Pier Andrea Canei

È un giornalista italiano-austriaco. Lavora a Style, il mensile del Corriere della Sera, e collabora con La Lettura e Io Donna. Scrive la rubrica “Playlist” per Internazionale

Pier Andrea Canei
Persia e lambrusco

La civetta cieca, visionario romanzo del 1936, fornisce titolo e ispirazione all’unico pezzo cantato nella lingua madre dai BowLand, trio di ragazzi cresciuti a Teheran e sbarcati a Firenze. Leggi

Boscaioli aumentati

Tra i prodigi sabaudi, da qualche parte tra il grande Torino e l’azione del primo gol della Juve al Monaco, c’è anche il video di Giovani illuminati. Leggi

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Giungla gentrificata

Mancavano, e tanto. La band più fake news di sempre trionfa con Humanz, album che realizza l’utopia coabitativa del pop. Leggi

Gine tempestose

Non si capisce bene se con Diamante intende la preziosa tra le pietre, o la località di villeggiatura sulla costa tirrenica della Calabria: ma la vaghezza è un passepartout. Leggi

Consolare i presi male

Il precedente più ovvio è Eminem, ma certo non si può dire che Fabri sia da meno: ogni grande rapper è infelice a modo suo. Leggi

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Pleniluni blues

C’è chi l’ha visto sotto i portici bolognesi, con la chitarra resofonica e una fame di blues e di pane: Andrea Laino se li era portati da New York quei vinili di Muddy Waters, i souvenir del Mississippi, i passi di John Fante, le parole dei Tom Waits e dei Jack Kerouac. Poi, ecco la band, la batteria eccetera, tutti in studio: e sono nozze chimiche tra amplificatori valvolari e strumenti vintage. Leggi

Ballate da malmaritate

Toglietele il gusto della dopamina, fatele morire l’appetito in gola, sequestratele il gatto, otturatele il lavandino, oscuratele il violino: forse le farete un favore perché Aimee Mann s’infila nel grande tubo blu scuro della tristezza con la grazia di una virtuosa. Leggi

Trap e virtù

Mudimbi è il cognome del giovane talento del Tronto, marchigiano-congolese di San Benedetto, l’album si chiama Michel come lui, e ricorda gli Arrested Development agli inizi, la freschezza e la parlantina. Leggi

Tenco malinconia

“I giovani non trasmettono emozioni, non inventano”. Così Repubblica riporta le parole del nuovo direttore artistico del premio Tenco. Contrappasso: “Lasciami una sigaretta, e per favore butta l’immondizia”. Il Management è una di quelle band che saprebbero replicare in modo economicamente sfrontato. Leggi

Inviati spaziali

Ah, mettere in musica tutte le lettere al direttore più furenti! Citizen journalism in dub con il basso che porta a spasso una vocalist giamaicana in pieno controllo della propria scontentezza. È uno dei pezzi forti di un album che suona benissimo: The temple of I&I. Leggi

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Resistenza esoplanetaria

La cantante dei Madre Deus in zona di guerra, tra raffiche di mitra, esplosioni e colonne di profughi. Un lamento lirico alla ricerca di orizzonti di pace. Ha la memoria del fado, ma senza richiami alla tradizione. Leggi

La voce del bastone

Cesare Basile guarda a cronache dolenti, a soprusi storici, a mestizie ataviche. È l’unico che può dedicare una canzone a un bastone, aprire un album con una iettatura, riempirlo di cani dell’inferno, femmine tristi, ambulanti che si danno fuoco, demonio che fa terremoto. E il suo dialetto di mandorlo selvaggio è la forza di tutto l’album U fujutu su nesci chi fa? Cioè: se il pazzo esce, che combinerà? La domanda che ormai ci si fa ogni mattina, appena alzati, l’occhio alle news. Leggi

Love live

Dicono di fare tango punk e d’insegnare (come da titolo del nuovo album) Scienze della maleducazione gli España Circo Este, questi italiani argentini che equiparano italiano e spagnolo, chitarre elettriche, violini e fisarmoniche. Leggi

Italiani stranieri

“Andiamo nelle fabbriche cinesi in mezzo ai campi calabresi pomodori di Ragusa li raccolgono gli addetti di Mahatma Gandhi”. Ballata tra scuole di borgata, cacche di vacca sacra, battiti di mano, sitar indiano, la vena di veleno per i “Gandhi magazzini” e il predicozzo verso la fine: però chi c’è in giro con le qualità di Mannarino? Leggi

Yogi di Voghera

Chi pratica lo yoga con animo sincero dovrebbe fare qualcosa per liberarlo dall’inquinamento acustico fatto di arpe celtiche, risacca e didgeridoo che lo circonda. Per esempio, con questo pezzo di easy listening trascendentale: una preghiera in sanscrito, già tramandata intorno al 1970 da George Harrison. Leggi

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Sandokan & bass

Inizia con il leggendario giro di basso della sigla di Sandokan e culmina nei versi “ti ha lasciato un figlio, Foster Wallace, tre maglioni / e queste cazzo di parole senza senso dentro le canzoni”: riuscitissima rincorsa al nonsense intellettuale e miracolosamente pop della Voce del padrone di Battiato. Nella sua interezza, l’album dei Baustelle soffre. Leggi

Poliglotti psichedelici

Versione, con verso chiave in romeno, di I wanna be your dog degli Stooges: se l’originale di Iggy Pop è abbastanza imbattibile, occorre dare atto a Luminita Ilie di fornire un buon controcanto. Leggi

Ottanta millennial

Per chi era ragazzino negli anni ottanta Take my breath away fu (insieme a Up where we belong da Ufficiale e gentiluomo) una delle grandi power ballad esplose da un film (per giunta era di Giorgio Moroder, a cui fruttò un Oscar). Fa piacere ritrovarla in buono stato. Leggi

Confini di chissà

Sembra un misto tra i primi Depeche Mode più industrial e la musichetta di sottofondo agli Inc. Cool 8 di Crozza, ma è Luca Nistler, un milanese (di scuola germanica) che fa rima con solipsista: fa tutto da solo, con la voce e gli effetti loop e delay. L’album s’intitola Solastalgia ed è un enigma racchiuso in un bianco involucro triangolare. Leggi

Trascendenze metal

Regalami, di Moostroo, è un blues lento e a suo modo toccante di una band bergamasca che ricama sulla propria ruvidità. E poi ci sono la musica celeste di Roger Goula e la trascendenza di Bobby Previte. Leggi

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