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Acqua

Pidjoe, Getty Images

Michael Burry è il manager di un fondo comune d’investimento che nel 2005 riuscì a prevedere il crollo del mercato immobiliare statunitense e realizzò un profitto del 489 per cento con un utile di 2,69 miliardi di dollari.

È diventato famoso anche grazie a La grande scommessa, il film basato sul libro del giornalista Michael Lewis che ricostruisce la crisi finanziaria del 2008: solo negli Stati Uniti furono bruciati cinquemila miliardi di dollari (per lo più nel settore immobiliare e pensionistico) e persero il lavoro otto milioni di persone. Nei titoli di coda del film si racconta che Burry, interpretato da Christian Bale, si è ritirato e ha deciso di puntare tutto su un’unica cosa: l’acqua.

Nell’indifferenza quasi generale, alla fine di dicembre sono stati venduti i primi contratti futures che danno la possibilità di scommettere in borsa sul prezzo dell’acqua. Alcuni sostengono che in questo modo i produttori agricoli potranno proteggersi dagli sbalzi del costo delle risorse idriche. Mentre altri sono preoccupati dal fatto che una risorsa di tutti possa essere comprata o venduta in borsa e sia sfruttata per speculazioni finanziarie.

Nel frattempo il prezzo dell’acqua sta comunque aumentando. Non solo di quella per uso agricolo quotata in borsa, ma anche dell’acqua che esce dai rubinetti: un’inchiesta del Guardian ha rivelato che tra il 2010 e il 2018 il suo prezzo in dodici città statunitensi è aumentato in media dell’80 per cento.

Il risultato è che milioni di persone non riescono a pagare le bollette e restano senz’acqua corrente. La situazione è talmente grave che lo stato di New York ha dovuto dichiarare una moratoria sulla sospensione della fornitura per uso domestico.

Una ricerca della Cornell university ha calcolato che se la moratoria fosse stata applicata a livello nazionale, si sarebbero potuti evitare quasi mezzo milione di contagi di covid e almeno novemila decessi.

Questo articolo è uscito sul numero 1408 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati

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