si comporteranno gli sciiti nei confronti della popolazione sunnita di queste città; infatti, c’è il rischio che si abbandonino a maltrattamenti e tentino di mettere Mosul sotto il controllo sciita invece di limitarsi a liberarla dalla morsa dello Stato islamico.

Staremo a vedere. Dall’evoluzione di questo conflitto dipende il futuro del Medio Oriente, perché nella lotta contro i jihadisti sunniti dello Stato islamico c’è in ballo il rapporto di forze tra sunniti e sciiti nella regione.

L’anno scorso l’avanzata inarrestabile dello Stato islamico era stata favorita da due fattori: il rifiuto delle democrazie occidentali di aiutare la popolazione siriana, a maggioranza sunnita, a liberarsi del regime di Assad, alleato dell’Iran e legato a una corrente dello sciismo, e l’emarginazione della minoranza sunnita in Iraq, dove il governo è a maggioranza sciita.

All’epoca molti sunniti iracheni e siriani si erano schierati dalla parte dello Stato islamico, ed è per questo che i terroristi saranno davvero sconfitti solo quando la maggioranza sciita irachena, il regime di Damasco e soprattutto l’Iran offriranno garanzie ai sunniti, in Iraq come in Siria. L’arretramento dello Stato islamico è una tappa fondamentale, una vittoria indispensabile contro una barbarie abominevole, ma il Medio Oriente uscirà dal caos solo attraverso un accordo di convivenza tra sciiti e sunniti, un accordo che per il momento appare ancora estremamente lontano.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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