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Justin Trudeau ha conquistato il Canada con la gentilezza

Il nuovo primo ministro canadese Justin Trudeau a Ottawa, nell’Ontario, il 20 ottobre 2015. (Chris Wattie, Reuters/Contrasto)

C’è una vecchia battuta sullo spirito moderato dei canadesi, che recita così: “Perché un canadese attraversa la strada? Per arrivare al centro”. Analogamente (così dicono) se sezioni il canadese medio troverai due parole incise sul suo cuore. Una è “moderato”. E l’altra è “gentile”.

Il primo ministro Stephen Harper, che tra quattro mesi avrebbe festeggiato dieci anni al potere se non fosse stato battuto alle elezioni del 19 ottobre, era un conservatore moderato, nonostante fingesse di essere un duro. Sei dei dieci bilanci che ha approvato erano in rosso e ha finito con l’aumentare di 150 miliardi di dollari il debito nazionale. Per quanto abbia dovuto affrontare una crisi economica mondiale, non è quello che ti aspetti da un vero conservatore.

Allo stesso modo, il Nuovo partito democratico (Ndp) è un partito di sinistra molto moderato per qualunque standard (a parte quelli statunitensi), mentre il Partito liberale di Justin Trudeau è sempre stato convinto di rappresentare il centro nello spettro politico. La campagna elettorale è durata 78 giorni e, fino alle ultime due settimane, è stata una lotta serrata fra tre candidati. Che non si è giocata sull’ideologia, bensì sullo stile politico.

Harper non era simpatico ma ha evitato ai canadesi gli effetti peggiori della recessione successiva al 2008

Stephen Harper non ha fatto il “gentile”. Anzi si è presentato come “cattivo”, e si è trovato decisamente a suo agio. È stato un maniaco del controllo che cercava istintivamente di ferire e infangare chi non era d’accordo con lui, e nel suo governo tutto era un segreto di stato. Nei suoi spot ha attaccato ferocemente i rivali, era visibilmente sprezzante nei confronti dei giornalisti e dei partiti d’opposizione e sembrava quasi essere orgoglioso di essere antipatico.

A dire il vero, una volta Harper ha detto scherzando di non essere simpatico neanche ai suoi amici, ma era solo una mezza verità. Non aveva nessun vero amico in politica, neanche nel suo Partito conservatore. Eppure è rimasto ai vertici per quasi un decennio, perché è stato in grado di guidare un governo abbastanza efficace che ha evitato ai canadesi gli effetti peggiori della recessione successiva al 2008. Il suo modo di fare era sgradevole, ma non era un estremista.

Harper non ha mai ottenuto il 40 per cento dei voti, ma comunque non gli era necessario in un sistema con tre partiti dove nessuna formazione raggiunge mai risultati simili. Anche in questa “schiacciante vittoria” che gli ha fruttato 186 seggi sui 338 in parlamento, il Partito liberale ha ottenuto solo il 39,5 per cento dei voti.

Quello che ha condannato Harper alla sconfitta è stato il fatto che molti canadesi erano ormai stufi della sua antipatia ed erano disposti a votare qualunque partito fosse in grado di batterlo. All’inizio della campagna elettorale sembrava che sarebbe toccato all’Ndp, ma è stato proprio uno dei classici esempi dell’antipatia di Harper a fargli perdere consensi.

È stato il grande dibattito sul niqab a fare fuori l’Ndp. Solo due musulmane canadesi hanno insistito nel voler indossare il velo durante la cerimonia del conferimento della cittadinanza. Tuttavia i conservatori hanno trasformato il divieto del niqab in un “tema controverso”, e il leader dell’Ndp Thomas Mulcair ha dichiarato che le donne musulmane dovrebbero essere libere d’indossarlo.

Alla fine Trudeau ha vinto mostrandosi solare, ottimista e gentile

Trudeau ha detto la stessa cosa, ma non ne è stato danneggiato perché la questione dell’identità non ha una grande importanza nella maggior parte del Canada. Invece è molto importante nel Québec francofono, dove per due generazioni la politica si è perlopiù concentrata sul nazionalismo e sul separatismo. Le identità rivali non sono le benvenute in un simile ambiente, e quasi metà dei seggi dell’Ndp venivano dal Québec.

Senza scendere nel dettaglio

L’80 per cento dei quebecchesi era favorevole al divieto di indossare il niqab, e quando Mulcair ha dichiarato che si sarebbe opposto al divieto il suo partito è crollato. Insomma, un esempio di manipolazione politica tipicamente “cattiva”, che però alla fine si è ritorto contro i conservatori. Gli elettori che prima erano indecisi e avevano come unico obiettivo quello di liberarsi di Harper sono passati dalla parte dei liberali quando è sembrato che questi fossero l’unico partito in grado di portare a termine il compito.

Harper avrebbe potuto essere ancora in carica se avesse lasciato che i due partiti di opposizione si dividessero il voto di protesta. Ci sono momenti in cui, semplicemente, la cattiveria non paga.

Alla fine Trudeau ha vinto mostrandosi solare, ottimista e gentile. Ha parlato molto di “cambiamento”, perché era quello che gli elettori stufi di Harper volevano sentirsi dire, ma non è sceso molto nei dettagli.

Trudeau ha fatto alcune promesse per attirare l’attenzione della gente, come il ritiro degli aerei militari canadesi dall’Iraq e dalla Siria, tasse leggermente più elevate per i ricchi e leggermente più basse per la classe media e magari la legalizzazione della marijuana. Ma nella sostanza le sue politiche sociali ed economiche non saranno radicalmente differenti da quelle di Harper. Non può farlo, perché altrimenti sarebbe costretto ad abbandonare il centro.

Di sicuro, però, sarà molto più gentile di Stephen Harper.

(Traduzione di Federico Ferrone)

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