×

Fornisci il consenso ai cookie

Internazionale usa i cookie per mostrare alcuni contenuti esterni e proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta questa pagina.

La soluzione di Renzi contro il terrorismo è poco convincente

Il presidente del consiglio Matteo Renzi nella sala degli Oriazi e Curiazi dei Musei capitolini a Roma, il 24 novembre 2015. (Gregorio Borgia, Ap/Ansa)

L’Italia va alla guerra, anzi no. “Italia, Europa: una risposta al terrore”, era questo il solenne titolo della dichiarazione fatta il pomeriggio del 24 novembre dal premier Matteo Renzi nella sala degli Oriazi e Curiazi dei Musei capitolini, già luogo in cui si firmava, nel 1957, l’atto fondante della Comunità europea.

Ma più che una risposta al terrore sembra una risposta alla Francia, paese che, dopo i 130 morti di Parigi, si sente in guerra. Guerra: è questa la parola che invece Renzi evita del tutto o quasi. Di più, il presidente del consiglio sottolinea che “l’Italia non cambia posizione”.

Un nesso che sfugge tra musei e caserme

Quindi niente bombardamenti effettuati da aerei italiani in Siria, niente ulteriori impegni militari. È una posizione che ha qualche argomento dalla sua parte. Infatti la reazione francese sposta del tutto l’attenzione verso il Medio Oriente, verso la guerra al gruppo Stato islamico (Is) in terre siriane e irachene mentre i terroristi che hanno colpito a Parigi erano cresciuti in patria e non saranno debellati con la distruzione di Raqqa. Il premier italiano invece afferma che “i killer di queste ore sono cittadini europei, cresciuti nelle nostre città, diventati uomini in grado di odiare senza che facessimo in tempo ad accorgercene”.

Quindi, questa la logica di Renzi, ci vogliono altre risposte. A questo punto tira fuori una, parole sue, “specificità italiana”: “Per ogni euro investito in più in sicurezza ci deve essere un euro in più investito in cultura”. Detto in soldoni, il governo italiano riserva un miliardo di euro per la sicurezza e un altro miliardo per iniziative culturali.

Siamo sicuri che un marciapiede rifatto a Tor Bella Monaca tagli le gambe ai terroristi?

Ma se il principio sembra convincente, la sua declinazione tradisce più che altro, in modo speculare all’approccio francese, un invito all’azione che sembra pensato più per tranquillizzare l’opinione pubblica che per combattere efficacemente il terrorismo e le sue radici. Vada per i 150 milioni dedicati alla cibersicurezza, vada pure per i 50 milioni “per rinnovare la strumentazione delle forze dell’ordine”. Ma estendere il bonus di 80 euro mensili a tutti i poliziotti e carabinieri? Non si capisce bene cosa c’entri con la lotta ai fanatici islamisti.

Lasciano ancora più perplessi gli investimenti prospettati per la cultura, secondo la massima “per ogni caserma ristrutturata vogliamo un museo più accogliente”: 500 milioni di euro sono previsti per “interventi di riqualificazione” delle periferie urbane. Renzi non specifica a quali interventi sia pensando. L’unica sua preoccupazione è che si faccia in fretta. Entro dicembre i comuni devono presentare le loro proposte, quali non è dato sapere. Ma siamo sicuri che un marciapiede rifatto a Tor Bella Monaca tagli le gambe ai terroristi, che la riverniciatura di qualche palazzo di edilizia popolare impensierisca più di tanto il califfo?

E che dire del bonus di 500 euro per consumi culturali, per libri, concerti o spettacoli, dedicato a tutti i ragazzi che compiono 18 anni? In sé è una bella iniziativa, sfugge però il nesso con la lotta all’Is: anche i ragazzi assassini, prima di convertirsi in guerrieri del jihad, andavano ai concerti. Lodevole anche l’intento di aumentare il fondo per le borse di studio universitarie o quello di dare ai cittadini la facoltà di donare il 2 per mille ad associazioni culturali, ma di nuovo: dove sta l’intervento specifico contro il dilagare di un islam estremista tra una parte dei giovani figli di immigrati? Renzi ha perfettamente ragione quando sottolinea – in sottile polemica con la Francia – che l’Europa perde “dove la reazione prende il posto della strategia”. Ma la sua più che una strategia sembra uno spot.

pubblicità