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La banca del papa

Chi controlla la finanza vaticana? È intorno a questo semplice interrogativo che, negli anni di passaggio dal pontificato di Benedetto XVI a quello di Francesco, è stato scritto uno dei capitoli più controversi e difficili della storia recente della chiesa. Ed è su questo terreno instabile che i mezzi d’informazione sono stati chiamati a misurarsi, per altro in uno scenario generale confuso, fatto di fughe di documenti dalle stanze vaticane e di soffiate interessate ai giornali nelle quali si raccontava di cardinali, cordate, scontri personali, lotte tra monsignori e pezzi del potere politico e finanziario.

Il periodo in questione è passato alle cronache con il nome di “vatileaks” e comprende varie cose: la storia del “corvo” che rubava le carte dall’appartamento del papa, lo scontro interno alla chiesa tra l’ex segretario di stato Tarcisio Bertone e la Conferenza episcopale italiana (nonché con importanti settori della diplomazia vaticana), la crisi nella gestione finanziaria.

Quest’ultimo resta un capitolo chiave, non solo perché la storia dell’Istituto per le opere di religione (Ior) è costellata da ombre e vicende drammatiche – il crac dell’Ambrosiano, i rapporti con la mafia, le indagini sulla tangente Enimont, l’inchiesta sulla “cricca” dei grandi eventi, senza contare una serie di altre indagini più recenti per riciclaggio – ma anche in virtù di un fatto nuovo: ovvero la necessità per la Santa sede di adeguarsi in tempi brevi agli standard internazionali sulla trasparenza finanziaria, pena l’esclusione dal sistema bancario internazionale con conseguente isolamento del Vaticano sul piano economico.

Riciclaggio globale

Ed è a partire da quest’ultimo aspetto che ho preso spunto per mettere insieme il libro La banca del Papa.

Nello scenario mutato della globalizzazione, infatti, la prospettiva rispetto alle interpretazioni del passato cambiava, e non poco. Intanto prendeva il via un faticoso e turbolento processo di riforma in campo finanziario della Santa sede perseguito fra gli altri anche da Bankitalia. A livello internazionale, poi, cominciava una sorta di pressing sul Vaticano affinché rompesse i muri della franchigia e della segretezza finanziaria e fiscale. L’organismo che monitorava la Santa sede – su richiesta di quest’ultima che compiva così un passo formale assai significativo – si chiama Moneyval e fa parte del Consiglio d’Europa, lavora d’intesa con il Gruppo d’azione finanziaria internazionale (Gafi) – con sede a Parigi presso l’Ocse – il quale “ha per scopo l’elaborazione e lo sviluppo di strategie di lotta al riciclaggio dei capitali di origine illecita e, dal 2001, anche di prevenzione del finanziamento al terrorismo”.

A questi si aggiungeva il dipartimento di stato della Casa Bianca che nel 2012 definiva il Vaticano “vulnerabile” alla pratica del riciclaggio del denaro sporco. La storia insomma veniva riscritta, e non solo in Italia questa volta.

Così, concluso il tempo dei bizantinismi curiali, la realtà di cui si deve occupare il giornalista che segue le vicende vaticane è sempre di più quella di un papato proiettato nel mondo, di una chiesa ancor più globale oltre che universale, in grado di interagire con poteri, governi, crisi politiche e pronta a intervenire su questioni legate ai diritti umani, a rivolte, rivoluzioni, cambiamenti di regimi; un’istituzione che si muove sul piano sovranazionale promuovendo la libertà religiosa, il dialogo ecumenico e interreligioso nonostante accusi il colpo della crisi del cattolicesimo in occidente e sostenga la crescita del cristianesimo in altre regioni del sud del mondo dove però la chiesa non ha vita facile.

In tale spettro di questioni vanno pure comprese quelle economiche non più collegate solo a vicende giudiziarie italiane (anche se questo capitolo non è chiuso), ma in rapporto ai cambiamenti di un mondo in cui la lotta al riciclaggio del denaro sporco è diventata decisiva perché network terroristici e grandi organizzazioni criminali sono diventate più “forti” di molti governi, soggetti internazionali in grado di determinate scelte politiche, economiche, militari. È anche lungo questo crinale che lo Ior come centro finanziario schermato ai controlli esterni sui suoi movimenti, esauriva la sua stagione.

