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L’insana passione dei partiti italiani per le leggi elettorali

Palazzo Montecitorio, Roma, novembre 2011. (Tony Gentile, Reuters/Contrasto)

Spiegare ai lettori stranieri anomalie e labirinti della politica italiana si rivela spesso un’impresa tutt’altro che semplice. Per anni all’estero mi hanno accompagnato domande sul Cavaliere del tipo: “Ma perché gli italiani votano ancora per Berlusconi?”. Domanda breve e concisa ma dalla risposta complessa, che non si esaurisce certo in pochi minuti. Ieri ho ricevuto un messaggio da un amico giornalista tedesco che mi ha preannunciato una telefonata molto più insidiosa: “Mi potresti spiegare le polemiche sulla legge elettorale in Italia?”.

Oddio, mi sono spaventato, da dove cominciare? Dal fatto che in Italia la legge elettorale è stata cambiata cinque volte in pochi anni? O dall’anomalia che la quinta e ultima, che porta il fiero nome di Italicum, ora sarà sostituita da una nuova legge pur non essendo stata mai applicata?

Difficile spiegargli che una legge elettorale varata dal parlamento sia in odore di incostituzionalità. E che i partiti fremono e chiedono alla corte costituzionale di anticipare la sua decisione sull’Italicum prevista per il 24 gennaio. L’alta corte aveva già respinto un’altra legge elettorale malriuscita dal nome poco entusiasmante di Porcellum, definita dal suo inventore – Roberto Calderoli – addirittura “una porcata”. Per spiegare l’insolito nome dovrei raccontare al mio amico che l’autore della legge era lo stesso senatore leghista che al senato ha presentato “in difesa della democrazia” 82 milioni di emendamenti contro la riforma costituzionale ora bocciata dal referendum.

Ma per fargli capire il morboso interesse dei parlamentari italiani per le leggi elettorali dovrei cominciare con la famigerata legge Acerbo del 1923, emanata per volontà di Mussolini per garantire al Partito fascista una maggioranza solida in parlamento. E per completare il discorso gli dovrei raccontare che oltre all’Italicum e al Porcellum, per il senato esiste il Consultellum – una specie di evoluzione dello stesso Porcellum. E che le leggi elettorali per camera e senato rischiano di generare risultati opposti e quindi devono essere armonizzate.

Il Movimento 5 stelle, che in parlamento ha fatto le barricate contro l’Italicum, ora chiede di votare proprio con questa legge

Ma sono convinto che queste spiegazioni inevitabilmente provocherebbero una serie di nuove domande. Perché in altre democrazie, dove le leggi elettorali sono in vigore da decenni senza la pur minima discussione, questa smania tutta italiana suscita parecchia curiosità.

Dovrei quindi completare il quadro con il Mattarellum, che porta il nome dell’attuale presidente della repubblica ed è stato in vigore dal 1993 al 2005. Una legge che assegna il 75 per cento dei seggi parlamentari tramite collegi uninominali e maggioritari e il restante 25 per cento su base proporzionale. E spiegare all’amico che nel frattempo è stato proposto già un “Mattarellum 2.0″, simile alla vecchia legge ma con l’aggiunta di un premio di maggioranza. E ovviamente gli dovrei parlare delle preferenze, del voto disgiunto, della doppia preferenza di genere, dello scorporo e dei ripescaggi, delle liste bloccate e delle pluricandidature, dei ballottaggi e dei premi di maggioranza. E dovrei terminare con un’altra anomalia: il Movimento 5 stelle, che in parlamento ha fatto per settimane le barricate contro l’Italicum, definendo la legge “fascista e antidemocratica”, ora chiede di votare proprio con questa legge, perché potrebbe portare i grillini alla soglia del potere.

Temo che dopo venti minuti il mio amico esausto cambierebbe argomento, chiedendomi del tempo a Roma. E di quell’osteria, dove l’ultima volta abbiamo mangiato insieme i tonnarelli cacio e pepe. Parlando anche quella sera del fatto che la politica italiana sembra spesso un argomento per cartomanti.

Ma non escludo che mi richiami domani per farsi spiegare cosa sia un “governo di responsabilità”.

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