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Le presidenziali austriache sono state rimandate di nuovo

Un manifesto elettorale del candidato Alexander Van der Bellen a Vienna, il 31 agosto 2016. (Joe Klamar, Afp)

Suona come una barzelletta, ma è una verità piuttosto imbarazzante: le elezioni presidenziali in Austria sono slittate un’altra volta. Il duello tra il verde Alexander Van der Bellen e il candidato della destra nazionalista Norbert Hofer – vinto a maggio dal candidato ambientalista e poi annullato dalla corte costituzionale viennese per l’annuncio dei risultati regionali a urne ancora aperte e per alcune violazioni delle norme barocche sugli scrutini – è stato rinviato al 4 dicembre.

Questa volta a causare il probabile rinvio è la qualità scadente della colla sulle buste per il voto per corrispondenza, molto diffuso in Austria. In una riunione del ministro dell’interno con i capigruppo dei partiti presenti in parlamento questi si sono espressi per il 4 dicembre come nuova data del ballottaggio.

È la prima volta nella storia del paese che un’elezione già fissata ufficialmente è spostata a nuova data per motivi tecnici. Si tratta di un’operazione azzardata senza basi giuridiche, perché la legge non prevede nessuna possibilità di rinvio. Unica eccezione: la morte di un candidato prima della data delle elezioni. Per risolvere l’intricata vicenda ora si punta a una rapida modifica della legge elettorale sulle presidenziali.

Nessuna manipolazione
Già per martedì 13 settembre il parlamento è stato convocato d’urgenza in seduta straordinaria per emendare l’attuale legge e prevedere un rinvio per motivi tecnici. Nel frattempo il ministero ha commissionato a un istituto scientifico e alla polizia federale un’analisi delle buste difettose stampate nella regione orientale del Burgenland. La tipografia aveva già fornito le schede per una quindicina di elezioni nazionali e regionali.

L’Austria sta rischiando una figuraccia da repubblica delle banane nel cuore delle Alpi. “Republik Banane è il titolo di un commento del quotidiano viennese Die Presse, che suggerisce ironicamente una cessione della sovranità da Vienna all’Onu.

In attesa delle decisioni governative Alexander Van der Bellen ha rinunciato alla ripresa della campagna elettorale prevista per il 9 settembre. Non così il suo antagonista Norbert Hofer, che l’ha riaperta il 10 settembre. Il candidato di destra approfitta del nuovo intoppo per chiedere l’abolizione del voto per corrispondenza, usato molto più frequentemente dagli elettori dei verdi. Da controlli a campione eseguiti dagli uffici elettorali dei comuni sono risultate circa mille buste difettose che per la qualità della colla non possono essere chiuse a norma. Per essere valida la busta con la scheda deve essere sigillata.

Ormai il voto è stato rinviato e il governo sembra deciso a evitare un nuovo ricorso alla corte costituzionale

Hofer e il suo partito sono decisamente contrari al rinvio e attaccano la classe politica al governo come scandalosamente inefficiente. Van der Bellen non si oppone, anche se il rinvio comporta spese notevoli per i verdi, costretti a ristampare tutti i manifesti che portano la data del 2 ottobre. Ma ormai la decisione sul rinvio è stata presa e il governo sembra deciso a evitare a ogni costo un nuovo ricorso alla corte costituzionale.

La data definitiva del ballottaggio può essere fissata solo dopo il varo della nuova legge e con il consenso del parlamento.

L’ironia dei social network
Quella del voto presidenziale in Austria sta diventando una farsa penosa e imbarazzante che si trascina ormai dal 23 maggio, giorno della chiusura dei seggi. Il 1 giugno il ministero dell’interno ha proclamato Alexander Van der Bellen nuovo presidente federale della repubblica. L’8 giugno il risultato è stato impugnato dal partito della libertà di Hofer per presunte irregolarità durante gli scrutini.

Il 20 giugno la corte costituzionale in seduta pubblica ha cominciato una serie di udienze per ascoltare scrutatori e responsabili degli uffici elettorali comunali. Il 1 luglio – a una settimana dal giuramento di Van der Bellen – la corte ha annullato il risultato e ordinato la ripetizione delle elezioni. Non sono state riscontrate manipolazioni. Tutte le irregolarità erano riferite a violazioni delle norme assai
burocratiche sulle procedure dello scrutinio. Sembra incredibile che dopo tutte queste vicende il governo non abbia vigilato per evitare nuovi disguidi.

Il ricco costruttore austriaco Hans Peter Haselsteiner in caso di vittoria di Hofer teme l’Öxit, l’uscita dell’Austria dall’Unione europea

Intanto sui social network impazzano i commenti: “Naturalmente la colla è stata sniffata”. “Gli austriaci hanno deciso di non essere uno stato normale, ma un comedy-show per i vicini europei”. “Siamo un popolo di filistei che si diletta con le buffonate”. “Volare nello spazio – nessun problema. Stampare buste – impossibile”.
Grazie a un accordo tra i due candidati, la campagna elettorale era stata sospesa fino al 9 settembre. Ma ciò non ha impedito alla squadra di Hofer di denigrare Alexander Van der Bellen, diffondendo notizie allarmanti sulla sua salute. Il fumatore accanito sarebbe affetto da un cancro ai polmoni e soffrirebbe del morbo di Parkinson. Il candidato verde ha reagito, pubblicando un certificato medico che attesta il suo ottimo stato di salute.

Secondo alcuni sondaggi i due candidati sarebbero testa a testa. Sui giornali austriaci già da qualche giorno è cominciata una campagna a favore di Alexander Van der Bellen finanziata dal ricco costruttore austriaco Hans Peter Haselsteiner che in caso di vittoria di Hofer teme l’Öxit, l’uscita dell’Austria dall’Unione europea.

Haselsteiner è un liberale che non condivide il programma dei Verdi, ma ritiene che Van der Bellen sia un candidato rappresentativo per la presidenza. L’imprenditore, di 70 anni, passa parecchi mesi all’anno nella sua sontuosa villa a Bolzano, e ora ha bloccato la sua campagna. In attesa di una decisione sul rinvio.

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