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Le tre condizioni per arrivare a una tregua in Siria

Abitanti di Duma, dopo un bombardamento dell’esercito leale al presidente siriano Assad, il 2 ottobre 2015. (Bassam Khabieh, Reuters/Contrasto)

Erano in pochi a crederci. Il fatalismo generale circondava questa riunione, eppure il tentativo di trovare una soluzione per la Siria segnato dalla conferenza di Vienna è una realtà. Sabato toccherà ai ministri degli esteri dopo le riunioni preparatorie del 12 e 13 novembre. Ancora siamo molto lontani da un cessate il fuoco e dalla pace, ma in questo momento sono in corso reali negoziati. La trattativa in ogni caso resta difficile, perché prima di arrivare alla data per la tregua – che gli statunitensi cercheranno di fissare sabato – bisogna risolvere tre problemi.

Il Cremlino è consapevole che il compromesso passerà inevitabilmente per l’uscita di scena di Bashar al Assad

Innanzitutto è necessario stabilire quali saranno i gruppi dell’opposizione che saranno considerati terroristici e dunque esclusi dal cessate il fuoco tra il regime siriano e l’opposizione. I paesi sunniti, gli europei e gli statunitensi, sostenitori dell’opposizione, sono d’accordo con gli alleati del regime (Russia e Iran) sul fatto che i jihadisti di Al nusra e naturalmente quelli dello Stato islamico non potranno in alcun modo partecipare al processo di pace, ma i pareri sono discordanti sugli altri gruppi, che alcuni considerano terroristi e altri no.

In secondo luogo bisogna stabilire chi potrà fare parte della delegazione dell’opposizione che al momento opportuno dovrà partecipare alla trattativa diretta con i rappresentanti del regime per modificare la costituzione e preparare le prossime elezioni sotto la tutela della comunità internazionale.

Anche su questo punto i pareri sono ancora divergenti, perché la composizione di questa delegazione sarà cruciale per il futuro. Al momento circolano diverse liste, ma la posta in gioco è talmente alta che i russi si sono rifiutati di partecipare giovedì al gruppo di lavoro mentre gli iraniani si sono seduti al tavolo della trattativa.

Interrompere i bombardamenti indiscriminati

La situazione resta molto tesa e continuerà a esserlo sabato perché, ecco il terzo problema, la Francia vuole che russi e iraniani usino la loro influenza sul regime per garantire un accesso umanitario alle zone più devastate e un’interruzione dei bombardamenti indiscriminati sulle popolazioni civili.

Russi e iraniani dovranno dare prova della loro buona volontà e pronunciarsi sulla richiesta di non attaccare le basi dell’opposizione che la conferenza di Vienna non considererà come terroriste.

In altre parole siamo molto lontani da una soluzione definitiva. Non ci sono certezze, ma l’elemento nuovo, quello che permette di credere che la trattativa possa avere un esito positivo, è che ormai i russi hanno capito che, nonostante il loro appoggio aereo e quello sul campo da parte degli iraniani, le truppe del regime non riusciranno a riconquistare terreno. Il Cremlino è consapevole che il compromesso passerà inevitabilmente per l’uscita di scena di Bashar al Assad, un compromesso a cui oggi lavorano tutte le parti in causa.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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