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Dive, rave, fave

1. Bebel Gilberto, Cliché
È ancora un bel cliché, la musica brasiliana suadente venata di sfumature di malinconia e caffè. E bisogna anche un po’ ripensare a Diamond life, indimenticabile esordio della soul singer britannica Sade. Che è un po’ strano perché lei era un’anglonigeriana di 25 anni sconosciuta, e invece qui c’è la vedette di quel che resta della bossa nova, cresciuta in braccio a papà João nel gotha musicale di Rio e dintorni. Con Agora, approda al vero album da diva, patinato ma sofferto, da mettere in sottofondo guardando il mondo da una caipirinha.


2. Sufjan Stevens, Video game
Vogliamo essere i nostri personal redeemer e uscire da un’esistenza improntata alle logiche ludiche del mondo digitale, piantarla di sottoporre le nostre immagini, idee e preferenze all’approvazione di amici virtuali lasciandoci monitorare dalle solite multinazionali digitali? Boh, sembra un problema d’altri tempi – ne abbiamo altri – ma in mano al genialoide cantautore di Detroit diventa una facile ballata quasi dream pop, con sopra un’omelia gentile. E allora promesso, ci penseremo su ancheggiando, come la ballerina del videoclip.


3. Black Pumas, Confines (live studio)
YouTube, consolazione delle nostre estati depredate di live, rave e fave, regala una delle performance dal vivo più convincenti degli ultimi tempi, da una delle migliori band di questa corrente di black music che viene dal Texas (e passa anche per i Khruang-bin). I Black Pumas sono bravi a rielaborare elementi noti: il lamento “inner city blues” alla Marvin Gaye, un groove caldo e patinato, quella voce che fa vibrare i ventricoli. Come l’eccellente album d’esordio del 2019 che a fine agosto rispunta in “deluxe edition” con aggiunte come questa.


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