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Confesso, casa mia è molto più colpevole di quella dei killer jihadisti

Una cerimonia interreligiosa nel centro islamico di Loma Linda, in California, in memoria delle vittime della strage di San Bernardino, il 6 dicembre 2015. (Jae C. Hong, Ap/Ansa)

Ormai la storia è nota. Il 4 dicembre alcune tv statunitensi hanno mandato in onda dei video effettuati nella casa di Syed Farook e Tashfeen Malik, gli autori della strage in un centro per disabili della cittadina californiana di San Bernardino. Le riprese della perquisizione hanno creato molte polemiche. L’invasione dei reporter è stata paragonata (non a torto) all’atteggiamento degli avvoltoi davanti a una carogna succulenta. La critica, oltre a essere rivolta all’invasione della casa, ha puntato il dito sulle speculazioni fatte dai giornalisti su alcuni oggetti trovati, come i documenti della madre di uno dei killer o la copia del Corano che è stata sfogliata freneticamente in cerca di non si sa bene quale verità.

Quando ho visto le immagini in tv (immagini che sono state trasmesse dai principali network un po’ in tutto il mondo) ho sentito dentro di me un grande senso di vuoto misto a paura. Chi era sul banco degli accusati? La coppia di killer Syed e Tashfeen, o tutti noi che malauguratamente condividiamo la stessa religione con la coppia in questione? Quello zoom sul Corano cosa significava?

Ed è stato proprio mentre guardavo quelle immagini, quegli zoom osceni su un testo sacro per milioni di fedeli – per non parlare poi delle speculazioni da quattro soldi fatte dai giornalisti alla ricerca di uno scoop facile – che mi sono ricordata di una scena di Don Chisciotte.

La libreria di don Chisciotte è ricca, variegata, plurilingue. Alcuni testi vengono condannati senza appello

Nel sesto capitolo della prima parte del romanzo di Miguel de Cervantes, don Chisciotte è a letto ammalato. Il povero hidalgo ha preso un bel po’ di bastonate alla sua prima uscita come cavaliere errante. La nipote, preoccupata della perdita di senno dello zio, chiama in soccorso il curato e il barbiere del villaggio. Questi sono convinti che le origini della pazzia dell’uomo, che si crede cavaliere come il prodigioso Amadigi di Gaula, vada ricercata nei libri. Pensano che se don Chisciotte smette di leggere allora anche tutte le chimere che insegue spariranno.

La loro soluzione è fare un bel falò dei libri per eliminare il problema. I due si mettono quindi di buona lena a perquisire la biblioteca del povero disgraziato. Ed è lì che l’ironia di Cervantes esce fuori in tutta la sua potenza.

La libreria di don Chisciotte è ricca, variegata, plurilingue. Alcuni testi vengono condannati senza appello. Al rogo! Al rogo! Ed ecco che il curato e il barbiere li lanciano dalla finestra senza pentimenti. Ma su altri si soffermano più del dovuto. Alcuni testi si salvano perché il curato e il barbiere non sono in grado di capire la lingua, come per esempio le prime edizioni del Boiardo e dell’Ariosto. Altre sopravvivono perché il curato ama i romanzi pastorali.

Se all’inizio i due discutono un po’ su cosa salvare e cosa no, alla fine il curato esasperato dai commenti del barbiere decide, anche per stanchezza, di cambiare tattica. Ordina che si bruci tutto a occhi chiusi. Se don Chisciotte è impazzito alla fine è colpa dei libri. Allora che vadano tutti al macero. E così si getta il bambino con l’acqua sporca. Si fa insomma di tutta l’erba un fascio. E i libri, che non erano colpevoli di nulla, vengono condannati senza la possibilità di difendersi.

Ma chi sono i musulmani? È la donna che porta il velo o quella senza? Bisogna essere molto religiosi o no?

I giornalisti che sono entrati nella casa dei due killer di San Bernardino non sono tanto diversi dal curato e dal barbiere di Cervantes. Mettono al rogo anche tutti noi, insieme a Syed Farook e Tashfeen Malik. Colpevolizzare un testo sacro (e, aggiungerei, i suoi fedeli), sfogliarlo alla ricerca di non so quale formula demoniaca, non mi sembra la tattica giusta per capire il periodo storico che stiamo vivendo e nemmeno ci fa capire perché due persone che avevano apparentemente tutto hanno fatto quel che hanno fatto. Quella perquisizione non ci avvicina alla verità e soprattutto colpevolizza milioni di persone che non condividono né le idee né, in fondo, la religione dei due killer.

