Piaceri inauditi
Se la scienza ha saputo misurare la velocità della luce, in futuro potrà calcolare anche l’andamento della sessualità? Si potrebbero osservare i periodi di entusiasmo, le epoche oscure, le fasi di stallo e naturalmente le accelerazioni: come quella che viviamo in occidente da quando le donne hanno acquisito le loro libertà nel campo riproduttivo.
Va detto che, a partire dal 1975, tutto va veloce, anzi velocissimo, al punto che appaiono delle “generazioni erotiche” dai codici a volte incompatibili. A seconda del nostro anno di nascita, il panico degli anni dell’aids appare decisivo o incomprensibile. Il porno può essere una forza liberatrice o oppressiva. I sex toys sinistri o banali.
Tra questi cambiamenti culturali la questione del controllo occupa un posto sempre più rilevante. Si dà il caso che, da qualche mese, io conduca degli incontri sul tema delle condizioni ideali del desiderio. Concretamente significa che raduno qualche decina di persone, i cui immaginari vanno a completarsi a vicenda, per creare un’utopia erotica. Ci si ascolta, si scherza, i gruppi sono totalmente diversi ogni volta, fino al momento in cui sollevo delle domande legate al controllo.
Per esempio: una sessualità ideale prevede un elemento di sorpresa? È necessario chiedere il permesso per ogni gesto? È possibile immaginare che il brivido del rischio contribuisca a far emergere il desiderio? Si possono avere rapporti sessuali in stati di coscienza alterati?
Improvvisamente spuntano le divisioni. I partecipanti più anziani pongono come condizione del desiderio l’assenza di controllo. Quelli più giovani pongono come condizione del desiderio il controllo più assoluto.
Questo abisso tra gli immaginari va a contaminare l’intera dimensione delle fantasie. Tra i baby boomer rilevo una voglia di opacità, di caos, di orgia, di assoluta libertà dei corpi. Mentre tra i millennial e la generazione Z osservo una preferenza per la trasparenza, la comunicazione, il bondage e addirittura certe forme di sorveglianza.
Alla mia sinistra un’utopia sessantottina, alla buona, in cui si stacca il cervello. Alla mia destra un’utopia post-covid, rigida, con pratiche e parole di sicurezza definite e una miriade di paletti. Vorrei potervi dire che è una caricatura mia, invece è la realtà del campo in cui mi muovo.
Condividere valori erotici
Da moderatrice, nata esattamente in mezzo a queste due generazioni, rimango perplessa. Tanto più che non esiste una sola risposta “giusta”. Oggettivamente, la sorpresa e il rischio sono due ingredienti erotici efficaci: permettono l’avventura, l’assenza di inibizioni, il superamento di sé, piacevoli scariche di adrenalina.
Ma sempre oggettivamente, la fiducia nei nostri partner, la presenza di punti di riferimento saldi, la lucidità, il legame intimo, sono ingredienti altrettanto efficaci: quando sappiamo in anticipo che l’altra persona non ci farà del male o che il consenso si può revocare, possiamo permetterci di sperimentare più pratiche.
Vorrei dirvi che il mio cuore è sospeso tra queste due visioni del mondo, ma sarebbe una bugia. Perché la mia eredità, come tutte, viene dal passato. Io sono un prodotto degli anni ottanta e novanta. Questo dato fa sì che io tenda spontaneamente ad aderire all’idea che il “vero” incontro comporta sempre una componente di rischio, e che ogni nuovo partner è l’occasione per un nuovo salto nel vuoto.
Spingiamoci ancora oltre: la perdita di controllo è uno dei vari motivi per cui trovo interessante la sessualità (un paradigma seriamente compromesso a partire dal movimento #metoo, come potete immaginare).
La sfida che nasce durante i miei incontri è quella di far convivere queste due opposte dimensioni della fantasia, senza giudizi né invettive. È una missione che trovo tanto più appassionante dal momento che, nel mondo reale, questa convivenza di immaginari è estremamente rara.
Non conosco nessuna coppia composta da un baby boomer e da un millennial, tantomeno da un baby boomer e da una persona della generazione Z. Qui approdiamo a una grande virtù del mondo della sessualità: se qualcuno non condivide i nostri valori erotici, basta andare a letto con qualcun altro.
Dovremmo quindi concludere che il disaccordo sul controllo sia privo di conseguenze? Non sarei così categorica. La sessualità è una cultura, quindi necessità almeno di alcuni punti comuni fondamentali. In questo senso la questione del controllo è fondamentale. Non la si può relegare ai margini, né liquidarla con un disinvolto “ognuno fa quel che gli pare”.
Confini
Per fortuna certi nodi si sciolgono quando ci si approfondiscono le ragioni del conflitto generazionale. Per esempio ho notato che, pur avendo un vocabolario comune, i partecipanti ai miei incontri descrivono realtà completamente diverse.
Per i figli del sessantotto la parola “controllo” è associata alla polizia, mentre per i più giovani denota una forma di responsabilità ed empatia. La sicurezza è percepita come gradevole dagli uni e noiosa dagli altri.
Perfino i confini di ciò che è controllabile sono diversi: penso soprattutto all’orientamento sessuale, percepito come intoccabile dai vecchi, ma parzialmente negoziabile per i giovani.
Più definiamo i nostri intenti, più ci accordiamo su ciò che è auspicabile e desiderabile. I partecipanti più anziani danno spesso prova di grande bontà d’animo quando scoprono cosa motiva l’avversione al rischio dei più giovani (a volte la paura di ferire l’altro, a volte un passato di violenze sessuali); non è detto che cambino idea, ma alla fine delle sedute tutti si capiscono un po’ meglio. È già qualcosa.
D’altro canto i giovani non restano tali in eterno. Forse, con l’età e l’esperienza, si sentiranno abbastanza forti da concedersi nuove forme di vulnerabilità. Forse saranno più forti quando un rapporto sessuale non si svolgerà esattamente come prevedevano. Oppure, al contrario, scopriranno delizie che la mia generazione non immagina neppure: la sessualità come spazio sicuro assoluto, traboccante di piaceri inauditi. È una possibilità reale. Sarà il futuro a dirci se si può avverare.
(Traduzione di Francesco Graziosi)