Denaro, sesso e riforme

Il libro La banca del papa – le finanze vaticane fra scandali e riforma (Marsilio) nasce seguendo questo processo, e partendo da un nucleo di questioni che hanno diversi punti in comune – sorprendentemente – con un altro tema caldo della crisi ecclesiale degli ultimi anni, quello degli abusi sessuali.

Anche in questo caso due sono i punti critici: la segretezza, accompagnata dagli insabbiamenti di molte vicende, e la mancata collaborazione con le autorità civili. Siamo dunque di fronte a un classico: denaro e sesso, ricatti e potere. E così l’azione di rottura dei vecchi equilibri di potere e la riscrittura delle leggi vaticane portata avanti da papa Francesco in vari campi si delineano come una riforma radicale dello stesso modo d’essere della chiesa nel mondo.

È per questo che al centro sono posti i martiri, i preti di strada, di periferia, quelli che aprono le porte a tutti, i vescovi che si oppongono ai regimi, le religiose che chiedono giustizia o si battono per la difesa del creato. La rivoluzione però passa anche dal palazzo, dalla curia, dai cardinali, dalla gestione del denaro.

In tal senso il problema dello Ior era, in estrema sintesi, lo stesso di tutti gli istituti in cui si svolgono movimentazioni finanziarie sospette, riassumibile in una domanda: da dove vengono i soldi e dove vanno a finire? Finché lo Ior – grazie anche alla compiacenza del sistema bancario italiano che traeva giovamento da una simile situazione – poteva funzionare da “lavanderia” o da scrigno segreto dove operare al riparo da occhi indiscreti, l’interrogativo non aveva mai una risposta definitiva. Nella seconda metà degli anni duemila però, l’Italia ha dovuto far proprie le norme antiriciclaggio europee, e infine la Banca d’Italia in linea con i parametri internazionali, intimava agli istituti di credito italiani di bloccare, di fatto, la collaborazione con lo Ior.

Cambiamenti e zone d’ombra

È l’inizio di un processo di riforma delle finanze d’Oltretevere che passa anche per le dimissioni di Benedetto XVI, la nomina di ben tre presidenti dello Ior, l’istituzione di una segreteria per l’economia che vigila sui bilanci e le risorse dei dicasteri vaticani, l’istituzione dell’Autorità di informazione finanziaria – cioè di un’autorità che è grosso modo l’equivalente dell’Unità d’informazione finanziaria di Banca d’Italia – e soprattutto attraverso l’esclusione degli “italiani” da molti dei ruoli guida nei gangli finanziari vaticani.

Senza contare il ruolo decisivo avuto da alcune multinazionali esperte di gestione finanziaria che hanno per diversi mesi passato al setaccio lo Ior, lo stato vaticano, e vari dicasteri economici. Nel frattempo la banca vaticana ha pubblicato i suoi bilanci sul web – e sembra passato un secolo dall’epoca Marcinkus –, l’Italia ha stretto un accordo fiscale sulla trasparenza con la Santa sede, ma nuovi scandali sono venuti alla luce (anche se, almeno in alcuni casi, il Vaticano ha collaborato con le autorità italiane o addirittura ha denunciato irregolarità interne), e non pochi nodi restano da sciogliere nell’infinito e ramificato patrimonio ecclesiastico.

Il processo insomma è cominciato davvero ma non è concluso e se il futuro sarà scritto comunque in modo diverso (e il merito dell’attuale papato in tal senso è indubitabile), restano le zone grige, le coperture sul passato.

E qui si tocca un elemento che, in quanto italiani, ci riguarda in modo particolare: il rischio non è tanto che restino insolute vicende giudiziarie trascorse, quanto piuttosto che si vada ad accumulare nella nostra memoria collettiva un altro vuoto, un’altra lacuna, un altro passaggio fatto di nebbie questa volta nei rapporti storici che legano profondamente la storia della chiesa a quella italiana, una storia che va in ogni caso compresa e non negata.

Il libro di Francesco Peloso La banca del papa – le finanze vaticane fra scandali e riforma (Marsilio) è in libreria dal 21 maggio.

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