L’islam professato dai gruppi jihadisti, e in generale dalle persone che si sono radicalizzate, ricorda più il credo di una setta satanica che una religione costituita. Non ha molto a che vedere con l’islam canonico seguito da milioni di fedeli in tutto il mondo. Sembra quasi ovvio ribadirlo. Allora quella perquisizione a cosa serviva veramente? Cosa volevano dimostrare i giornalisti? Ho guardato quelle immagini ossessivamente e con una paura crescente. E se fossi io sul banco degli accusati, io e tutti quelli come me che sono musulmani di cultura e di fede? Siamo noi a essere considerati colpevoli invece dei due veri killer?

Donald Trump, uno dei candidati repubblicani alla presidenza degli Stati Uniti, ha esplicitato questo pensiero. Ha detto pubblicamente che bisognerebbe impedire ai musulmani di entrare nel suo paese, anche solo per turismo, finché non si “capisce” quello che sta succedendo.

Slip o boxer?

Ma cosa significa musulmani? Chi sono i musulmani? È la donna che porta il velo o quella che non lo porta? Bisogna essere molto religiosi o no? Laici o no? Lo si distingue dal colore della pelle un musulmano? Dalla forma del naso? O da come si taglia i capelli? Indossa Armani o si veste alla bancarella sotto casa? È ricco o povero? Indonesiano o senegalese? Marocchino o siriano? Italiano o francese? Slip o boxer? Musulmano, alla fin fine, non significa niente. È una religione, una cultura, una visione. Qualcosa che puoi abbracciare o rifiutare. Una parte della tua identità, ma non l’unica di certo.

Mi fa rabbia essere equiparata a due killer che hanno ucciso 16 persone indifese. Mi ricordo di una vignetta americana vista tempo fa: se un musulmano uccide qualcuno allora tutti i musulmani sono colpevoli, se un nero uccide qualcuno allora tutti i neri sono colpevoli, se un bianco compie una strage allora è un lupo solitario. Perché, mi chiedo, devo essere considerata colpevole come i due killer di San Bernardino? E magari i miei amici con la pelle bianca non sono equiparati a Toto Riina, ai preti pedofili o a Dylann Roof, che a giugno ha compiuto una strage in una chiesa di afroamericani a Charleston?

Quella pantomima sulle reti tv in fondo dice: inutile che fai il buono, sei come quella feccia che spara agli innocenti

Non mi sognerei mai di equiparare nessuno a Dylann Roof. Al suo odio razziale. Lui è un terrorista. Lo ha dichiarato lui stesso. Io però la vedo bene la differenza tra lui e le altre persone che condividono il suo colore di pelle. Solo perché è bianco non mi permetterei mai di definire tutti i bianchi terroristi. Allora perché i musulmani, i neri, gli ispanici sono portati tutti sul banco degli accusati quando qualcuno che somiglia vagamente a loro compie un delitto, una strage, un atto efferato?

La perquisizione tv di San Bernardino ha schiacciato migliaia di persone su un’unica dimensione dell’essere. Quella pantomima sulle reti satellitari in fondo dice: inutile che fai il buono, sei come quella feccia che spara agli innocenti. Della stessa pasta di quei vigliacchi che sparano alle spalle delle persone. In fondo non sei diverso dai killer di San Bernardino o da quelli di Charlie Hebdo. E non importa se hai manifestato contro gli attentati, non importa se hai pianto per quelle vite spezzate al Bataclan. Sei musulmano, sei colpevole lo stesso.

Colpevole…

Anche se non hai mai amazzato una mosca.

Anche se odi il terrorismo più di qualunque altra cosa.

Dopo aver visto quelle immagini in tv la sera me le sono sognate. Ho provato un senso di ansia e sgomento crescente.

In quella casa, la casa dei killer, c’erano delle cose che si possono trovare anche a casa mia, a casa di chiunque sia di cultura islamica. I Corani per esempio. Ne ho dodici. Ho anche dei versetti coranici attaccati alla parete. Da qualche parte ho l’immagine di Buraq, il destriero alato del Profeta, e se cerco a fondo escono fuori almeno sei grammatiche arabe, quelle che mi sono servite per superare l’esame di arabo terza annualità quando avevo vent’anni. Poi ho addirittura uno scaffale con tutti libri sul mondo araboislamico. Un dizionario dell’islam edito da Einaudi, una storia della filosofia araba, alcuni libri del palestinese Ghassan Kanafani, vari testi sul velo, i libri di Paola Caridi, esperta di mondo arabo.

