La minaccia nucleare di Pyongyang riguarda il futuro di tutti

La notizia del lancio del missile nordcoreano che ha sorvolato il Giappone su uno schermo televisivo a Tokyo, 29 agosto 2017. (Kim Kyung-Hoon, Reuters/Contrasto)

La Corea del Nord non vuole incenerire nessuno. Né i sudcoreani né gli americani e nemmeno gli abitanti di qualsiasi altro paese, perché sa che in questo modo non otterrebbe nulla e che il suo regime non sopravviverebbe. Eppure il nuovo lancio di missili effettuato nella notte del 28 agosto pone problemi seri al resto del mondo.

Lo sfoggio di potenza della Corea del Nord è particolarmente provocatorio perché i missili hanno sorvolato il Giappone e seguono a stretto giro le sanzioni internazionali adottate all’unanimità dal Consiglio di sicurezza all’inizio del mese. L’esercitazione aveva un obiettivo ben preciso: far capire al mondo che Pyongyang non cederà alle pressioni internazionali e porterà avanti a ogni costo lo sviluppo dei suoi missili balistici e delle sue capacità nucleari.

Il regime non intende fare alcun passo indietro perché è convinto che soltanto una forza di dissuasione credibile gli può garantire la sopravvivenza contro qualsiasi tentazione esterna di destabilizzarlo o rovesciarlo. Avatar grottesco e dinastico del comunismo, il regime vuole sopravvivere a se stesso, e il problema è che davanti a questa determinazione il resto del mondo è sostanzialmente impotente.

Pechino potrebbe strangolare l’economia nordcoreana, ma non vuole vedere una Corea unificata

In teoria gli Stati Uniti avrebbero tutti i mezzi per distruggere le postazioni nucleari di quella che è senza alcun dubbio la peggiore delle dittature esistenti, ma la risposta nordcoreana, anche se convenzionale, infliggerebbe immediatamente enormi perdite umane alla Corea del Sud e distruggerebbe industrie il cui contributo all’economia mondiale è fondamentale. Un attacco sarebbe estremamente rischioso, ed è per questo che i collaboratori di Trump l’hanno convinto ad abbandonare l’idea.

Resterebbe la Cina. Unico alleato di Pyongyang, Pechino potrebbe strangolare l’economia nordcoreana, ma al di là delle sanzioni, inevitabilmente limitate, non si decide a farlo perché non vuole vedere una Corea unificata che farebbe presto concorrenza ai cinesi e porterebbe i soldati statunitensi alle sue frontiere. Se i nordcoreani se ne fregano dell’irritazione cinese è perché sanno benissimo che Pechino non ha alcun interesse a indebolirli, ed è così che il problema Pyongyang diventa irrisolvibile.

Sembrerebbe che siamo costretti a lasciare che il regime si costruisca la sua assicurazione nucleare sulla vita. Ma è altrettanto vero che Pyongyang ha ottenuto dal Pakistan i mezzi per sviluppare la sua bomba prima di permettere all’Iran di fare altrettanto, e che una nuclearizzazione di questo paese segnerebbe rapidamente la fine del Trattato di non proliferazione e una crescita esponenziale, a cominciare dal Giappone, del numero di paesi dotati della bomba atomica.

È un’ipotesi terrificante, inaccettabile, e l’unico modo per evitare questo rischio è quello di negoziare con la Corea del Nord garanzie di sicurezza in cambio di una limitazione del programma nucleare. Il meno che possiamo dire è che siamo lontani da questo scenario.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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