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Meno #Fertilityday e più educazione sessuale

Il 22 settembre sarà il Fertility day e da un paio di giorni non si parla d’altro e quasi sempre male. La campagna iconografica è piuttosto mediocre – la più brutta è forse la foto con le scarpine verdi e patriottiche, ma pure tutte le altre sembrano eseguite da uno studente al primo anno di un corso di grafica. La campagna è legata al “Piano nazionale di fertilità” (sottotitolo “Difendi la tua fertilità, prepara una culla nel tuo futuro”).

Avevo letto il documento l’anno scorso (ne avevo parlato a Radio Radicale) e tra le cose che più mi avevano divertito c’era la maiuscola per Fertilità, perché è una cosa così patriottica da meritare la maiuscola. Come il Prestigio della Maternità. Nessun accenno alla differenza tra istituto della maternità e maternità come scelta soggettiva, ovviamente, né alle condizioni necessarie e sufficienti per compiere davvero una scelta libera. Ma, d’altra parte, se è un “bisogno essenziale non solo della coppia ma dell’intera società” non può che meritare la maiuscola e non ha bisogno di alcuna distinzione cavillosa.

Se davvero si considera importante “fornire strumenti educativi ed informativi agli adolescenti per evitare abitudini che mettono a rischio di infezioni sessualmente trasmesse o gravidanze indesiderate”, lo strumento giusto è l’educazione sessuale nelle scuole e al riguardo siamo in colpevole e pigrissimo ritardo (e già che ci siamo anche quella di genere, cui però sembrano carenti anche gli estensori del documento. A proposito di autori, sarà un caso che l’autrice indicata nel pdf sia Assuntina Morresi, nota per le sue posizioni conservatrici e per essere sostenitrice della legge 40, la legge più contraria alla fertilità che possa esistere?).

Il documento è molto lungo e ci vorrebbe molto tempo per analizzarlo nei dettagli. Ci sono però alcuni passaggi che sembrano particolarmente controversi.

L’insistenza nello specificare che le tecniche riproduttive non possono sostituire la fertilità naturale è tipica di chi ci tratta come figli un po’ scemi

C’è, per esempio, una frase abbastanza ambigua: “Gli anticoncezionali di barriera e il tempestivo impiego dei presidi medici possono prevenire o ridurre i danni sulla fertilità femminile ma non sono sufficienti senza un comportamento sessuale consapevole e responsabile”. Non sarebbe stato meglio parlare più esplicitamente di malattie sessualmente trasmissibili e di come prevenirle?

L’ombra sulla contraccezione torna poco dopo: “Esiste una carenza di fondo delle conoscenze relative al funzionamento del ciclo mestruale, al periodo fertile del ciclo, ai segni di identificazione della fertilità, all’estensione della fertilità femminile nell’arco della vita, agli effetti delle cattive abitudini nella vita quotidiana e agli eventi di varia natura, comprese alcune scelte contraccettive, che possono compromettere la fertilità”.

Cioè gli anticoncezionali sono dannosi per la nostra salute riproduttiva? E quali? E in che misura? La pillola ci rende sterili?

La campagna, come dicevo, ha sollevato molte proteste che hanno menzionato il sovraffollamento nel mondo in una prospettiva perciò meno autarchica, la carenza di strutture adeguate e garanzie lavorative, la visione – che sembra permeare il documento – di una destinazione d’uso femminile. Ha ricevuto critiche, insomma, sia sugli intenti sia sui mezzi. Nel ricordare quanto sia importante riprodursi si nasconde un insidioso paradosso: o lo so già, e allora è inutile che me lo vieni a dire, oppure non lo so e non mi pare che si possa convincere qualcuno ripetendo che la Maternità è Prestigiosa, con tutte le maiuscole possibili.

Paternalismo dilagante
La riproduzione in funzione sociale ci (ri)porta a un clima in cui le libertà individuali erano meno importanti della Volontà di una qualche entità superiore. E l’insistenza nello specificare che le tecniche riproduttive non possano sostituire la fertilità naturale è tipica di chi ci tratta come figli un po’ scemi e non educati abbastanza (può anche corrispondere alla realtà, ma rimediare sarebbe troppo tardi e comunque non andrebbe fatto in questo modo). Poter ricorrere alla cosiddetta eterologa (ora di fatto legale, ma non garantita soprattutto nel caso degli ovociti) potrebbe rientrare in un piano dedicato alla fertilità?

C’è una critica però che mi pare del tutto fuori fuoco, o anzi troppo a fuoco ma su un’altra questione: la nostra esasperata e adolescenziale sensibilità.

Non sono pochi quelli che hanno definito il documento offensivo. Ora, se avete più di quindici anni e vi offendete perché qualcuno, sia pure un ministero, ha detto qualcosa, il problema è il vostro. Se poi si critica, giustamente, il tono paternalistico del piano fertilità, mi pare che l’obiezione “ci state offendendo” abbia lo stesso sapore paternalistico.

Infine, forse con un alone di nostalgia, la maggior parte delle questioni sollevate dal documento troverebbero una risposta direttamente dagli anni settanta: i consultori, spesso poco finanziati o spariti del tutto. La visione dei consultori era una visione che rispetto a quella che il Piano emana sembra arrivare dal prossimo millennio.

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