Con questi libri che circolano in casa sono fritta. Devo liberarmene. Ma in una grande città dove fare un bel falò?

La mia casa è molto più colpevole di quella dei killer, a ben vedere. Vivo in un piccolo appartamento. Guardo le cose che ho dentro. Faccio la mia perquisizione privata. Salta fuori una storia dell’espansione araba edita da Mondadori, mamma mia che copertina minacciosa, c’è un tizio, una sorta di sceicco del deserto dall’aria veramente bellicosa. Con questa sarei subito rinchiusa a Sing Sing, penso. Dovrei forse fare un rogo anch’io? Un rogo privato dove impilo uno sull’altro Orientalismo di Edward W.Said, Gli arabi in Spagna di Hermann Schreiber, La terrazza proibita di Fatema Mernissi, Israele e l’Islam. Le scintille di Dio di Pietro Citati, Essere un musulmano europeo di Tariq Ramadan.

Con questi libri che circolano in casa sono fritta. Devo liberarmene. Ma in una città metropolitana dove fare un rogo, un bel falò che mi salvi dai vari Trump e Cnn? Dai vari talk show nostrani? Una signora, mi ha detto un amico libraio, dopo gli attentati è entrata nella sua libreria per acquistare il Corano: “Così quando arrivano questi, gli faccio vedere che ce l’ho e non mi ammazzano”. Quando mi porteranno a Sing Sing potrò far vedere anch’io la mia copia rosso fuoco della Bibbia di Gerusalemme? Varrà come difesa?

C’è tanta confusione sotto il sole. D’altronde i terroristi l’hanno scritto nero su bianco nei loro testi di riferimento, nelle loro riviste patinate, nei loro siti internet che lo scopo di tutto, di questa semina di odio e terrore è quello di dividerci, di creare barriere tra noi. Vogliono seminare diffidenza, vogliono che ci guardiamo in cagnesco, vogliono distruggere lo spazio di convivenza – tra musulmani, cristiani, ebrei, atei, agnostici, induisti, buddisti e così via – che ci siamo guadagnati nel tempo. Le perquisizioni urlate in tv con toni sensazionalistici alla fine fanno bene al terrorismo e molto meno a noi.

Quando lo capiremo?

Un gruppo di accademici, giornalisti e scrittori ha lanciato un appello alla commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi (tra i firmatari la sottoscritta, Biancamaria Scarcia Moretti, Karima Moual, Farian Sabahi e tanti altri) per una informazione meno isterica su questi temi.

Scrivono i firmatari:

Per questo motivo, diventa necessario se non urgente, creare uno spazio per l’approfondimento. Dove dare voce all’integrazione, al racconto delle storie di successo della multiculturalità, ai ritratti di vita quotidiana delle persone di origine straniera che vivono e lavorano insieme agli italiani. E anche a un dibattito proficuo e non isterico sulle problematiche della convivenza.

La professionalità oltre alla specializzazione degli ospiti e dei promotori, nel trattare certi argomenti, deve diventare un pilastro fondante di questo spazio.

Per non assistere a un racconto che mischia pericolosamente argomenti diversissimi – l’Islam con l’immigrazione, i profughi con la jihad, il terrorismo e il fanatismo – con il risultato di creare una disinformazione sommaria, talora mostruosa, con il rischio di gravi conseguenze in chiave di convivenza.

Basterebbe un piccolo sforzo per mettere i riflettori nella direzione giusta. Per scoprire temi che non si conoscono invece di ribadire le solite banalità e dare sfogo ai soliti pregiudizi.

Servirebbe avvicinare il mondo musulmano, non allontanarlo. Lo sanno in tanti, in Italia e all’estero. Ma continuiamo a fare ancora gli stessi errori.

E intanto il gruppo Stato islamico (Is), Al Qaeda e tutta la galassia jihadista se la ridono. Stiamo applicando il loro credo azzannandoci tra di noi.

Non a caso nell’appello viene ribadito che l’Is “vuole deliberatamente inculcare e divulgare l’idea di una società totalitaria, monodimensionale, in cui le differenze, le sfumature, il pensiero critico sono banditi, annullati. Niente di più lontano dallo stesso mondo plurale che, in Europa e in altre parti del mondo, i musulmani vivono quotidianamente. Tutto ciò potrebbe trasformarsi in una trappola micidiale”.

Quando usciremo dalla trappola?

Spero che non sia troppo tardi. Stiamo già perdendo troppo tempo con tutto questo odio in diretta tv.

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