Storie italiane dall’Africa orientale

Giulia Caminito, La grande A
Giunti, 285 pagine, 14 euro

Romana al suo esordio, Giulia Caminito non ha ancora trent’anni ma è tra i pochi scriventi degni di essere chiamati scrittori, ché la sua è una scrittura originale e sicura, frasi brevi, continui a capo, osservazioni che vengono da azioni, concretezza e curiosità da adolescente, qui per la storia di famiglia e per quella più grande, vista bensì dalle vicende di una famiglia (o stirpe) non rara.

La grande A è certamente l’Africa, e l’Aoi, l’Africa orientale un tempo “italiana”, luogo di esotica diversità e di coloniale squallore ma affascinante per i racconti che l’autrice ha ascoltato, per le storie di nonne, di mamme, di giovani, di etnie, di paesaggi e di animali. A queste storie si aggiungono quelle di un’infanzia in tempo di guerra in Lombardia, anch’essa non vissuta, ricostruita, e di una maturità negli anni del boom (e “fuori del Limbo non v’è Eliso”, diceva Morante).

La A del titolo è anche Assab, una piccola A, la cittadina dove la madre di Giada, la narratrice, gestisce un bar con piglio virile. Ed è lei la vera grande A per chi l’ama e la subisce. È una donna che si chiama Adele, detta Adi, e combina storie, esercita un potere, si scontra col mondo e dice infine: “Quest’Africa è finita, non era mia ma ora non c’è più, e prima che qualcuno potesse venire a dirmelo, ho riempito la valigia senza tanti complimenti”.

Questa rubrica è stata pubblicata il 21 ottobre 2016 a pagina 88 di Internazionale. Compra questo numero| Abbonati

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